C’è ancora tanto entusiasmo per il futuro dell’intelligenza artificiale, soprattutto sul fronte degli investimenti. Nelle ultime 24 ore il contratto pre-IPO di OpenAI – titolo che ricordiamo poter essere scambiato solo su determinate piazze decentralizzate come quella di Hyperliquid – ha registrato una crescita di circa il +17%, portando la sua valutazione implicita a un nuovo record di 1,07 trilioni di dollari.
A questi prezzi, la futura azione della famosa società di Sam Altman si posizionerebbe all’undicesimo posto nella classifica delle compagnie più capitalizzate al mondo, appena dietro Tesla e subito davanti a Walmart. C’è tuttavia ancora tempo per dare sfogo alle fantasie degli investitori e portare potenzialmente la valutazione ancora più in alto prima dell’IPO ufficiale dell’azienda, attesa per il Q4 2026.
OpenAI: crescono i prezzi del contratto pre-IPO su Hyperliquid
Probabilmente questo dettaglio è sfuggito a qualcuno, ma da qualche mese sul DEX decentralizzato Hyperliquid è possibile negoziare le azioni di OpenAI, e di altre compagnie come Anthropic e SpaceX, tramite contratti derivati pre-IPO.
Tecnicamente questi contratti non rappresentano azioni reali della società, ma perpetual futures sintetici che riflettono la valutazione implicita dell’azienda, con i prezzi denominati in miliardi di dollari. A gestire l’emissione di questi prodotti c’è Ventuals, uno dei pochissimi fornitori del settore crypto che permette di investire nei giganti dell’AI.
Le quotazioni di OpenAI e degli altri contratti variano ovviamente in base a domanda e offerta, ma c’è anche un oracolo che prende come riferimento dati reali dei mercati secondari, come fundraising e valutazioni istituzionali. Dal prezzo dell’oracolo si determina il funding rate, ossia il costo di finanziamento che aiuta ad allineare il più possibile i prezzi alla realtà, fornendo una venue il più possibile affidabile per la valutazione di questi strumenti illiquidi.
Ebbene, dal lancio dei contratti OpenAI su Hyperliquid a novembre 2025 gli investitori hanno prezzato un incredibile +112%, con i prezzi partiti da 500 dollari circa. Nelle ultime 24 ore si è registrato un nuovo strappo al rialzo del +16,4%, portando il titolo a 1.076 dollari, il che implica una capitalizzazione implicita di 1,07 trilioni di dollari.

Perché OpenAI sta volando in pre-IPO?
Ci sono diversi motivi che giustificano questo pump nei mercati secondari di Hyperliquid. Il primo riguarda la notizia trapelata ieri riguardo il lancio di Codex Labs, un nuovo servizio in cui OpenAI invia i propri ingegneri direttamente dentro le aziende clienti per aiutarli ad integrare l’agente AI Codex all’interno dei propri workflow.
Questa news è evidentemente piaciuta agli investitori, visti gli importanti numeri di crescita che accompagnano il lancio del servizio. Pensate che in appena due settimane, gli utenti settimanali di Codex sono passati da 3 a 4 milioni, con una crescita di 6 volte rispetto alla partecipazione di inizio anno.
Il tutto è accompagnato da diverse partnership firmate da OpenAI con grandi system integrator, come Cognizant e CGI, che fungeranno da canali di distribuzione per espandere ancora di più il servizio. Tutti fattori che sulla carta dovrebbero aumentare la redditività dell’azienda, e di conseguenza giustificare valutazioni più elevate.
C’è poi anche un discorso da fare a posteriori, che riguarda la presenza eccezionale dei contratti pre-IPO su borse accessibili ai retail. Storicamente infatti l’accesso ai titoli pre-IPO è sempre stato riservato a fondi istituzionali e clienti delle banche underwriter, in un circolo chiuso da cui i piccoli investitori sono stati sistematicamente esclusi
I retail sono all’ultimo posto della scala gerarchica che regola questi processi di distribuzione, e mai nella storia hanno avuto l’opportunità di fare affari comprando le migliori aziende prima dell’effettiva quotazione. Questo spiega in parte l’entusiasmo che c’è su Hyperliquid per OpenAI, su cui ci sono già aspettative estremamente elevate come base di partenza.
Anthropic flippa OpenAI con una performance da +86% negli ultimi 30 giorni
Nonostante i numeri straordinari registrati da OpenAI in questi mesi – da contestualizzare tra l’altro in un momentum storico non proprio ottimale per gli asset più a rischio – c’è qualcuno che sta facendo di meglio sui future sintetici pre-IPO.
Parliamo di Anthropic, altro colosso del comparto AI che negli ultimi 30 giorni di negoziazione su Hyperliquid ha registrato un ottimo +86%. Quanto basta per eseguire il cosiddetto flippening su OpenAI, ossia sorpassarla in termini di valutazione.
Al momento infatti Anthropic risulta scambiata a 1,12 trilioni di dollari, ossia circa 50 miliardi in più rispetto a OpenAI. Il gap era ancora più grande prima del pump di ieri, con Anthropic che arrivava a valere fino a 1,27 volte il suo competitor. Da notare anche come fino a poche settimane fa la situazione fosse completamente opposta, con OpenAI che vantava un premium significativo, poi completamente capovolto.

Ha senso comprare OpenAI e Anthropic a queste valutazioni?
Questa è la domanda che tutti i degen del mondo crypto si stanno facendo in questo momento. Sicuramente valutazioni così elevate non aiutano gli investitori a comprare con serenità, considerando che chi ha partecipato all’ultimo round privato di OpenAI a 852 miliardi di dollari avrebbe bisogno di una valutazione IPO di almeno 1,2 trilioni solo per giustificare il proprio investimento (costo del capitale e rischio), secondo quanto riportato da Financial Times.
Allo stesso tempo parliamo di aziende che hanno chiuso i più grandi finanziamenti tech della storia, con aspettative di crescita straordinarie da parte del mercato. Tutto chiaramente dipenderà dalla capacità di queste società di continuare a raccogliere capitali nel tempo ed espandere i propri prodotti per costruire soluzioni in grado di scalare le economie mondiali.
Lasciatecelo dire però: c’è un sentiment paradossale nell’aria. Al momento sia OpenAI che Anthropic prevedono di chiudere il 2026 in perdita – la prima con un deficit stimato di 14 miliardi di dollari e la seconda con una traiettoria meno drammatica ma comunque in rosso. OpenAI non prevede di tornare a registrare utili prima del 2030, mentre Anthropic punta al break-even intorno al 2028, con tutte le stime che andranno poi valutate sul campo.
Ad ogni modo, non è di certo la prima volta che vediamo un ottimismo tale su aziende che non stanno ancora producendo ricavi. È successo in passato con Tesla, Amazon, Netflix e tanti altri titoli che poi negli anni successivi sono esplosi al rialzo. La storia ci insegna che i mercati possono rimanere irrazionali molto a lungo, soprattutto se c’è un prodotto sottostante che – almeno in parte – giustifica questa follia speculativa.
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