Passi avanti importanti per la stablecoin legata all’euro che sarà lanciata da Qivalis, consorzio che include diverse banche di prima fascia europee e al quale partecipano anche UniCredit e Banca Sella tra le italiane. Secondo quanto riporta El Pais, il consorzio sarebbe pronto a lanciare la sua stablecoin già nella seconda metà del 2026. Al vaglio, inoltre, diverse possibilità per la distribuzione.
Qivalis starebbe infatti valutando sia una distribuzione tramite exchange crypto, sia in forma di partecipazione a mercati più articolati e importanti, come possono essere anche i market maker e i fornitori di liquidità. Rimane poi il fatto, come ricorda El Pais, che ciascuna delle banche che partecipano al consorzio ha piena facoltà di distribuire la stablecoin comune attraverso canali propri.
Concorrenza a chi è già presente sul mercato?
Il mercato stablecoin europeo rimane di taglia relativamente contenuta, nonostante l’arrivo del MiCA, che non solo ha permesso ai grandi gruppi di iniziare a valutare l’ingresso su questo mercato, ma che ha comunque favorito indirettamente le stablecoin europee. Ad ogni modo, degli effetti ci sono stati, con la nascita del consorzio Qivalis che è di gran lunga il più importante: quasi 20 banche, tra le quali Danske, DekaBank, DZ, ING, Raiffeisen, SEB, BBVA (entrata di recente) e UniCredit, insieme per realizzare una stablecoin ancorata all’euro, da utilizzare in diversi ambiti.
È una sorpresa leggere El Pais però che parla di possibilità di distribuzione tramite accordo con exchange europei, che metterebbe dunque la stablecoin di Qivalis in diretta competizione con chi sta dominando il – pur ridotto – mercato europeo, ovvero EURC di Circle.
Numeri per ora non troppo importanti
Come spesso accade si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. È vero che sta crescendo l’interesse e l’utilizzo per le stablecoin legate all’euro, ma è anche vero che i volumi e la capitalizzazione di questi prodotti sono per il momento contenuti. EURC, leader di questo sotto-comparto del mondo crypto, circola per meno di 400 milioni di euro di controvalore.
Le altre sono praticamente inesistenti, data anche la chiusura anzitempo del progetto di Tether, che ha preferito non regolamentare EURT. Vedremo se la spinta delle banche, che saranno al tempo stesso a giocarsela sul fronte euro digitale, per ora principale interesse della Banca Centrale Europea, sarà decisiva o meno.
Il mondo dei pagamenti comunque, è evidente, sta cambiando in Europa e di questo andrà riconosciuto il merito anche e soprattutto al mondo bancario privato.
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