Venice AI raddoppia i burn in 4 mesi: cosa significa per la crypto AI più forte del 2026?
I burn di Venice AI premiano il token VVV che, nonostante il calo delle ultime settimane, resta una delle top monete da inizio anno.
16:40 • Pubblicato 29/10/2026
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Nel mondo crypto c’è evidentemente ancora interesse per l’inferenza privata AI, ossia la tecnologia che permette di utilizzare i modelli di intelligenza artificiale mantenendo la riservatezza dei propri dati. Possiamo intuirlo guardando semplicemente il tasso di burn del progetto Venice AI, il cui andamento è strettamente legato alla domanda di servizi di inferenza sulla piattaforma.
Rispetto ai valori di soli 4 mesi fa, oggi Venice AI brucia il doppio dei token VVV attraverso il suo modello economico di distribuzione del valore. Parliamo di un risultato estremamente positivo, che forse nessun altro progetto del settore può vantare, ma che deve essere contestualizzato con quella che è l’inflazione netta della moneta, nonché con il panorama competitivo attorno alla nicchia dell’AI privata.
In forte crescita il tasso di burn di Venice AI
A ottobre, con il mese ancora da giungere al termine, Venice AI ha bruciato VVV25,43 $▲ +6,60% per un controvalore di 1 milione di dollari. A luglio questa cifra era inferiore a 500.000 dollari. In 4 mesi il protocollo ha più che raddoppiato la sua capacità di generare valore sul proprio token nativo attraverso l’utilizzo dei propri servizi di inferenza AI.
Parte di questa dinamica è legata soprattutto al meccanismo introdotto a luglio, con cui si è destinato il 5% dei volumi di acquisto dei crediti sulla piattaforma al riacquisto di $VVV e al successivo burn. Fino ad allora, la supply rimossa dal mercato era alimentata solo dagli acquisti degli abbonamenti (e in minor parte dai burn discrezionali effettuati dal protocollo).
In ogni caso, rispetto a luglio sono cresciuti più o meno allo stesso ritmo sia i burn associati ai crediti che quelli legati alle nuove sottoscrizioni, riflettendo un’espansione del business di Venice AI su entrambi i fronti.

Ad ogni modo, nonostante questo trend così positivo, i prezzi di $VVV si trovano in contrazione dal massimo storico registrato a settembre, con una traiettoria che è frutto anche della debolezza del comparto crypto nel suo complesso. Le quotazioni restano tuttavia ancora ampiamente positive se rapportate ai valori di inizio estate, con un rialzo ancora più marcato se il confronto viene esteso all’inizio dell’anno.
Prospettive bullish per VVV, ma occhio all’inflazione
Come abbiamo scritto nel titolo, $VVV è il token del comparto AI più forte del 2026, reduce da una performance incredibile di oltre il 1.000% da inizio anno. Gran parte di questi rialzi è merito proprio della componente tokenomica che lega la crescita della piattaforma all’andamento speculativo del token. I buyback e i burn hanno contribuito moltissimo in tal senso, sia sul piano narrativo che su quello concreto della domanda.
Adesso però, visto che $VVV ha raggiunto certe dimensioni (capitalizzazione a 1,15 miliardi) e sta man mano per svanire l’euforia speculativa iniziale legata a un’infrastruttura del tutto nuova, occorre fare i conti con l’oste. Infatti, a differenza di come molti pensano, nonostante questi ricchi burn, il token di Venice AI non è ancora deflattivo.
Al ritmo attuale il protocollo brucia circa mezzo milione di $VVV all’anno, mentre nello stesso arco temporale vengono immessi in circolazione 2 milioni di token per remunerare gli staker. Calcolatrice in mano, l’inflazione annua è pari all’1,9%, una percentuale sicuramente più bassa rispetto ad altri progetti, ma comunque lontana da un bilancio deflazionistico.
Le stime di Venice AI indicano che $VVV potrebbe effettivamente diventare deflazionistico a partire da marzo 2028. Una previsione che, tuttavia, presuppone una crescita mensile costante dei burn del 10%, cosa che non possiamo dare per scontata.

Va comunque osservato come a partire da febbraio 2027 gli inflow si indeboliranno in modo significativo a causa del cosiddetto drip cliff, che comporta una riduzione del 94% delle emissioni di nuovi token.
La competizione nel settore dell’inferenza AI
La sfida più importante per Venice AI, al di là del ritmo dei buyback e della sua inflazione netta, riguarda probabilmente riuscire a mantenere il suo attuale market share nel settore dell’inferenza privata AI. Al momento l’unico competitor degno di nota in questo segmento è rappresentato da NEAR Protocol, che con i suoi servizi Cloud offre modelli open-weight eseguiti in ambienti hardware isolati (TEE), con prove crittografiche che permettono di mantenere riservati i dati durante la loro elaborazione.
In futuro, tuttavia, nulla esclude che potrebbero nascere nuove soluzioni all’avanguardia in grado di erodere parte dell’attenzione che c’è oggi su Venice AI.
Va specificato però che NEAR è anche uno dei partner infrastrutturali di Venice AI, ovvero quello da cui il protocollo si appoggia (in parte) per offrire privacy ai propri utenti. I due progetti sono quindi concorrenti solo sul piano del mercato finale.
C’è poi anche un altro tema da affrontare, ovvero la capacità dell’inferenza privata di raggiungere effettivamente un pubblico mainstream. Infatti, oggi stanno nascendo tanti progetti che competono soprattutto sul fronte dei costi, senza puntare sulla riservatezza.
Proprio ieri Bankless ha pubblicato un articolo in cui esplora tre progetti attivi nella nicchia dell’inferenza AI, che cercano di offrire soluzioni al costo più basso possibile. Lo stesso David Hoffman, co-fondatore di Bankless, si è detto più volte bullish su $VVV, arrivando addirittura all’ardua scelta di vendere tutti i suoi Ethereum per scommettere sull’altcoin (e su altri progetti).
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