Ethereum è in aumento del +7,2% nell’ultima settimana di negoziazioni del mercato crypto, con un grafico che sembra voler proseguire la sua scalata al rialzo, lasciandosi alle spalle tutta la zona di accumulazione compresa tra i $1.850 e i $2.400. Ciononostante notiamo nei mercati futures un’insolita pressione al ribasso dai venditori allo scoperto.
Il funding rate sulle borse perpetual di Ethereum – così come in realtà anche su Bitcoin e altri asset – segna valori ampiamente negativi, sottolineando un eccesso di partecipazione degli short rispetto ai long. Il tutto mentre i prezzi rimangono relativamente stabili nelle ultime ore e con varie posizioni pronte a saltare in caso di accelerazione improvvisa a rialzo. Vediamo la situazione più da vicino.
Ethereum: tassi di finanziamento negativi bloccano il rally di ETH
Non è una grossa novità che tanti traders attivi sulle piazze perpetual di Ethereum siano posizionati short. Lo abbiamo visto in diverse occasioni recenti come i numeri dei futures rivelino segnali di stress, in particolare per quello che riguarda il funding rate, metrica molto utile che ci mostra semplicemente su che lato è sbilanciato il mercato.
Dai dati di Kiyotaka possiamo vedere come in seguito al bottom locale del 6 febbraio 2026 a $1.730, i tassi di finanziamento sui futures di Binance siano rimasti a lungo in territorio negativo, intervallati solo da brevi fasi in positivo. Finora questa dinamica ha portato, per definizione, i prezzi di Ethereum sul mercato perpetual leggermente più bassi rispetto allo spot, come risultato di una prevalenza di posizioni short che hanno bloccato in più occasioni la ripartenza al rialzo della moneta.
Ora però vediamo come lo squilibrio si stia man mano alleggerendo, con l’open interest che cerca di ricostruirsi timidamente e un CVD che evidenzia una maggiore aggressività dei compratori nel definire la direzione dei prezzi. Non a caso l’intensità degli excursus negativi dei funding rate su Ether si sta riducendo, mentre i prezzi cercano il breakout della resistenza a $2.400.

Gli short rischiano la liquidazione e uno squeeze dei prezzi al rialzo
Da notare anche come nelle ultime ore di price action, in due diverse occasioni gli short seller su Ethereum si siano fatti cogliere impreparati, nonostante movimenti relativamente contenuti.
Il 14 aprile alle ore 14:00 (UTC), con un piccolo tentativo di rialzo fino ai $2.416 sono state liquidate ben $16 milioni di posizioni short, numero che sembra forse un tantino elevato per la portata del rialzo. Dall’altra parte i long liquidati sono stati solo $4 milioni nonostante la formazione di una brutta wick che ha rigettato l’impulso rialzista e portando a un’inversione nel brevissimo termine.
Ancora, il 15 aprile alle ore 19:00 (UTC), mentre Ethereum recuperava i $2.384, con una candela oraria da appena +0,7%, sono stati pizzicati in fuorigioco altri $7,8 milioni di short. Anche qui l’entità della liquidazione sembra eccessiva in relazione all’ampiezza del movimento, segno che i venditori allo scoperto sono particolarmente esposti e sensibili a variazioni di prezzo minime.

Questo ci dà un primo indizio di quanto i venditori short potrebbero trovarsi in difficoltà nel caso il prezzo dovesse esplodere al rialzo, e quanto parallelamente gli stessi traders stiano operando con alta leva e prezzi di liquidazioni ravvicinati.
I livelli di prezzo da guardare su Ethereum
In questo momento troviamo un primo cluster di liquidazioni interessante sopra i $2.400, dove molti short di Ethereum – evidentemente scontenti di essersi fatti colpire nelle ultime sessioni – si sono nuovamente riposizionati sugli stessi livelli.
A seguire vediamo una zona molto interessante intorno ai $2.580, dove orbitano altre centinaia di milioni di posizioni pronte a saltare, con un prezzo che combacia anche con la banda superiore del “Liquidation Band di Kiyotaka”. Questo vuol dire che se ETH dovesse raggiungere quel prezzo nel breve termine, potrebbe partire facilmente uno squeeze al rialzo, in maniera analoga a come successo in altre occasioni in cui il grafico ha rotto gli estremi delle bande (vedi 5 febbraio).
Da notare anche come l’indicatore Volume Profile, calcolato su un set di dati che parte da fine ottobre, mostri un vuoto di scambi (LVN) tra i $2.400 e i $2.900. In genere, zone di questo tipo – con bassa densità di volumi – tendono a essere attraversate più rapidamente dai prezzi, proprio perché mancano livelli intermedi di supporto o resistenza significativi.

Ci dà un ulteriore suggerimento la metrica del “Liquidation Z-Score”, che ci mostra come l’ultima liquidazione short registrata due giorni fa sia stata ampiamente superiore alla media storica, indicando un terreno fertile per un aumento della volatilità al rialzo.
Tendenzialmente quando questo indicatore supera il valore di +2, significa che è in corso un possibile squeeze, in questo caso a svantaggio degli short, che come abbiamo visto sono la componente più partecipe del mercato (ma anche la più fragile) in questo momento.
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