L’hack del protocollo Kelp DAO ha avuto ripercussioni drammatiche per la piattaforma Aave e per gran parte dell’ecosistema DeFi, ma non proprio su tutti i progetti del mondo crypto. C’è infatti qualcuno, come ad esempio Spark, THORChain e Monero, che sta mostrando un’insolita resilienza, con un boom delle metriche on-chain e una crescita sostenuta dei rispettivi token sul mercato.
L’impatto dell’exploit è stato senza dubbio disastroso nel suo complesso: la comunità sta ancora cercando una soluzione per contenere il bad debt innescato su Aave e salvare gli holders di rsETH da un possibile rekt. Nel frattempo però i capitali degli smart money si iniziano a muovere, e mentre da un lato si registra una fuga di liquidità dai protocolli percepiti come più a rischio, dall’altro emergono realtà che stanno intercettando il flusso in uscita
Spark: attira 800 milioni di TVL dopo l’hack di Kelp DAO e la corsa agli sportelli su Aave
Il protocollo Spark, attualmente al nono posto della classifica di DeFiLlama per valore bloccato, è sicuramente uno di quelli che ha tratto più beneficio dal buco di 13 miliardi causato dall’hack di Kelp DAO. Non appena la notizia è diventata di dominio pubblico infatti, molte balene e utenti si sono precipitati a prelevare fondi da Aave, dove la versione di liquid staking rsETH stava portando alla formazione di pericolosi crediti inesigibili.
Da quanto possiamo vedere, Spark è stata una delle destinazioni preferite degli operatori DeFi in fuga, con il suo TVL che in appena due giorni è passato da 3,7 miliardi fino a oltre 4,5 miliardi, per una crescita di circa 800 milioni di dollari. Il dato fa molta impressione, soprattutto considerando che i principali protocolli di lending hanno subito importanti outflow, seguendo un po’ le stesse dinamiche di Aave, seppur in maniera meno accentuata.
Invece Spark, pur essendo anch’esso un money market (leggermente diverso), è stato interpretato dagli utenti come una piattaforma safe dove poter parcheggiare temporaneamente i propri fondi. Difatti il framework operativo del protocollo è oggettivamente meno esposto al rischio di altri competitor, con diversi cap sui borrow e con un uso assai limitato delle pool dove poter fare looping.

Questa struttura è tuttavia anche una delle cause del crollo del TVL registrato dal Q4 2025 fino a pochi giorni fa, con tanti fornitori di liquidità che si sono spostati su piattaforme apparentemente più redditizie. Da segnalare anche come Spark a gennaio abbia rimosso il supporto per rsETH, citando appunto motivi di sicurezza.
THORChain e Monero impennano dopo che l’hacker di KelpDAO ha iniziato a riciclare i fondi
Un secondo risvolto di questa vicenda che ha scosso tutto il mondo DeFi, portando tra l’altro anche a infinite polemiche sulla gestione dell’emergenza, riguarda la crescita registrata dai progetti privacy-focused come THORChain e Monero. L’hacker di Kelp DAO infatti, dopo aver visto congelata una grossa fetta dei fondi appena rubati a causa dell’intervento del consiglio di sicurezza del L2 Arbitrum, ha deciso di muovere il restante bottino su vari layer-1 orientati alla riservatezza.
In particolare, come riporta PeckShield, l’attaccante avrebbe iniziato a convertire parte degli ETH (custoditi in mainnet) in BTC, optando per soluzioni cross-chain come THORChain, UmbraCash, Chainflip e BitTorrent. Una grossa quota rimane ancora in ETH, ma è stata suddivisa in molteplici indirizzi secondari con l’intento di far perdere gradualmente le tracce e rendere il monitoraggio più complesso.
Come risultato, sia RUNE, token nativo di THORChain, che XMR, criptovaluta principale dell’ecosistema Monero, hanno iniziato a salire velocemente sui grafici. Entrambe hanno registrato un rally in concomitanza con i primi movimenti dell’hacker, con guadagni rispettivamente del +8% per RUNE e del +6% per XMR nelle ultime 24 ore.
C’è tuttavia un dettaglio che forse in pochi avranno notato: finora Monero, almeno nel momento in cui scriviamo l’articolo, non è stato utilizzato per riciclare i fondi rubati. Gli investitori l’hanno acquistato perché per antonomasia rappresenta il progetto più vicino al concetto di privacy, ma in realtà in questa occasione la sua infrastruttura non sembra essere coinvolta.
Come sempre, la fame di speculazione dei degen supera anche i confini stessi della realtà. Vedremo se nelle prossime ore si continuerà con il rally o arriveranno delle prese di profitto. XMR resta comunque, con o senza aiuto, uno dei token più in forma dell’ultimo ciclo.
C’è ancora speranza di recuperare i fondi mossi dall’hacker?
Tralasciando quelli freezati dal consiglio di sicurezza di Arbitrum, tutti gli altri fondi che sono stati spostati dall’hacker di Kelp DAO – una somma che ammonta a circa 200 milioni di dollari – con molta probabilità non verrà più rintracciata. Di solito, quando entrano in gioco layer come THORChain o vari altri mixer, diventa molto più complesso risalire all’origine dei fondi e riuscire a recuperare il bottino.
Questo discorso vale a maggior ragione quando la colpa è della Corea del Nord e della sua spietata organizzazione Lazarus Group. Parliamo della stessa entità coinvolta nel furto da 1,5 miliardi di dollari ai danni di Bybit a febbraio dello scorso anno, la quale presenta un lungo curriculum alle spalle sul tema riciclaggio.
La sua specialità è muovere crypto poco per volta tramite una moltitudine di strumenti più o meno conosciuti, scegliendo anche metodologie insolite come la compravendita di NFT e memecoin (fungendo da creatori e compratori con asset diversi). Da questo punto di vista è quantomeno possibile che anche Monero venga utilizzato come layer per l’anonimato, direttamente tramite servizi P2P o indirettamente tramite soluzioni secondarie per il trading di XMR
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