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BItcoin Tudor Jones

L’investitore da 80 miliardi: Bitcoin meglio dell’oro per la grande crisi in arrivo. E punta tutto su…

Paul Tudor Jones è sicuro: Bitcoin sarà meglio dell'oro, almeno se la crisi...
BItcoin Tudor Jones

Paul Tudor Jones, storico short seller della bolla giapponese e gestore di oltre 80 miliardi di dollari in asset, torna su Bitcoin. E lo indica (di nuovo) come miglior asset contro l’inflazione, ritenendolo anche più desiderabile dell’oro, soprattutto al verificarsi di determinate condizioni. Tutto questo mentre lancia l’allarme sulle azioni, che ritiene sopravvalutate.

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Una tesi forte, che Tudor Jones non esprime per la prima volta – che in pochi però ritengono credibile, tenendo conto delle performance di Bitcoin durante fasi acute di inflazione, che non sono state sempre ottimali. In aggiunta, $BTC ha storicamente risentito in positivo di politiche monetarie maggiormente lassiste. Tuttavia, sarà il caso di lasciare spazio a chi è certamente più blasonato di chi vi sta scrivendo.

Bitcoin? Meglio dell’oro e meglio di altri asset

Bitcoin è senza dubbio il miglior scudo contro l’inflazione che esiste, migliore dell’oro.

Questo è quanto Tudor Jones ha affermato durante ila podcast Invest Like the Best. Il tema rimane quello dell’inflazione controllata e decrescente, con un massimo di 21.000.000 di BTC che saranno mai disponibili.

Eventi estremi Bitcoin
Dall’arrivo degli ETF in poi, Bitcoin ha ridotto anche gli eventi estremi

Questo potrebbe diventare più importante in una fase di importante stimolo fiscale, di operatività delle banche centrali in senso espansivo, in stile post COVID. Una situazione che TJ si aspetta che si verificherà nel futuro di breve periodo.

Più preoccupante la situazione sulle azioni

Se Tudor Jones è molto ottimista su Bitcoin, non lo è invece sulle azioni. Ritiene infatti che S&P 500 sia molto sopravvalutato e che il rapporto tra capitalizzazione della borsa e PIL è il più alto di sempre. È al 252%, mentre prima della crisi del ’29 era “soltanto” al 65% e per la crisi dell’87 era 90% circa.

Durante la crisi del 2000 – quella della bolla dot-com, avevamo un rapporto di circa il 270%. Si tratta di un dato molto vicino a quello attuale – e per Tudor potrebbe essere… sintomo di un problema.

Il problema principale è che un eventuale crash dell’azionario avrebbe delle conseguenze nefaste sulle casse pubbliche. Il popolare investitore fa infatti notare che circa il 10% delle entrate fiscali degli USA sono da capital gain. E con una borsa che si ferma e corregge, andrebbero a zero.

Una previsione nefasta, in linea con quelle che sono da tempo però le anticipazioni di uno degli shorter storici della storia dei mercati. Non che questo voglia dire che abbia ragione per forza, ma gli attribuisce certamente una certa aura di autorevolezza.

Bitcoin unica salvezza?

Tudor è da sempre molto aperto a Bitcoin ed è un investitore da tempi non sospetti. Le sue parole finiranno per accendere degli importanti entusiasmi, cavalcando una teoria che in realtà è molto diffusa, soprattutto tra i bitcoiner.

Avrà ragione lui? I numeri sono effettivamente preoccupanti, per quanto ci sia la maggioranza dei mercati che della modalità panican non ne vuole neanche sentire parlare.

Dal mondo AI non arrivano buoni segnali, ma non è la prima volta che ci sono segni di cedimento. Quello che ci aspetta è probabilmente uno dei periodi più interessanti di sempre, anche da investitori.

Un contesto diverso da quello della crisi COVID

L’inflazione post COVID non dovrebbe essere presa ad esempio di ciò che potrebbe accadere nel futuro anticipato da Tudor. Un futuro che:

  • Vedrà lo sgonfiarsi degli asset azionari: ormai almeno secondo la lettura di Tudor Jones;
  • Vedrà una crisi dei debiti sovrani: che non sembra possibile correggere sul breve perché gli stati non hanno margine politico per farlo;

Sarà interessante guardare come Bitcoin ed eventualmente altre crypto reagiranno a questa situazione. Per Tudor Jones, si tratterebbe della migliore vetrina possibile.

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