Il ritorno del debasement trade, il trade che punta sulla svalutazione, non è confermato soltanto dalle buone performance di Bitcoin. L’oro tocca i massimi trimestrali e conferma un ottimo stato di salute, in correlazione perfettamente inversa con l’andamento del dollaro. Dollaro sul quale, secondo quanto riporta Bloomberg, i fondi hedge starebbero aumentando gli short, in vista della presentazione del piano fiscale di Scott Bessent, segretario del Tesoro.
L’apertura asiatica non ha certamente invertito un trend che vede l’oro in ripresa (anche se ancora lontano dai massimi storici), con il prezzo dell’oro sul mercato spot che ha superato, nelle prime ore del mattino, i 4.650$ per oncia. Tutto questo mentre invece Bitcoin, venuto fuori da un fine settimana turbolento, ha faticato almeno in termini di performance dall’apertura delle principali borse asiatiche in poi, pur mantenendosi sopra quota 77.000$, nuova barricata dei long.
Debasement trade: ne sentiremo ancora parlare tanto
Il debasement trade è tornato prepotentemente di moda, dopo esserlo stato già durante l’ottobre 2025, fino a poco prima del crollo del 10 ottobre che colpì Bitcoin e mondo crypto.
È un trade relativamente semplice, il cui nome è stato ai tempi popolarizzato da JPMorgan:
Questo trade [il debasement trade, NDR], riflette una combinazione di fattori, che nelle nostre interlocuzioni con i clienti parte dalla grande incertezza geopolitica fino a quella sull’inflazione di lungo periodo, passando per le preoccupazioni sulla svalutazione del dollaro in chiave contenimento del debito, a causa di deficit [maggiore spesa rispetto a raccolta fiscale, NDR] da parte di tutte le economie principali e tenendo conto anche di preoccupazioni sull’indipendenza di Fed, fino alla crescente sfiducia nelle valute fiat, in particolare nei mercati emergenti e a una più ampia diversificazione dal dollaro.
Si tratta di qualcosa di scritto durante lo scorso ottobre e i cui canoni di riferimento sono addirittura peggiorati.
Sul fronte geopolitico si è aggiunta la guerra in Iran, che ha causato problemi principalmente al mercato del petrolio e peggiorato la situazione fiscale degli Stati Uniti. Non sembrerebbe essere di breve periodo e il danno già fatto non sembrerebbe essere facile da assorbire.
Seguendo sempre il canone di JPMorgan di ottobre scorso, anche sul resto dei fattori non siamo migliorati granché: le aspettative sull’inflazione di lungo periodo rimangono piuttosto elevate e ancora sopra il target, così come rimangono elevate le preoccupazioni su una possibile svalutazione del dollaro anche al fine di rendere più sostenibile il debito.
Bitcoin mollò, l’oro no: cosa possiamo aspettarci dal futuro?
È bene anche ricordare che a ottobre dello scorso anno, quando il debasement trade toccò il picco della sua popolarità, Bitcoin fu fermato nella sua corsa (massimi il 9-10 ottobre) da un crash di mercato di enormi proporzioni.
BlackRock continua a essere convinta (non senza ragione) che quel crash fu dovuto a esposizioni a leva eccessive. Aggiungiamo noi che ci furono problemi di gestione delle liquidazioni da parte dell’exchange che vanta i volumi maggiori.
Questa volta può essere diverso. Ed è un po’ la speranza di tutti.
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