Wall Street riparte dopo la Fed, ma Yardeni riduce il target sull'S&P 500
Wall Street sale dopo la Fed, ma Ed Yardeni riduce il target sull'S&P 500 mentre aumentano i rischi nei prossimi mesi
22:37 • Pubblicato 17/09/2026
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Wall Street torna a salire dopo il rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve, ma tra i grandi analisti americani cresce la prudenza sui prossimi mesi. Uno dei nomi più seguiti ha ridotto il proprio obiettivo di fine anno sull’S&P 500, mentre altre case di investimento segnalano un mercato senza correzioni da troppo tempo. Vediamo cosa sta succedendo e quali sono i livelli da osservare.
Un permabull che sceglie la prudenza
Tra i più ascoltati c’è Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research, considerato uno dei cosiddetti permabull di Wall Street. Il termine indica gli analisti che vedono quasi sempre rialzi davanti a sé, e negli ultimi anni le sue previsioni ottimiste hanno trovato ampia conferma nei fatti. È anche l’inventore dell’espressione bond vigilantes, cioè gli investitori obbligazionari che puniscono i governi troppo indebitati vendendo i loro titoli di Stato. Proprio per questo profilo un suo passo indietro verso la prudenza attira grande attenzione tra gli operatori.
Ed Yardeni abbassa il target su S&P 500
Nella nota ai clienti del 16 settembre, intitolata Proceed With Caution, Yardeni ha abbassato l’obiettivo di fine anno dell’S&P 500 da 8.400 a 7.900 punti. La revisione arriva appena un mese dopo il ritocco al rialzo, quando la sua stima era la più alta di tutta Wall Street. Ieri l’S&P 500 ha toccato il suo supporto in area 7.580 punti e ha rimbalzato arrivando oggi alla resistenza a 7.710 punti.

Secondo l’analista i rischi di una fase di ribasso sono aumentati nell’orizzonte dei prossimi 3-6 mesi. Pesano il rendimento del T-Note decennale americano sopra il 5%, il petrolio più caro e la Federal Reserve che ha appena portato i tassi al 3,75%-4,00%. La visione di lungo periodo resta però intatta, con un obiettivo di 10.000 punti a fine decennio e nessuna recessione attesa.
Altre case d’investimento e banche invitano alla cautela
Il coro della prudenza verso S&P 500 si è allargato negli ultimi giorni. Da Bank of America arriva l’osservazione che nel 2026 l’indice ha registrato un solo ribasso di almeno il 5%, contro i 3 tipici di un anno normale. Il bimestre settembre-ottobre è inoltre il più debole in assoluto, con un calo medio dello 0,6% sui dati dal 1928. Wells Fargo vede una fase avanzata del ciclo e stima un rischio di ribasso tra il 5% e il 10%. Non manca il contrappunto, perché Goldman Sachs definisce normali eventuali pullback e mantiene una visione costruttiva sul trend.
Cosa dice la storia sui rialzi dei tassi
Il precedente storico del confronto tra aumento dei tassi e andamento di S&P 500 offre un quadro meno negativo di quanto si potrebbe immaginare. Secondo i dati di LPL Research, nei 6 cicli di stretta avviati dal 1994 l’indice ha faticato nei primi 4 mesi, per poi recuperare terreno. A 12 mesi dal primo rialzo il guadagno medio è del 6,7%, con una mediana del 10,7%.

Ancora più calzante il dato sui rialzi che arrivano dopo almeno 6 mesi senza variazioni dei tassi, la configurazione attuale. Nei 12 casi registrati dal 1972 l’indice ha guadagnato in media il 5,5% nei 12 mesi successivi. La discesa massima media durante quei 12 mesi successivi al rialzo è stata però del 9,4%, quindi con scossoni intermedi frequenti. L’eccezione pesante resta il 2022, quando la stretta rapidissima contro l’inflazione tenne l’indice in negativo per oltre un anno. Nei prossimi mesi i sorvegliati speciali saranno i rendimenti obbligazionari, il prezzo del petrolio e la tenuta dell’area 7.600 punti.
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