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Banche ancora contro le crypto: FERMATE LE LICENZE. Lettera avvelenata a OCC

Un altro sgambetto delle banche, che vogliono fermare le licenze bancarie per il mondo crypto.

L’American Bankers Association – lobby di settore negli Stati Uniti – continua il suo attacco al mondo crypto. Dopo aver bloccato il Clarity Act fino a quando non sarà pienamente soddisfatta in termini di rendimenti offerti dagli exchange – ora l’associazione invia una lettera a OCC (ente responsabile delle licenze bancarie) chiedendo lo stop alle licenze da assegnare a gruppi coinvolti nel business crypto. Si tratta di licenze in realtà monche e che non permettono l’offerta di servizi alla clientela – ma che diversi gruppi hanno richiesto per gestire le proprie stablecoin e anche gli inflow di denaro.

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Una mossa che sembrerebbe essere soltanto l’ennesimo attacco al settore, ai ferri corti con il mondo bancario perché in grado di offrire, almeno a una parte di clienti retail, servizi meno costosi e con maggiori vantaggi, compresi i possibili interessi pagati sulle stablecoin.

Fermate il mondo, vogliamo scendere

L’appello è di quelli accorati, come soltanto le associazioni di categoria sanno scrivere. Si invita infatti OCC – agenzia federale USA che si occupa di una parte della regolamentazione dell’attività bancaria – a limitare se non interrompere l’emissione di licenze a favore di soggetti senza assicurazione federale e che gravitano nel mondo crypto.

E invita a rimanere su questa posizione finché non saranno perfezionati alcuni aspetti del GENIUS Act, la normativa che regola le stablecoin. Perfezionamento che potrebbe impiegare anni, dato che saranno coinvolte ben cinque agenzie governative.

Un attacco dunque a OCC che invece ha già offerto licenze e che – nonostante abbia affermato di operare nella piena tutela del mondo bancario – ha comunque già iniziato a recepire anche quanto incluso nel GENIUS Act.

ABA suggerisce con forza a OCC di rimanere paziente, di non misurare il suo processo decisionale su standard tradizionali e di permettere che diventino chiare le responsabilità di ogni richiedente prima di andare avanti con l’approvazione di tali richieste.

Difesa del proprio orticello? Oppure una sana preoccupazione per il sistema bancario, che potrebbe soffrire nel caso in cui dovessero entrare a farne parte, anche se con il ruolo di operatori di rango inferiore, i crypto player?

Lasceremo questa risposta ai nostri lettori, segnalando ancora una volta però uno sgambetto da parte del sistema bancario ai nuovi competitor, che al netto delle posizioni che si possono avere a sostegno o contro le crypto, offrono chiaramente dei servizi utili, poco costosi, rapidi e che alla clientela piacciono.

Una volta lo chiamavano capitalismo e libero mercato.

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Klaus Marvin
Klaus Marvin
15 minuti fa

mi avete fatto fare un tuffo nel passato ricordandomi i bei tempi in cui spopolava lo spot “Fermate il mondo voglio scendere” di Ernesto Calindri. Forse non se lo ricorda nemmeno il buon Gianluca. Comunque erano bei tempi in cui la televisione era ancora in bianco e nero e chi era più scaltro investiva già a quei tempi nella Holding di Buffett la Berkshire Hathaway e oggi si ritrova ultra milionario. Allora non c’era Bitcoin e nemmeno l’Euro però si poteva acquistare l’oro con il sistema del network marketing e non mancavano coloro che snobbavano il progetto, dicevano “l’oro non vale nulla meglio che mi tengo le mie lire” in effetti le cose allora andavano bene e l’oro non valeva tanto ma credetemi che chi ha acquistato all’epoca le American Eagles ora si ritrova seduto su di un patrimonio notevole che continua a crescere. Come dico sempre è sempre il prezzo di acquisto a stabilire il valore futuro dei nostri investimenti e il prezzo dell’oro a quei tempi era decisamente basso. Sarà lo stesso per Bitcoin e Ethereum?