Brent in frenata, scorte USA in calo: il mercato sta sottovalutando qualcosa?
Brent e WTI restano sostenuti dalla scarsità immediata, ma futures e Polymarket segnalano aspettative più caute sul prezzo del petrolio futuro.
Aggiornato 20/09/2026
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Il petrolio chiude una settimana a due velocità, con il Brent che arretra sulla prima scadenza del future mentre i contratti più lontani guadagnano terreno. Le scorte americane pubblicate dall’EIA segnalano un nuovo calo delle giacenze e una riserva strategica scesa ai minimi degli ultimi anni. Su Polymarket gli operatori ridimensionano intanto le probabilità di un nuovo massimo storico entro la fine dell’anno in corso.
Petrolio, la curva dei futures raffredda la corsa
Il Brent con scadenza novembre 2026 ha terminato la settimana a 103,87$ al barile. Il calo su base weekly è contenuto e vale un -0,71%. Sul grafico allegato si può osservare in comparativa la scadenza dicembre 2026 che arretra dello 0,49% a 99,29$ mentre quella di marzo 2027 sale dell’1,35% fino a 90,84$.

La struttura resta in backwardation, la condizione in cui le consegne immediate valgono più di quelle future e che segnala scorte scarse e domanda immediata forte. Il divario tra la scadenza novembre 2026 e quella di marzo 2027 vale circa 13 dollari, ma la settimana lo ha compresso di quasi 2 punti rispetto alla precedente.
WTI e Brent sotto i massimi settimanali
Sul mercato americano il WTI ha chiuso la settimana a 96,08$ dopo un’escursione compresa tra 94,83 e il picco a 106,75$. Invece il Brent ha toccato un massimo settimanale di 109,80$, prima di ripiegare nelle ultime sedute.

Le scorte americane confermano il calo
Il report settimanale dell’EIA rilasciato l’11 settembre fotografa le scorte di petrolio negli Stati Uniti, quindi il mercato di riferimento del WTI. Il greggio stoccato dalle aziende private nei propri depositi scende a 423,4 milioni di barili. Il dato segna una flessione di 0,6 milioni di barili e si colloca l’1% sopra la media degli ultimi cinque anni.
La riserva strategica detenuta dal governo americano scende a 285 milioni di barili, contro i 405,7 milioni di barili di un anno fa. Invece, si registra un incremento delle scorte di benzina, che aumentano di 0,8 milioni di barili e restano il 5% sotto la media stagionale. Il punto debole restano il gasolio e il diesel, con giacenze inferiori del 13% rispetto alla media quinquennale nonostante un dato in aumento settimanale.
Polymarket taglia le probabilità del record

Sul mercato predittivo Polymarket gli operatori scambiano contratti sul nuovo massimo storico del petrolio, con un volume complessivo di 3,9 milioni di dollari. La probabilità di un record entro il 30 settembre è scesa sotto l’1%, con un crollo di 41 punti percentuali. La finestra fino al 31 dicembre vale ora il 12%, in calo di 45 punti rispetto ai giorni precedenti. L’ATH del Brent resta quello del 2008 in area 147$, distante oltre il 40% dai prezzi attuali.
Un mercato che sottostima i rischi
Il quadro complessivo mostra un petrolio ancora scarso e soprattutto richiesto nell’immediato, dentro una crisi che si prolunga ormai da mesi senza soluzione. Lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso al traffico iraniano, con oltre 100 navi deviate dal blocco americano e attacchi ancora in corso. Eppure la curva dei futures e le quote di Polymarket raccontano un mercato convinto che la tensione rientrerà nei prossimi mesi. Se la situazione dovesse invece cronicizzarsi, i rischi al rialzo sul prezzo apparirebbero oggi ampiamente sottostimati.
Expertise
- Analista tecnico e trader professionista
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- Indicatori proprietari e strategie sistematiche su TradingView
Per me da marzo la situazione più inspiegabile
Per me molto sottovalutato