Il più grande fondo sovrano del mondo ha proposto il taglio dell’esposizione su bond governativi, cosa che preoccupa particolarmente Washington, in una fase già poco brillante per il suo debito pubblico. Ad avanzare la proposta, secondo quanto riportato in principio da Financial Times, sono i leader di Norges Bank Investment Management, che hanno scritto una lettera al ministro delle finanze raccomandando la riduzione dell’esposizione ai bond dal 70% al 50%. Se dovesse essere accolta si tratterebbe di un taglio netto del 20% rispetto alle enormi dotazioni del fondo, che secondo le ricostruzioni di CNBC ammontano a circa 2.300 miliardi di dollari.
nel complesso questo porterebbe a una riduzione relativamente consistente anche dei bond dell’area euro, per circa il 2,7% del totale. E ci sarebbe in programma anche un cambio dell’algoritmo utilizzato per le allocazioni: si terrebbe conto, in caso di approvazione, del valore di mercato e non del PIL, data l’esposizione debitoria consistente da parte del grosso delle cosiddette economie sviluppate.
Le conseguenze in caso di sì
Non è chiaro per il momento quali siano le intenzioni del ministro delle finanze norvegese, che dovrà comunque partecipare a un’eventuale decisione di questo tipo. Saremmo davanti a un potenziale scarico programmato di quantità consistenti di bond, che opererebbe in due sensi.
Da un lato infatti ci saranno gli effetti immediati delle vendite sul mercato, dall’altro l’effetto annuncio: se un fondo sovrano importante come quello norvegese ha deciso di scaricare le proprie detenzioni di bond sovrani, come si comporteranno operatori di mercato dello stesso tipo?
Il tempismo della notizia arriva in un momento già di grande difficoltà per il debito sovrano. I rendimenti salgono pressoché senza soluzione di continuità da inizio anno. Il messaggio è chiaro, anche da parte del fondo sovrano norvegese: i bond sono diventati troppo rischiosi e in caso di crisi del sistema avere un cuscinetto cash è preferibile all’esposizione verso debiti sovrani, anche se di Stati storicamente solidi.
Aumento per i bond aziendali
Contestualmente, nel tentativo di programma inviato al ministero delle finanze, c’è anche un aumento di esposizione verso prodotti privati a rendimento fisso. Si tratterebbe di una diversificazione con asset storicamente più rischiosi e che però tendono a muoversi in senso inverso – scrive CNBC – rispetto al comparto azionario.
Si tratta dunque di un tentativo di rivoluzione che non è soltanto una bocciatura dei debiti sovrani. È un piano più grande, e forse più adatto al rinnovato rischio che attanaglia i mercati oggi. E che probabilmente continuerà ad attanagliarli anche domani.
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