L’amministratore delegato di AMC Entertainment, Adam Aron, ha pubblicato su X un post in cui prende pubblicamente le distanze dai cosiddetti “Stock Token” di Robinhood, ossia prodotti che replicano il prezzo delle azioni in forma tokenizzata. Aron ha dichiarato che AMC non ha alcun collegamento con l’iniziativa e non ha mai autorizzato Robinhood ad emettere strumenti tokenizzati che riprendono il proprio ticker.
Il gruppo starebbe ora incaricando un consulente legale esterno di esaminare la vicenda, oltre a minacciare di rivolgersi direttamente alla SEC per una presunta violazione della legge sui titoli negli Stati Uniti. Vlad Tenev – CEO di Robinhood – ha risposto alla sfuriata di Aron affermando testualmente: “qual è il problema?”
La questione ora sta diventando un caso emblematico del rapporto complesso tra titoli tokenizzati, che rappresentano tecnicamente titoli di debito emessi da un’entità offshore, e le azioni sottostanti che dovrebbero replicare dal mondo TradFi.
AMC contro Robinhood: cosa sta succedendo?
Il CEO di AMC, azienda che gestisce una delle più grandi catene di sale cinematografiche al mondo, ha utilizzato toni durissimi per descrivere la pratica con cui Robinhood starebbe emettendo azioni tokenizzate, definendo il tutto come “disgustoso, vergognoso e ingiustificabile”.
La diatriba parte dal fatto che Robinhood avrebbe aggiunto al proprio catalogo di stock token la moneta $AMC, senza però che la società abbia mai acconsentito all’uso del proprio ticker su un prodotto del genere. Inoltre, Adam Aron ha accusato la nota piattaforma di trading – ormai protagonista di numeri da record in DeFi – di non aver rispettato gli obblighi di registrazione dei suddetti titoli tokenizzati ai sensi delle leggi sui titoli statunitensi.
La risposta di Robinhood
La risposta del CEO di Robinhood non si è fatta attendere. Con apparente disinvoltura, Vlad Tenev ha risposto all’avvelenata di Adam Aron con una domanda tanto breve quanto provocatoria: “qual è il problema?”.
L’amministratore di AMC suggeriva che Robinhood non potrebbe vendere o offrire tali prodotti a clienti residenti negli Stati Uniti, né tantomeno potrebbe farlo in altre giurisdizioni soggette a restrizioni, tra cui ad esempio Canada, Regno Unito e Svizzera. In realtà tuttavia, le azioni tokenizzate gestite dal broker sono offerte nell’ambito del regime MiFID II, sotto la supervisione dell’Autorità di Vigilanza Finanziaria del Liechtenstein.
Tecnicamente, Robinhood opera all’interno del quadro normativo europeo e non sta violando alcuna legge.
Il vero nocciolo della questione
La discussione è poi proseguita con una serie di controrisposte del CEO di AMC, coinvolgendo anche la partecipazione di una serie di attori di spicco nel settore della tokenizzazione e dei mercati finanziari tradizionali.
Il vero punto critico della questione non è tanto il regime normativo entro cui si muovono gli Stock Token di Robinhood, quanto più il modello secondo cui la società emittente di questi titoli – Robinhood Assets Limited (entità offshore con sede a Jersey) – dovrebbe garantirne il valore collaterale e offrire diritti ai rispettivi titolari.
Inoltre, questi prodotti tokenizzati potrebbero creare delle distorsioni sul controllo che una società quotata dovrebbe mantenere in relazione alla propria strategia di raccolta capitali. Come infatti riportato dal CEO di AMC:
La nostra emissione passata di equity per rafforzare il nostro bilancio è stata vitale per il nostro successo. Il tuo allestimento di qualche tipo di mercato fittizio di equity sintetica scollega la proprietà dei token azionari dalla capacità di un’azienda di controllare i propri sforzi di raccolta di capitali.
Per semplificare: i token azionari non offrono potere di voto ai possessori e sono concepiti esclusivamente come strumenti speculativi. Il fatto che qualcuno possa acquistare questi asset su mercati secondari sintetici genera sfiducia nelle istituzioni e rende un’azienda quotata impossibilitata a mantenere il controllo sulla strategia di raccolta del capitale.
AMC ha chiesto a Robinhood di interrompere il trading delle azioni tokenizzate relative alla propria equity, minacciando anche l’intervento di SEC.
Prende la parola Armani Ferrante
Ha partecipato alla discussione anche Armani Ferrante, CEO di Backpack, società anch’essa impegnata nella tokenizzazione di asset reali ma con un approccio sostanzialmente diverso da quello messo in atto da Robinhood, in cui vi è la presenza di un broker regolamentato che acquista i titoli prima della richiesta on-chain dell’utente.
Ferrante dà in parte ragione al CEO di AMC, sostenendo che c’è del vero nelle sue accuse, in particolare per l’effetto che rischia di provocare sul mercato una struttura basata sull’emissione di titoli di debito.
Il concetto è il seguente: gli Stock Token di Robinhood non sono azioni, ma rappresentano un diritto su un paniere di asset collaterali composto solo in parte da azioni reali e per un’altra fetta da liquidità in contanti e da una serie di “strumenti finanziari ammissibili” non specificati. Questo significa che quando si compra un’azione tokenizzata su Robinhood, la pressione d’acquisto non si trasforma automaticamente in domanda equivalente per l’equity reale quotata a Wall Street.
Gli Stock Token non vengono infatti coniati a fronte dell’acquisto on-chain, ma sono emessi attingendo a un’inventario esistente o contro operazioni di copertura. Di conseguenza, se il trading di azioni tokenizzate dovesse crescere in futuro e concentrare una fetta consistente dell’offerta di un titolo azionario, si potrebbe innescare un meccanismo di distorsione del prezzo, con il mercato “ufficiale” che diventerebbe sempre meno rappresentativo dell’interesse degli investitori.
Una situazione destinata a far discutere ancora a lungo
Al momento le preoccupazioni avanzate da Aron e Ferrante hanno poco a che vedere con l’attuale mercato degli asset tokenizzati di Robinhood. Oggi l’AUM complessivo di tutti questi prodotti ammonta a poco più di 58 milioni di dollari, seppur coinvolga oltre 800.000 holder e 3 miliardi di volumi cumulativi su DEX dal debutto di luglio, grazie al recente matrimonio tra Robinhood e Uniswap.
In termini di AUM, le azioni tokenizzate di Robinhood valgono ancora molto poco rispetto a quanto si trova nei mercati tradizionali, e non è dunque questo il caso di temere possibili distorsioni o inefficienze. Ad ogni modo, lo stesso Vlad Tenev di Robinhood ha più volte spiegato l’intenzione di portare la tokenizzazione a un livello mainstream e di portare su blockchain qualsiasi azienda quotata.
Non è da escludere quindi che in futuro anche altre società tokenizzate da Robinhood potrebbero contestare le pratiche del broker, e ci sarà quantomeno da aspettarsi nuove regole da parte di SEC in merito ai vari meccanismi di emissione di titoli di debito.
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