In Giappone aumento dei tassi di 25 punti base, ma lo yen va in difficoltà. Ecco perché i mercati non ci credono più
Come ampiamente previsto da analisti e mercati, Bank of Japan ha aumentato i tassi di interesse di riferimento di 25 punti base, portandoli a 1,25%. Il Giappone cede così alle…
Aggiornato 18/09/2026
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Come ampiamente previsto da analisti e mercati, Bank of Japan ha aumentato i tassi di interesse di riferimento di 25 punti base, portandoli a 1,25%. Il Giappone cede così alle pressioni degli Stati Uniti, anche se fino a un certo punto. Lo yen perde terreno nei confronti del dollaro e torna sopra 157.
A spingere i mercati a vendere yen non è stata la decisione di aumentare i tassi (a rigor di logica dovrebbe infatti rafforzare la valuta di riferimento), ma ciò che ha accompagnato tale decisione.
Due membri di Bank of Japan votano contro gli aumenti
Primo problema per la credibilità di questa manovra. Anche se la maggioranza ha votato a favore di un aumento di tassi, due membri si sono espressi in senso contrario e lo hanno fatto mettere a verbale. È un segnale forte, di spaccatura all’interno della banca centrale e che raffredda anche la possibilità che ci siano altri aumenti dei tassi in futuro, almeno sul breve periodo.
Secondo problema: il linguaggio che ha accompagnato la decisione è fiacco, nel senso che non permette di anticipare altri aumenti a stretto giro. I mercati si aspettavano un atteggiamento leggermente più hawkish, almeno a parole, dalla banca centrale giapponese. Tale atteggiamento non è arrivato.

Le pressioni politiche
C’è poi un altro aspetto, tutto politico, che riguarda le motivazioni della decisione. Se è vero che lo yen arriva da un momento di debolezza importante e che – tecnicamente – la scelta di aumentare i tassi è quella corretta, è altrettanto vero che scelte di questo tipo hanno un peso politico non indifferente.
Le pressioni dagli Stati Uniti sono state importanti, con Scott Bessent – Segretario del Tesoro – che all’ultimo G20 aveva invitato il Giappone a fare la cosa giusta, in mondovisione.
Il Giappone ha certamente autonomia in termini di politica monetaria, ma aver dovuto chiedere agli USA sostegno per intervenire sullo yen lo pone in una posizione di subalternità.
Almeno due però dei membri di Bank of Japan hanno preferito mandare un segnale. Si faccia ciò che va fatto, anche in conseguenza di queste pressioni politiche, ma non si pensi che il Giappone sia disposto a cedere la sua sovranità.
Un messaggio sottinteso che i mercati hanno interpretato come dovish. Se queste sono le circostanze, se questi sono gli atteggiamenti, vendiamo lo yen.
C’è poi la questione Federal Reserve: a Washington gli atteggiamenti sono molto più hawkish – e si prevede almeno un altro aumento da qui a fine anno, se non due. In queste circostanze, che lo yen perda valore è più che ragionevole.
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