La scorsa settimana aveva annunciato – è obbligo legale negli USA – una corposa vendita di Bitcoin. Durante questa settimana ha rincarato la dose con il licenziamento del 15% della forza lavoro. Da Marathon, un tempo uno dei più importanti miner industriali di Bitcoin, arrivano ormai soltanto notizie preoccupanti, ma, come vedremo in fondo a questo approfondimento, potrebbe essere in realtà un bene per Bitcoin.
Il licenziamento del 15% della forza lavoro arriva all’interno di un più ampio tentativo di riposizionamento all’interno del mondo AI. Un percorso in realtà affrontato già da altri miner, che hanno a disposizione energia e know-how per lanciarsi in uno dei business più redditizi, quello dei data center.
Oltre un miliardo di dollari di Bitcoin venduti – e il -50% in borsa
Le ultime mosse di Mara Holdings sono piaciute ai mercati. Nel corso dell’ultima sessione di trading per la settimana che va a concludersi il titolo ha recuperato quasi il 10%, dopo però un periodo di sei mesi che ha visto il valore dimezzarsi. Una strada in realtà non così decorrelata da quella di altre aziende del comparto, che si sono mosse prima di Marathon per sposare la redditizia causa dell’intelligenza artificiale.
Il gruppo era comunque bisognoso di ristrutturazioni: oltre ai Bitcoin accumulati con il mining ne aveva acquistati degli altri, a debito, con dei pagamenti che iniziavano a farsi gravosi. Con i $BTC venduti il gruppo ha coperto il debito – riacquistandolo a un prezzo scontato – e ha poi avviato quella che dovrebbe trasformarsi in una lunga campagna di investimenti nel settore dei datacenter per l’intelligenza artificiale.

Sembra che sia da intendersi anche in questo senso il licenziamento del 15% della forza lavoro, per quanto sia probabilmente anche il tentativo di presentarsi nel corso dei prossimi trimestri in una situazione finanziaria migliore.
AI washing, ovvero il tentativo di utilizzare un tema forte, quello dell’intelligenza artificiale, per far passare misure impopolari? Il sospetto c’è – ma non è Marathon l’unica azienda che lo sta facendo.
La domanda però più importante è un’altra: l’esodo, almeno a leggere i titoli dei giornali, dei miner dal mondo Bitcoin, può diventare un problema per la sicurezza del network?
Ultimo aggiornamento della difficulty dice il contrario
In realtà l’ultimo aggiornamento della difficulty dice altro, ovvero che i miner, dopo una lieve debacle, sono tornati ad aggiungere hashrate. Il che vuol dire che al netto di un periodo molto duro – con prezzi che hanno lateralizzato a lungo e su livelli relativamente bassi, non si stanno tirando indietro.
Nel caso comunque, ovvero se diverse delle aziende attiviste, di quelle che compravano Bitcoin oltre che a ottenerlo tramite mining, dovessero normalizzarsi, non avremmo che da guadagnarne.

Bitcoin e il suo network devono essere in grado (e sono in grado) di operare in un ambiente dove sono soltanto gli incentivi economici a spingere verso il mining. In caso contrario, si rimarrebbe appesi alle volontà di aziende che poi sono fatte di persone e che dunque possono anche cambiare atteggiamento. Quando si tratta poi di società quotate come $MARA, il rischio è che trimestri consecutivi di risultati economici non entusiasmanti portino a pressioni e dunque a decisioni non troppo ragionate.
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