Sono gli ETF e gli istituzionali ad aver rovinato la piazza di Bitcoin, Ethereum e del resto del mondo crypto? Quando le cose vanno male – come stanno andando da ottobre in particolare a oggi – la tentazione di cercare un capro espiatorio è alta. Possibilmente un capro espiatorio che non sia già granché simpatico. I gestori degli ETF e i grandi istituzionali sono dunque l’obiettivo perfetto. Ma stanno davvero così le cose? Su Criptovaluta.it® siamo abituati a guardare ai numeri e ancora a quelli ci affideremo.
Sono loro, quelli di Wall Street, ad aver inguaiato un 2025 che avrebbe dovuto essere l’anno della consacrazione (del prezzo) e a farci aprire un 2026 che peggio non si poteva?
Primo fatto: i numeri secchi dicono altro
Allegheremo un grafico che spiega la situazione forse più di 1.000 elucubrazioni che stanno dominando i social, che sono chiaramente tutti versati nella caccia al colpevole. Anche se è stato un periodo negativo per gli ETF, che hanno tirato in larga parte i remi in barca, è chiaro che lo abbiano fatto meno di quanto si sia ritirato il prezzo.

Ci sono stati outflow, ma l’AUM scende in rapporto più rapidamente. Il che vuol dire, contando in dollari, che in realtà fuoriescono quantità minori di capitale rispetto a quanto velocemente sia andato giù il prezzo di Bitcoin (così come quello di Ethereum).
Ora è bene ricordare che i grafici piacciono a tutti perché, se presi dall’angolo giusto, raccontano qualunque storia. Noi, a questo scopo, li lasciamo qui in libero accesso per tutti, così da permettere a chiunque di trarre le proprie conclusioni.
Bitwise: istituzionali hanno contenuto un bear market che dura da inizio 2025
La teoria diffusa ieri da Matt Hougan, qui, è molto interessante. Certo, stiamo chiedendo al gestore di diversi ETF crypto dell’impatto che questi hanno avuto. Il che è come chiedere all’oste se il vino sia buono o meno.
Rimane però una verità matematica importante: soltanto negli ETF Bitcoin ci sono ancora 100 miliardi di dollari di investimenti. In quelli Ethereum 13,4, che sono numeri certamente non da grande fuga, né da grande tradimento.
Mancano all’appello gli storici investitori delle bull run?
Sì. I retail sono stati i grandi assenti di questa parte di ciclo ed è forse a loro che si dovrebbe chiedere conto di un 2025 che è stato molto particolare. Un 2025 di decoupling tra il sentiment degli investitori normali e degli istituzionali, con i secondi che hanno dimostrato una fiducia molto più importante nel mondo Bitcoin e crypto rispetto a chi lo frequentava da tempo.
Questo senza tenere conto del comportamento di certe fondazioni crypto che hanno sfruttato DAT (e forse ETF) per liberarsi di tanti token che avevano in pancia.
Se dovessimo trasformarci in un tribunale e attribuire colpe, sarebbe difficile assegnarle ai nuovi arrivati della finanza che conta.
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