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I sudamericani preferiscono Bitcoin e Ripple: boom di richieste secondo VISA

Un sudamericano su quattro preferirebbe Bitcoin o altre criptovalute al posto delle valute tradizionali, anche per i pagamenti. La crisi COVID 19 – e la conseguente crisi dei debiti sovrani e delle valute nazionali ridisegna il mondo dell’economia, anche di quella spicciola.

Cripto Sudamerica 1/4
Con le valute nazionali in rovina, i sudamericani preferiscono le cripto

In Sudamerica, dove tra Argentina e Venezuela hanno bevuto, a più riprese, dall’amaro calice dell’ultra-inflazione, le criptovalute sono il nuovo porto sicuro. E chi pensa di esserne al riparo in Europa, forse farebbe bene a riconsiderare la sua posizione.

È corsa alle criptovalute sia per i risparmiatori che per gli investitori. E a quanto pare anche per chi deve fare i piccoli pagamenti di ogni giorno. Con una crescita di domanda che possiamo cavalcare entrando adesso sul mercato. Con Capital.com (puoi iscriverti gratis qui), possiamo prendere posizione non solo sulle principali criptovalute come Bitcoin, ma anche su progetti che sono, tecnologicamente, più avanzati per i pagamenti, perché più rapidi e meno costosi.

I sudamericani preferiscono le criptovalute: come biasimarli?

Una notizia bomba, diffusa da VISA (che pur avrebbe poco interesse a difendere le criptovalute) e che porta la nostra redazione a condividere alcuni punti salienti del futuro che è già qui.

I sudamericani, ben uno su quattro, vorrebbero pagare con le criptovalute – e conseguentemente ricevere pagamenti con la stessa moneta. Una notizia che lascia di stucco gli esperti di “economia classica”, che avevano sempre puntato sull’inefficienza e i rischi del mondo cripto per il proverbiale uomo della strada.

Ma con le strade del Venezuela inondate di Bolivar che valgono meno della carta sulla quale sono stampati – e con l’ennesimo default argentino, questa notizia è sconvolgente soltanto per chi ha passato gli ultimi anni sulla Luna.

Perché proprio le criptovalute?

Perché hanno delle caratteristiche che le mettono al riparo dai danni di una gestione allegra della banca centrale.

  • Sono decentralizzate

E nessuno – fatta eccezione per alcuni progetti al margine – può decidere di aumentare a piacimento la massa monetaria in circolazione. Cosa che rimane – checché ne dicano economisti improvvisati – il vero snodo fondamentale dell’inflazione.

  • Perché hanno un cap massimo di token

Anche qui con rarissime eccezioni. Se dovessimo parlare di Bitcoin, sappiamo che arrivati a 21 milioni di token prodotti nella blockchain, non se ne potranno stampare più. Al contrario di quanto avviene per le valute classiche, e non solo sudamericane. Oltre il 20% di dollari in circolazione è stato stampato nell’ultimo anno e per l’Euro siamo su percentuali molto simili.

E in Europa? Quando cominceremo a guardare al mondo delle criptovalute?

E parliamo di criptovalute per i pagamenti. Quindi non solo BTC, ma Dash, oppure ancora Dogecoin o qualunque altro tipo di progetto consenta spostamenti rapidi e con commissioni basse. Anche Ripple permette ciò, così come lo permettono i progetti simili a XRP.

Le alternative ci sono – e pensare che le criptovalute non possano diventare domani – ma già da oggi – un punto di riferimento per i pagamenti è semplicemente assurdo.

Perché i vantaggi, come ci dimostrano le richieste dei sudamericani, sono sotto gli occhi di tutti. E perché oggi, nonostante la volatilità permanga un problema, potrebbe essere più intelligente accumulare criptovalute e non valute FIAT.

Info su Gianluca Grossi

Laureato in Giurisprudenza, è esperto di investimenti in criptovalute. Ha già investito in passato in BitCoin, DogeCoin, Ethereum e XRP.

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