In queste ultime ore si sta consumando una vera e propria shitstorm in casa Trump, o più precisamente all’interno delle mura di World Liberty Financial, noto progetto DeFi legato alla famiglia del Presidente USA. Molti utenti stanno puntando il dito contro il team di WLFI per aver utilizzato il proprio token come collaterale, così da poter accedere a prestiti in stablecoin tramite il protocollo decentralizzato Dolomite.
Per i meno esperti questa potrebbe sembrare una mossa legittima: d’altronde la DeFi è aperta a chiunque e la blockchain è pubblica, quindi tutti possono partecipare e verificare l’operato del team.
Il problema però è che questo approccio nasconde una gestione del rischio estremamente aggressiva, così come nasconde il fatto che il token WLFI possa essere stampato a costo zero dalla stessa famiglia Trump, che ora è in grado di bloccare “paper money” e prelevare denaro liquido reale.
Famiglia Trump: token WLFI come collaterale in DeFi – si può fare?
Innanzitutto, chiariamo subito che legalmente World Liberty Financial e la famiglia Trump non stanno facendo nulla di illecito nel settore DeFi (è anche abbastanza scontato visti gli attori in gioco, ndr). Non esistono infatti leggi negli Stati Uniti che impediscano un protocollo decentralizzato di impegnare la propria moneta, emessa nativamente, su un money market e prendere in prestito stablecoin.
Il discorso è diverso in TradFi, dove è altresì possibile utilizzare azioni o partecipazioni come collaterale per ottenere finanziamenti su piattaforme regolamentate, ma con limiti e vincoli molto rigidi. Questo perché margin loan ed altre forme di debito sono controllate da un regolatore che impedisce di usare asset poco liquidi per accedere a prestiti, se non con pesanti haircut e controlli continui sul valore delle garanzie.
Tutto ciò però non vuol dire che quanto sta mettendo in atto il team di WLFI sia privo di rischi, sia per il progetto stesso che rischierebbe la liquidazione in determinati casi di stress del mercato, sia per gli utenti stessi che forniscono liquidità in prestito.
WLFI: borrow da 60 milioni di dollari sul protocollo Dolomite
Ora andiamo al sodo e vediamo cosa è successo nel concreto, numeri alla mano. Nel corso dell’ultima settimana il team del progetto World Liberty Financial ha depositato 3 miliardi di WLFI su Dolomite, protocollo di lending attivo su Ethereum ed altre reti. I token valgono complessivamente $249 milioni, considerando le quotazioni attuali.
Nel frattempo lo stesso wallet ha utilizzato questa posizione come collaterale per ottenere oltre $60 milioni in prestito tra USD1 e USDC, drenando progressivamente gran parte della liquidità disponibile nel pool. La posizione ha un health factor del 2.74, quindi al momento lontana da possibili liquidazioni o margin call, ma c’è comunque un problema di fondo.

Guardando alle statistiche di Dolomite, ci accorgiamo che i token WLFI depositati dal progetto della famiglia Trump corrispondono a circa il 60% di tutto il TVL relativo a quella moneta. Inoltre un portafoglio legato a quello di World Liberty Financial controlla altri $160 milioni di WLFI su Dolomite, il che rende l’esposizione complessiva altamente concentrata nelle mani di un unico soggetto.
Ma soprattutto, la stablecoin USD1 ha raggiunto l’86% di utilization rate, cioè dei 200 milioni di USD1 depositati dagli utenti retail per ottenere uno yield, circa 171 milioni sono attualmente prelevati. Questo rende impossibile prelevare più del 14% dei depositi ed obbliga molti LP a dover attendere che la loro liquidità venga restituita (farmando nel frattempo un ricco APY dell’ 11%).

La risposta della famiglia Trump: “è così che funziona”
Ovviamente la risposta di World Liberty Financial e dei collaboratori della famiglia Trump non si è fatta attendere a lungo. Qualche ora fa dall’account X ufficiale di WLFI il team del progetto ha confermato di aver depositato grandi quantità del proprio token su Dolomite e di aver assunto stablecoin in prestito.
Sul tema del rischio associato a questa strategia, la risposta sarebbe stata la seguente: “No, non siamo nemmeno lontanamente vicini alla liquidazione — e francamente, anche se i mercati si muovessero drammaticamente contro di noi, forniremmo semplicemente più collaterale. Non è un rischio. È così che funziona.”

Ciò che forse dovrebbe far riflettere di più è il fatto che il team di WLFI ritenga che per gestire la posizione si possa far affidamento semplicemente all’aggiunta di nuovo collaterale. Collaterale che in condizioni ideali per un progetto non dovrebbe essere composto da grandi porzioni del proprio token di governance, proprio perché in caso di mercato altamente volatile si rischia di far crollare tutta la baracca.
Il famoso detto “steady lads, deploy more capital” dovrebbe aver insegnato qualcosa a chi bazzicava nel settore durante il 2022: aggiungere collaterale non sempre risolve il problema, soprattutto quando quel collaterale rischia di perdere molto velocemente o viene preso di mira da qualche shorter con ampio capitale a supporto.
Cosa potrebbe mai andare storto?
Chi vi scrive non crede onestamente che dall’oggi all’indomani si arriverà a uno scenario di crisi per il progetto della famiglia Trump, anche considerando le risorse che ci sono in gioco. Tuttavia questo approccio risulta comunque eccessivamente esposto a un fattore di rischio che potrebbe innescare una spirale estremamente pericolosa in futuro.
In condizioni di mercato avverse, si potrebbe far fatica a gestire la posizione, o comunque si richiederebbe di concentrare una fetta importante della supply a copertura di un prestito. Non è esattamente il modo più safe con cui un protocollo gestisce i propri capitali, ed è anche il motivo per cui l’Ethereum Foundation ed altri team di progetti storici non espongono in maniera significativa i propri asset nativi come collaterale per operazioni di questo tipo.
Cosa potrebbe mai andare storto? Tutto. E il problema non sarebbe tanto quello di World Liberty Financial, che, come dicevamo all’inizio, ha coniato il token WLFI a titolo gratuito e dunque non rischia nulla se non in termini di reputazione e paper money. La componente di rischio maggiore è sulle spalle di chi ha fornito liquidità in USD1, che rischia di poter potenzialmente perdere quel capitale.
Questa fa in un certo senso parte del gioco, nel senso che l’alto APY pagato ai lender di USD1 dipende proprio da un rischio maggiore sul piatto. È questa la realtà dietro ai guadagni in DeFi, più rendimento equivale a più rischio.
Il fondatore di Dolomite vicino alla famiglia Trump e WLFI
Piccolo dettaglio per i più curiosi: Il fondatore del protocollo Dolomite, Corey Caplan, è strettamente collegato al progetto World Liberty Financial in qualità di advisor nelle fasi di lancio iniziali. Successivamente è diventato addirittura CTO del progetto di casa Trump, guidando la parte tecnica e la gestione dell’architettura.
Questo spiegherebbe il perché Corey Caplan abbia deciso di accettare un’integrazione così profonda di WLFI sul proprio protocollo, consentendo un utilizzo intenso della moneta come collaterale. L’unico augurio che ci resta da fare, è sperare che tutto questo trambusto non finisca per generare ripercussioni negative sul futuro della DeFi.
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