Reuters ha chiamato in causa 101 economisti per chiedere il loro punto di vista sulla politica monetaria degli Stati Uniti nei prossimi mesi. Prossimi mesi che saranno di grande interesse anche perché ci sarà l’avvicendamento al vertice della potente banca centrale americana. È una questione che riguarda poi collateralmente anche i principali asset di mercato, dalle azioni per finire sulle criptovalute.
La maggioranza degli economisti – per quanto risicata – vede un taglio di 25 punti base prima della fine di giugno, ovvero entro il meeting del 17 dello stesso mese. In tanti poi ritengono concreto il pericolo di una politica monetaria troppo espansiva con l’arrivo di Kevin Warsh, smentendo analisti, giornali e blogger che guardano troppo al passato hawkish del futuro presidente di Federal Reserve.
Un taglio entro giugno
Anzi, compreso giugno. Secondo l’indagine di Reuters, che ha intervistato 101 economisti, 60 ritengono che ci sarà un taglio entro la fine di giugno per i tassi di interesse negli USA. E poi dei 53 ai quali è stata sottoposta la domanda, 49 hanno risposto di temere una politica monetaria troppo espansiva sotto Kevin Warsh, che è il successore designato da Donald Trump per il post Jerome Powell.
Niente di nuovo, verrebbe da dire, dato che si tratta di analisi che in realtà circolano da tempo in certi ambienti e che però ormai non sono in linea con quanto prevedono i mercati, con questi ultimi che però, al contrario degli economisti, stanno operando con denaro vero.
Cosa prevedono i mercati, invece?
I mercati hanno una posizione molto più tenue. Per il 24,4%, come immortalato da FedWatch Tool, ritengono che non ci sarà alcun taglio a giugno, e neanche nei meeeting precedenti.

Crescono però le quotazioni per 1 taglio, che ora sono al 48,6% e crescono anche quelle di due tagli (al 23,6% oggi) e anche di tre tagli, o comunque di un complessivo -0,75% ai tagli rispetto a quelli attuali (3,3%).
Una situazione di grande incertezza, che è comunque giustificata dalla distanza che ci separa dai tre appuntamenti rimanenti da qui a fine giugno del FOMC.
FOMC che si riunirà il 18 marzo, il 29 aprile e poi il 17 giugno.
Oggi dato top
Oggi intanto, alle 14:30, avremo il dato sulla disoccupazione USA. Si tratta del dato sulla disoccupazione, che è un termometro importante per capire le condizioni del mercato del lavoro.

Una disoccupazione più alta delle aspettative significherebbe maggiore difficoltà e dunque maggiore necessità di intervento sui tassi di interesse.
Sarà uno dei termometri più importanti a riportare dati in questa settimana. Venerdì toccherà infatti all’inflazione, che potrebbe avvicinarsi in direzione del 2%, fornendo altro carburante a chi sostiene la necessità di tagli impellenti.
Trump intanto spinge
Nella giornata di ieri mercoledì 11 febbraio, Donald Trump è tornato sul tema tassi, indicando la necessità impellente di tagliarli il prima possibile, dato che ogni punto percentuale di tassi costerebbe agli USA 600 miliardi di dollari in interessi sul debito.
Una sparata delle sue? Più o meno sì, ma lascia comunque intendere quale sarà la stance della Casa Bianca anche nei prossimi mesi.
Ha inoltre affermato di aspettarsi grandi cose da Warsh, con una crescita del 15%. Numeri in libertà, che sono però segnale probabilmente dei tempi che ci aspettano.
Bitcoin e crypto, azioni e metalli
Mentre le grandi banche d’affari indicano la possibilità concreta di volatilità persistente nel 2026, gli asset risk-on come Bitcoin, ma anche come crypto e azioni, desiderano un ritorno verso tassi più bassi.
Si tratta pur sempre di costo del capitale, che più è basso, più spinge verso asset più rischiosi. Noi seguiremo il dato sulla disoccupazione sul nostro Canale Telegram in diretta.
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