È passato ormai quasi un mese da quel devastante hack che ha colpito l’infrastruttura di KelpDAO, finendo a cascata per contagiare tutte le maggiori pool su Aave. Il debito marcio iniziale – stimato a circa 300 milioni di dollari – è stato assorbito per intero, e non rimane più nessuna traccia di posizioni scoperte di rsETH impegnate a collaterale.
La comunità DeFi ha risposto con solidarietà e compattezza all’incidente, dimostrando di essere in grado di sopperire anche a terremoti inaspettati di alta magnitudo. In poco tempo sono stati donati/prestati tutti i fondi che servivano a tappare il buco su Aave, e su questo non possiamo che essere orgogliosi della reazione dell’intero ecosistema decentralizzato.
Tuttavia, restano delle evidenti ferite che difficilmente si rimargineranno nel giro di qualche giorno e che rischiano di lasciare segni indelebili. In questo articolo facciamo la conta dei danni e vediamo cosa è stato portato via dalla tempesta.
Aave: le pool tornano stabili dopo l’hack di KelpDAO e LayerZero
Possiamo affermare che il peggio è ormai alle spalle: sono in corso gli ultimi iter giudiziari per il trasferimento dei fondi ad Aave LLC, e mancano soltanto alcune formalità prima della riapertura dei mercati rsETH all’interno del money market.
L’organizzazione “DeFi United” ha raccolto oltre 317 milioni di dollari in ETH sotto forma di donazione, e sostanzialmente non sembrano esserci più buchi di liquidità né posizioni a rischio di insolvenza.
Le pool della Core Instance V3 basate su stablecoin come USDT e USDC avevano già recuperato l’operatività poco dopo l’hack, grazie ai capitali rientrati dagli utenti che erano stati costretti a chiudere operazioni in leva. Quelle relative a ETH e WETH invece, sono tornate funzionanti da poco, con tassi di utilizzo scesi finalmente sotto il 100% e con centinaia di milioni di dollari di liquidità da cui poter attingere per i prestiti.
Ancora non è del tutto pienamente rientrato alle condizioni pre-hack: i tassi di borrow sui principali asset rimangono leggermente più alti rispetto a un mese fa, ma manca veramente poco affinché l’incidente possa solo rimanere un brutto ricordo, almeno dal fronte operativo. Non ci sono più rischi di rimanere intrappolati, e si possono nuovamente aprire posizioni senza dover pagare il 14% di APR sul denaro preso in prestito.

Il bilancio dell’hack in DeFi: danni miliardari su Aave
Nonostante la situazione non sia più critica, Aave non ha ancora pienamente recuperato i livelli di capitale precedenti all’hack. Sul TVL rimane un gap di quasi 11 miliardi di dollari dal 18 aprile ad oggi, con tante posizioni in looping che sono state chiuse dagli utenti e una corsa agli sportelli che ha lasciato il segno sulla dimensione complessiva dei mercati.
Aave al momento presenta 15,3 miliardi di valore bloccato, e ha ormai perso il suo primato di maggiore protocollo dell’ecosistema DeFi, con Lido che è salita al primo posto a 20,2 miliardi di dollari. Non sembra verosimilmente che il crollo verrà recuperato facilmente, soprattutto perché – come anticipato – una parte significativa dei capitali era legata a strategie di yield in leva basate sul riutilizzo del debito come collaterale.
La discesa per il TVL di Aave è ancora più rilevante se contiamo anche tutta la discesa registrata tra ottobre 2025 e aprile 2026, dove a causa del deprezzamento di ETH e della minor appetibilità dello spazio DeFi, la piattaforma aveva perso altri 20 miliardi. In tutto, dal picco Aave soffre una fuga di oltre 30 miliardi.

Ferite anche sul resto dei protocolli DeFi
Chiaramente dopo l’incidente e il blocco su Aave alcune piattaforme competitor hanno attirato parte dei capitali in fuga. Infatti, l’hack da 300 milioni avrebbe aiutato Spark e altri protocolli a portare nuova attività sulle proprie infrastrutture, innescando una fase di rotazione dei capitali.
Più nello specifico, dal 18 aprile Spark ha guadagnato oltre 1,5 miliardi dalla crisi del concorrente, mentre il token SPX risulta in up del +70% circa nell’ultimo mese di contrattazioni.
Ad ogni modo, nel complesso l’ecosistema DeFi ne esce sanguinante da questa situazione: il TVL totale del settore segna un deficit di oltre 13 miliardi dal momento dell’hack, con perdite che sono state limitate soprattutto grazie alla recente crescita delle piattaforme RWA e di DEX come Uniswap (nell’ultimo mese ha guadagnato il +20% sul TVL)
Anche qui, la traiettoria diventa ancora più ribassista se prendiamo come punto di partenza il massimo locale di ottobre 2025, dal quale il mercato ha lasciato sul piatto complessivamente oltre 64 miliardi di dollari.

Il token AAVE riuscirà a riprendersi?
Chi ne ha risentito di più è stato sicuramente il token AAVE, che in qualità di moneta di governance ha subito pesantemente il deterioramento del sentiment attorno al protocollo. Molti utenti avevano infatti scaricato la moneta dopo l’hack, spaventati dal fatto che potesse essere parzialmente impiegata per ripagare il debito tramite una vendita a mercato.
Attualmente AAVE segna un prezzo di $98 per unità, in calo del 17% dal 18 aprile e con un andamento poco reattivo che suggerisce l’incapacità del mercato di digerire lo shock. Dai massimi locali di agosto 2025 la moneta è in down del 69%, con le piazze futures che mostrano una forte contrazione dell’open interest, segno dell’uscita di molti investitori.
Questo è probabilmente uno dei periodi più bui per il protocollo, reduce dall’incidente più impattante e contagioso di sempre, arrivato peraltro a distanza di pochi giorni dal lancio della piattaforma V4, cosa che ha contribuito a compromettere l’entusiasmo iniziale della comunità.
Detto ciò, Aave rimane uno dei business più forti del mondo DeFi, con ancora tanti capitali in gioco in termini assoluti, e un brand forte che non avrà problemi a recuperare la fiducia degli investitori. Ci vorrà del tempo, e non sarà probabilmente questione di qualche settimana, ma nel lungo periodo non possiamo che rimanere fiduciosi.
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