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Pasdaran scappano con Bitcoin e crypto? Il caso dell’Iran e del suo principale exchange

Fuga di capitali da Teheran tramite crypto? I numeri sono molto interessanti.

Cosa succede in un paese che – sotto il piano monetario – è certamente fallito? E se quel paese è anche sotto sanzioni? Il caso dell’Iran è piuttosto emblematico: con l’intensificarsi degli scontri, l’attività su Nobitex, uno degli exchange locali, è aumentata del 700%, segnale che quel ruolo di rifugio per chi ha davvero bisogno di mettersi al riparo le crypto lo svolgono già.

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A riportare i dati è un’indagine di Elliptic, che parla di volumi per 7,2 miliardi di dollari nel solo 2025 e una crescita degli stessi del 700% lo scorso sabato. Non parliamo di numeri enormi – 3 milioni di dollari secondo il gruppo di ricerca – ma comunque segnale che… qualcosa da quelle parti, quando le cose si mettono male, le crypto riescono a offrirlo.

Outflow a pioggia

I volumi registrati da Elliptic in uscita da Nobitex sono relativamente importanti, perché sono di 8 volte superiori alla media dell’exchange che serve il mercato iraniano. Tre milioni di dollari in uscita soltanto sabato, che secondo Tom Robinsonche ha firmato il report – sarebbero probabilmente segnale di una fuga di capitali.

Fonte Grafico – Elliptic

Non è in realtà il primo spike nell’attività in uscita dall’exchange, dato che ci sono attività simili a gennaio, di pari passo con l’inasprirsi del conflitto – allora solo verbale – tra Iran e Stati Uniti.

Tutto questo per un exchange che muove capitali ridotti rispetto ai giganti su scala globale, pur contando su undici milioni di utenti. Lo stesso exchange, in passato, era stato associato a movimenti di denaro legati a IRGC – il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica – i cosiddetti pasdaran.

C’erano poi stati casi simili durante le proteste di gennaio, durante l’inasprimento delle sanzioni degli USA a carico dell’Iran e poi ancora appunto dopo i primi attacchi.

Popolazione che si protegge oppure aggiramento delle sanzioni?

Le criptovalute e in particolare gli exchange come Nobitex sono stati accusati più volte di offrire un circuito alternativo per chi non può accedere al sistema bancario.

In passato erano circolate anche notizie riguardanti possibili vendite di armi prodotte in Iran da pagarsi – anche e volendo – in Bitcoin o crypto. Rimane il fatto che in realtà di tali movimenti non vi sono tracce consistenti, con il canale che sì, potrebbe essere anche utilizzato a tale scopo, ma che in certi ambienti – anche quelli degli intoccabili dal sistema finanziario tradizionale – non è ancora così popolare.

In particolare le stablecoin – che possono essere congelate da remoto – non rappresentano un grande asset da utilizzare quando si è nel mirino degli Stati Uniti, come hanno dimostrato ripetuti sequestri ai danni di Hamas, di entità russe sotto sanzioni e anche di entità venezuelane.

I volumi di Nobitex, anche in concomitanza di questi spike, d’altronde, sono comunque assai modesti. Parliamo al picco rappresentato dal grafico di circa 3 milioni di dollari in controvalore.

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