Di discussioni inutili tanto sui mercati quanto tra gli appassionati del mondo crypto e Bitcoin se ne fanno tante. Poche però sono oziose tanto quanto quelle sul prezzo medio di carico di Michael Saylor. La sua azienda, Strategy, ha in cassa 713.502 $BTC, e dopo aver fatto registrare gain (non realizzati) spaventosi, ora si trova più o meno in parità rispetto al prezzo medio di acquisto. Le discussioni oziose sono principalmente due: la prima riguarda gli ingressi sul mercato di Saylor – che sembrano poco ragionati e effettivamente lo sono.
La seconda è invece sul rischio che sia in perdita con i suoi BTC. Rischio che è puramente estetico e che non avrà alcun tipo di conseguenza sulle attività del gruppo che guida. Ne abbiamo già parlato tempo fa – e dato che si torna a discutere del nulla, sarà il caso di spiegare un po’ quali sono le grandezze economiche che effettivamente interessano Strategy (e che potrebbero metterla a rischio).
No, il prezzo medio di carico non c’entra nulla
Abbiamo parlato poco sopra di fattore estetico. Così come i 5, 6, 7 miliardi di gain e anche più (non realizzati) sponsorizzati qualche tempo fa non cambiavano la situazione in meglio, scendere sotto certi livelli di prezzo non farà né caldo né freddo a Strategy. L’azienda infatti non ha impegnato se non una minima parte dei propri Bitcoin (indirettamente) a garanzia dei propri prestiti e ha oggi una leva pressoché nulla. In altre parole: l’azienda può sostenere dei prezzi molto più bassi di Bitcoin senza entrare in crisi e senza avere alcun tipo di problema.
I numeri che interessano – e che in particolare interesseranno tra qualche tempo – sono altri. Sono i debiti in scadenza, per un totale di 8 miliardi di dollari tra il 2027 e il 2029 – che potranno essere comunque rifinanziati.
Nel complesso, sarà eventualmente importante presentarsi sul mercato in un buono stato di forma allora, ma per il momento certe paturnie esistono soltanto sui social, dove si cerca sempre di fare sensazionalismo spicciolo.
Discorso simile per Bitmine
Bitmine è una sorta di gemella di Strategy, che opera però su Ethereum. Essendo entrata più volte su $ETH su prezzi molto più alti, ha accumulato circa 6 miliardi di dollari di perdite (non realizzate) e desta dunque ancora più preoccupazioni di Strategy.
Anche in questo caso però non si tratta in alcun modo di un’azienda che è esposta a leva su $ETH e dunque non c’è alcun rischio di liquidazione.
Sulle tempistiche di acquisto
Anche su questo specifico tema abbiamo discusso più volte sia su questo sito sia sul nostro Canale Telegram Ufficiale. Per quanto possa sembrare assurdo, i piani delle due aziende sono piuttosto chiari: raccogliere capitale e poi destinarlo a BTC e ETH con acquisti spalmati settimana per settimana, con il solo obiettivo di non avere eccessivo impatto sul prezzo di breve e brevissimo periodo.
È una strategia piuttosto chiara – che non prevede grandi decisioni – che forse non riuscirà a massimizzare il ritorno degli investimenti, è vero. Ma è altrettanto vero che è meglio avere una strategia autonoma e neutrale che cercare ogni volta di comprare ai minimi, cosa che – anche ai più bravi – non sempre riesce.
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