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Germania crisi

Germania in crisi guerra: -0,5% a previsioni PIL. Italia ancora in infrazione. Ora BCE fa paura

Due dei tre paesi più imoprtanti economicamente sono in crisi. Il terzo non ha ancora parlato ma...
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La guerra in Iran vale mezzo punto di PIL tedesco. Ed è un problema. Le proiezioni diffuse da Berlino oggi passano a una crescita prevista dello 0,5% per il 2026, contro l’1% che era stato indicato soltanto in gennaio. Con gli altri fattori fermi, il calo delle aspettative da parte del Ministero dell’Economia della Repubblica Federale Tedesca è dovuto tutto al conflitto in Iran e alle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. Una situazione che aumenta le difficoltà di BCE nel decidere, già a fine mese, sui tassi di interesse.

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Un calo importante, che avrà degli effetti anche sugli altri paesi europei, che da quella che un tempo chiamavano la locomotiva tedesca dipendono in termini di export.

Contesto in deterioramento

I problemi sono due. Da un lato il blocco di Hormuz rende le materie prime energetiche molto più costose. Ci sarà un impatto enorme sull’inflazione, che potrebbe estendersi anche sul medio e lungo periodo soprattutto se non si dovesse tornare alla normalità in tempi brevi.

Dall’altro c’è l’impatto sulla crescita: con i costi dell’energia alle stelle e scarso accesso alle materie prime, in aggiunta alla cautela con la quale spendono gli Emirati e gli altri paesi coinvolti nel conflitto, i problemi alla crescita si sono già manifestati. Anzi, sono stati già previsti.

Per il 2026 valgono lo 0,5%, mentre per il 2027 valgono lo 0,4%. Una percentuale che sarebbe importante già per economie con un buon tasso di crescita. E che in Europa valgono doppio perché la Germania prevede ora di crescere di un modesto 0,5% per il 2026 e per un altrettanto modesto 0,9% per il 2027.

Arrivano i tagli

Intanto si ragiona di tagli, per coprire un buco di bilancio che nell’austera Germania vale 140 miliardi di dollari. Altra questione che probabilmente sul breve avrà un impatto negativo sulla crescita, per quanto trovare una quadra politica per tagli così importanti sembrerebbe essere per ora impossibile.

Mentre all’Italia viene confermata la procedura per disavanzo eccessivo, il quadro che emerge complessivamente dall’Europa è forse il più cupo di tutti.

BCE dovrà tenerne conto

BCE dovrà sicuramente tenerne conto. I mercati avevano iniziato a prezzare non uno, ma almeno due rialzi ai tassi nel corso del 2026 per l’area euro. Difficile anche soltanto pensarci ora, mentre arrivano notizie terribili dai paesi più importanti per percentuale di PIL prodotta nell’area.

La Francia, d’altronde, piange già da tempo miseria e chiede – indirettamente – una BCE più morbida per bocca dello stesso presidente Emmanuel Macron. Da un lato ci sarà certamente la volontà di BCE di mostrarsi come indipendente. Dall’altra una necessità per le popolazioni, le economie e gli stati di non vedersi stringere un metaforico cappio intorno al collo.

Con BCE però, lo ricordiamo, che ha un solo mandato, quello di garantire la stabilità dei prezzi. E no, al contrario di Fed, tecnicamente non è obbligata ad occuparsi anche di occupazione e di andamento dell’economia.

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