Bitcoin sta rivivendo lo stesso trauma registrato 4 anni fa con il crollo di Terra Luna nel mezzo del bear market del 2022. A questo giro non ci sono fallimenti a catena né stablecoin algoritmiche che trascinano i mercati verso il baratro, ma i dati on-chain sono pressoché identici in diversi aspetti: tante perdite e tante capitolazioni sulle spalle di chi è entrato negli atti finali del bull market, che ora pesano strutturalmente sui grafici.
Anche le whale con un’ingente disponibilità economica, di solito più scaltre e meno emotive rispetto ai retail, stanno registrando perdite realizzate record sulle loro posizioni. Questo è un chiaro segnale di come la ricchezza stia passando dalle mani deboli a quelle più forti, indistintamente dal capitale a disposizione, esattamente come avviene nei momenti di maggiore tensione a livello emotivo sulle borse crypto.
Bitcoin come Terra Luna: il mercato rivive l’incubo del 2022
Questa volta manca l’effetto sorpresa, ma l’effetto psicologico sugli investitori è lo stesso, se non addirittura peggiore vista l’intensità del crollo di Bitcoin senza alcun capro espiatorio a cui dare la colpa: il mercato sta attraversando la stessa fase di debolezza osservata a maggio 2022, quando il progetto Terra Luna implose su se stesso portando indirettamente al breakdown di BTC sotto i $30.000, complice la liquidazione a cascata di tante posizioni a sostegno della stablecoin UST.
In quel momento la criptovaluta segnava un drawdown del -60% dai massimi di novembre 2021, mentre ora siamo a -47% dal top di ottobre 2025. Percentuali leggermente diverse ma che portano in entrambi i casi a perdite realizzate elevatissime tra gli holders di Bitcoin. Vediamo infatti che dalla metrica “Realized Loss”, normalizzata secondo una media a 7 giorni, il danno sia molto simile: $2,3 miliardi in questi giorni, contro un valore leggermente più elevato nel 2022.

Così come nel caso di Terra Luna, anche qui abbiamo raggiunto la perdita più ingente del ciclo, fattore che inevitabilmente conferisce una struttura bearish alla price action e che complica l’ipotesi di un pullback delle quotazioni. È interessante inoltre notare come, in entrambe le annate, il picco sia stato preceduto da diverse ondate di vendita di intensità progressivamente crescente, segnale di indebolimento prima della capitolazione definitiva.
Anche le whale perdono in un mercato così ribassista
Un mercato Bitcoin così choppy, non solo i retail perma-bull si trovano in difficoltà, ma anche whale ed investitori più strutturati che muovono posizioni di dimensione notevole. Fino a poco fa, prima del sell-off di metà gennaio, gli smart money con più di 1.000 BTC in portafoglio sembravano poco preoccupati del calo delle borse crypto, tanto da aver continuato ad accumulare senza grossi problemi.
Poi però con la rottura a ribasso dei $70.000, abbiamo assistito a diverse giornate consecutive di perdite ingenti per queste whale, arrivando complessivamente a lasciare sul piatto quasi $4 miliardi, senza tra l’altro contare i dati degli ultimi due giorni che non sono inclusi nella metrica. Notiamo però allo stesso tempo come la maggior parte delle perdite provenga dalle balene contrassegnate come “new whales”.
Ciò significa che tutti i detentori con più di 1.000 BTC, ma che hanno movimentato coins negli ultimi 155 giorni, sono tra coloro che hanno sofferto di più emotivamente il calo. Operatori con dimensioni simili di portafoglio, ma attive in un orizzonte temporale più ampio, hanno invece capitolato molto meno, rimanendo fedeli al loro bias bullish.

Attualmente la media di costo delle nuove balene è fissata intorno ai $90.000: un livello che rende evidente quanto significativa sia la pressione subita da questa categoria nelle attuali condizioni di mercato.
Volumi di trasferimento Bitcoin in calo: scenario simile al 2022 con Terra Luna
Un altro fattore in comune con il periodo del crollo di Terra Luna nel 2022, riguarda il volume on-chain di spesa registrato da Bitcoin. Anche in questo ciclo, dopo aver raggiunto un picco in concomitanza con i nuovi massimi di prezzo, l’attività di trasferimento ha iniziato a rallentare, segnando una riduzione degli scambi. In genere alti volumi si osservano nei momenti più importanti per le prese di profitto o durante le capitolazioni.
Il fatto che i volumi siano in fase discendente, soprattutto composti per la maggior parte da indirizzi con età minore di 4 mesi, ci fa capire come il calo attuale sia guidato principalmente da una speculazione sui derivati piuttosto che dalle borse spot. Le modalità sono le stesse nel 2022, quando la riduzione dei volumi ha portato una continua contrazione dei prezzi, fino ad arrivare a toccare un punto di inversione.

Rispetto agli scorsi anni ci sono però trasferimenti complessivamente maggiori, in larga parte dovuti alle operazioni legate ad ETF Bitcoin (prima del 2024 inesistenti) e a diversi risvegli di whale rimaste inattive per lunghi periodi, tornate a movimentare fondi proprio nel corso dell’ultimo anno.
Cosa ci aspetta da qui in avanti per Bitcoin: lungo bear market o ripartenza a breve?
Se la storia dovesse ripetersi, avremmo ancora diversi mesi di distribuzione/consolidamento dei prezzi, esattamente come successo dopo il crash di Terra Luna nel 2022. Oggi però, nonostante per alcuni versi l’outlook on-chain rimanga simile, viviamo in un contesto macro del tutto differente rispetto a 4 anni fa, cosa che ci fa pensare come la dinamica attuale non debba necessariamente evolversi nello stesso modo.
La legge del ciclo fisso quadriennale probabilmente non regge più, e potremmo aspettarci risposte dal mercato con timing differenti. Non a caso anche leggendo ad altre metriche come lo Sharpe Ratio ed il NUPL, ci accorgiamo di essere ad uno stato leggermente più avanzato del bear market. Non siamo verosimilmente ancora giunti al punto di inversione, ma il bottom non è così lontano come molti si aspettano.
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