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Incontro USA per crypto: exchange contro banche, ma utenti dimenticati come in Italia

Stati Uniti sulla stessa direzione dell'Italia? Vedremo. Per ora però nessuno prende le parti di noi utenti, che poi saremmo quelli che votano.

Lunedì 2 febbraio ha avuto luogo il primo di una serie di meeting che dovrebbero mettere d’accordo banche e crypto player su alcune questioni che li dividono. Tali questioni stanno ostacolando l’avanzamento dell’ormai ex Clarity Act, il complesso di leggi che normerà il settore crypto negli Stati Uniti. Un complesso di norme atteso da tempo e che potrebbe essere un nuovo spunto bullish, dato che dovrebbe dettare l’ingresso di tanti player dei mercati tradizionali.

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Da un lato dunque gli exchange e gli operatori di settore (neanche tutti allineati), dall’altro le banche. Il grande assente, come è stato già fatto notare da Eleanor Terrett, chi vuole utilizzare le crypto per conto proprio – e potrebbe avere interessi divergenti sia da quelli degli exchange (non tutti), sia da quelli (questo è più naturale) da quelli delle banche. Zero, nessun rappresentante, nessuno a portare gli interessi degli utenti che – lo denunciamo da tempo – potrebbero fare la fine dei tacchini nel Giorno del Ringraziamento.

L’incontro: fissati i punti sui quali si dovrà lavorare

Non che non fossero ovvi, ma i presenti all’incontro segnalano un atteggiamento generalmente positivo dei partecipanti, segnale che ci sarebbero gli estremi per trovare un compromesso. Compromesso che riguarda in primo luogo – questo il punto che ha fatto litigare un po’ tutti – i rendimenti offerti dagli exchange.

La questione, come è noto, interessa principalmente Coinbase, exchange che ha un accordo di distribuzione con Circle che gli permette di incamerare una parte rilevante degli introiti dell’azienda che emette USDC. Gli altri – vedi Tether, hanno affermato di non essere granché interessati alla questione. Nel complesso, ognuno guarda al suo orticello, salvi quei casi in cui gli interessi convergono. Nulla che dovrebbe stupirci: così come ragionare di mondo bancario come monolite è assurdo, lo è anche per un comparto diversificato come quello crypto.

La questione però forse più bizzarra è quella della DeFi. Pochi rappresentanti, poca leva da utilizzare nelle discussioni e la sensazione – di chi vi scrive – che sarà forse una delle possibili vittime da immolare sull’altare del compromesso.

Non che interessi granché: la DeFi volendo sguazza in un ambiente deregolamentato, ma è piuttosto bizzarro che si stia parlando di mondo crypto senza quelli che ne sono forse i rappresentanti più autentici.

Lode a Vitalik Buterin

Dato che si tratta di un editoriale, mi sarà concesso dello spazio per tessere le lodi di Vitalik Buterin. Oggi è tornato a parlare di layer 2 – ma con ogni probabilità se ne occuperà il nostro Alessandro Adami più avanti. Ciò che è più interessante è che proprio nel massimo momento di sbornia istituzionale, il caro vecchio Vitalik è tornato a parlare di fondamentali del mondo crypto. Ovvero di privacy, ovvero di libertà, ovvero di quegli ideali che prima del boom finanziario di questi asset avevano attirato i pionieri.

Chiusa la lode a Vitalik Buterin, con un volo non troppo pindarico si potrebbero fare delle considerazioni molto italiane.

Il laboratorio Italia

Storicamente l’Italia è sempre stata uno straordinario laboratorio politico, una terra magica dove partivano esperimenti poi replicati altrove. Sulle crypto le cose sono andate così:

  • È passata la linea store of value, ovvero trattando Bitcoin come semplice asset finanziario;
  • Si è sacrificata la soglia dei 2.000€ di spesa esentasse;
  • Alla fine non abbiamo avuto né un aiuto sulle tasse, né un riconoscimento (sempre a livello di tassazione), come store of value.

La speranza è che non si arrivi a un accordo capestro di questo tipo anche negli USA. Ovvero che qualcuno ricordi al mondo, e ai potenti che decideranno, che le crypto sono anche altro. E che se è solo di asset che dobbiamo parlare, allora possiamo tranquillamente accontentarci delle borse classiche.

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