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MegaETH: ecco la mainnet. Nuovo token e L2 Ethereum che punta su scalabilità

MegaETH debutta nel mercato dei grandi: L2 di Ethereum ad alte prestazioni parte subito con il botto!

Continua a crescere l’ecosistema Ethereum, e lo fa per vie parallele tramite l’espansione della suite di reti L2. Nella giornata di ieri abbiamo assistito al lancio ufficiale in mainnet di MegaETH, network di secondo livello sviluppato dal gruppo MegaLabs e sostenuto da figure di spicco del mondo EVM come Joseph Lubin e Vitalik Buterin.

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La chain MegaETH si distingue da tutta l’accozzaglia di reti L2 general-purpose per un focus diretto sulla scalabilità, essendo il suo obiettivo quello di offrire un’esperienza di esecuzione il più vicina possibile al real-time. In realtà però ci sono anche altri elementi interessanti in ballo come un nuovo modello economico on-chain, una stablecoin nativa yield-bearing integrata, e un token super atteso che verrà lanciato nelle prossime settimane.

Ecosistema Ethereum: MegaETH lancia la mainnet con successo

Dopo una lunga fase preliminare in testnet, MegaETH è finalmente approdata in mainnet. Il lancio di questo L2 di Ethereum era particolarmente sentito da parte della community, visto il forte hype diffuso per il progetto che lavora dal 2023 per incrementare il più possibile il throughput delle transazioni e migliorare l’esperienza on-chain.

Il suo obiettivo primario è quello di spingere la scalabilità su livelli mai raggiunti fino ad ora dal mondo Ethereum, con un target teorico di 100.000 TP/S che permetterebbe alla rete di competere con i grandi circuiti di pagamento internazionali come Visa e Mastercard. Fino ad oggi però, il valore massimo registrato è di 44.000 TP/s in testnet: un risultato comunque notevole, soprattutto considerando che si tratta di una rete ancora nelle sue primissime fasi di vita.

MegaETH mainnet lancio
MegaETH mainnetFonte dati: https://x.com/megaeth

Dal punto di vista tecnico, la forza di MegaETH arriva da un’architettura rollup a singolo sequencer (no DA bridge), impostazione che pecca lato centralizzazione ma che al contempo offre prestazioni decisamente più elevate rispetto ad altri modelli. La scalabilità non è tuttavia l’unico aspetto interessante di questa chain, che si distingue dalla massa anche per il proprio modello economico interno.

Stablecoin nativa e architettura economica di MegaETH

Una fetta dell’alta scalabilità di MegaETH deriva dai bassi costi operativi sostenuti dal sequencer, i quali in parte vengono compensati dallo yield prodotto tramite la stablecoin nativa dell’ecosistema, ossia USDm. Questa moneta è sviluppata all’interno dell’ambiente Ethena, garantita da dollari che vengono impiegati in strategia delta-neutral per garantire un rendimento.

Dunque USDm genera ricavi proporzionali ai propri asset a garanzia, che vengono in parte destinati al sostegno dell’infrastruttura, contribuendo conseguentemente a ridurre la pressione sulle fees pagate dagli utenti. Attualmente la rete, pur essendo stata lanciata in mainnet appena un giorno fa, vanta la presenza di $63,7 milioni di stablecoin in supply, numero di tutto rispetto per un nuovo arrivato nell’ecosistema Ethereum.

Supply stablecoin MegaETH
Supply stablecoin MegaETHFonte dati: https://www.growthepie.com

In arrivo token di governance MEGA

A breve MegaETH introdurrà sul mercato il proprio token di governance MEGA, moneta che servirà per votare alle proposte legate ai principali aggiornamenti della chain. Nel dettaglio, il TGE è previsto per le prossime settimane, non appena la rete raggiungerà alcuni KPI (Key Performance Indicator) prefissati, come una certa supply della stablecoin, un numero minimo di DApps e una minima redditività complessiva.

La valutazione FDV al lancio potrebbe essere già di per sé parecchio elevata, vista la grande partecipazione degli investitori nei round di vendita pubblici del token, dove si è raggiunta un oversubscription di 27,8 volte. Gli utenti hanno offerto complessivamente $1,39 miliardi durante l’asta, molti dei quali sono stati rimborsati, segno di un interesse notevole per MEGA e di un prezzo che potrebbe essere già parecchio alto nel momento del listing. 

Vendita pubblica MEGA
Vendita pubblica MEGAFonte dati: https://sale.megaeth.com/

Ad ogni modo, al di là del successo della sale, nel medio/lungo periodo MEGA rischia di fare la stessa fine di tutti gli altri token L2 di Ethereum che soffrono di elevato flottante e di un caso d’uso molto limitato. Il team di MegaETH ha ben pensato di riacquistare da investitori early-stage una quota pari al 4,75% di equity e token warrants, ma probabilmente non sarà sufficiente a limitare la pressione di vendita.

Rabbithole: l’ecosistema DApps di MegaETH

Decisamente più interessante del token MEGA è l’ambiente Rabbithole, che funge da hub per l’accesso alle applicazioni costruite su MegaETH e per tutta una serie di possibili interazioni eseguibili. L’esperienza utente sembra innanzitutto più fluida rispetto ad altri L2 e con un processo focalizzato sul bisogno finale dell’utilizzatore: al suo interno troviamo la lista completa di DApps, un bridge per trasferire fondi da altre reti, una sezione per acquistare USDm e una zona per gli swap tra token.

Già in questo momento su MegaETH troviamo dei protocolli potenzialmente interessanti, che non sono semplicemente il fork di qualche altra piattaforma già esistente. Il focus è sulla gamification, sul trading ad alte prestazioni di titoli TradFi, e sullo yield per stablecoin. Detto ciò, chiaramente bisognerà vedere se il mercato apprezzerà tali innovazioni e  se queste saranno sufficienti a portare capitali e attività reale all’interno.

Rabbithole MegaETH hub
Rabbithole MegaETH hubFonte dati: https://rabbithole.megaeth.com/

Segnaliamo alcune pool interessanti sul protocollo DEX Kumbaya, su cui ci sono diverse opportunità per fare liquidity mining ad un buon APY.

Ethereum ha bisogno della scalabilità esterna?

Sulla carta MegaETH ha tutti i presupposti per fare bene all’interno dell’ecosistema Ethereum, probabilmente non in termini di performance del suo token MEGA (su cui nutriamo forti dubbi, ndr) ma come infrastruttura capace di offrire elevata scalabilità e bassa latenza. Il “problema” è che forse ad oggi prestazioni di questo tipo non sono più così urgenti per Ethereum stessa, che ultimamente sta cercando di staccarsi dalla dipendenza dei L2.

Fino al 2023, anno in cui MegaETH è stata creata, la scalabilità era una proprietà di tutto l’ecosistema EVM, il quale ha risposto alla grande con il boom dei L2. Oggi però, soprattutto dopo le ultime parole di Vitalik, Ethereum sta tornando a costruire maggiormente sul proprio L1, puntando ad una scalabilità propria, fatta da zkEVM, una macchina virtuale più efficiente ed un aumento del tetto massimo del gas limit.

Alla luce di questi cambiamenti, il punto di forza di MegaETH rischia quindi di venire almeno in parte ridimensionato. Per sopravvivere nella giungla dei L2, dovrà focalizzarsi sullo sviluppo di DApps di successo, che risolvono un problema reale per gli utenti e che producono ricchezza per l’ecosistema. Insomma una partenza a razzo per questa catena, che però deve subito affrontare una ripida salita.

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