Nessuna sorpresa dalla guerra: la disoccupazione USA rimane al 4,3%, come da previsioni e come nel mese precedente. Di più: le buste paga aumentano, anche se in modo contenuto e il grande disastro che in tanti ritenevano imminente (perché collegato alla guerra) non si è verificato. Dall’altro canto è una brutta notizia per chi sogna tagli – e tanti – già nel 2026.
Tutto secondo le previsioni, tanto da rendere ormai il grosso degli appuntamenti con i dati macro USA piuttosto noioso. Cosa cambia ora? Nulla? Oppure ci sono altre considerazioni da fare a causa di una disoccupazione che rimane statica e non mostra segni di cedimento?
La guerra non ha ancora presentato il conto all’occupazione
E su questo in pochi avevano dubbi. Gli eventuali effetti del conflitto saranno di medio e lungo periodo sull’occupazione e saranno secondari rispetto a quelli su prezzi e crescita. La disoccupazione USA rimane all’interno di un range molto ristretto, all’interno del quale si muove ormai da tempo e senza soluzione di continuità, con variazioni minime che addirittura sono mancate nel corso delle ultime letture.
Anche le non farm payrolls, pur mancate dagli analisti, sono prive di sorprese significative. Aumentano, ma su ritmi tali da non permettere alcuna analisi aggiuntiva. I numeri sono modesti, certamente non da economia in forte espansione, ma neanche da economia a un passo dal baratro.
Miran vuole tagli, ma i numeri…
Stephen Miran è l’uomo di Trump in Fed. Da tempo canta la stessa canzone, tant’è che anche durante l’ultimo FOMC ha votato a favore di tagli ai tassi, nonostante le condizioni non sembrino esserci, almeno per chi vive sul nostro stesso pianeta.
Poco prima però della pubblicazione dei dati lo stesso Miran ha deciso di farsi intervistare, chiamando ancora una volta Fed a raccolta per il taglio dei tassi. Non avverrà, probabilmente, a breve, anche se la presidenza di Warsh dovesse diventare molto politica.
Fed ha un doppio mandato: da un lato la stabilità dei prezzi, dall’altro la massima occupazione. Con l’occupazione che per ora non mostra problemi di sorta, sarà difficile già dalla prima riunione di giugno giustificare tagli ai tassi di interesse.
Reazione modesta dal mondo crypto
A poco più di 30 minuti dall’uscita del dato, la reazione di Bitcoin e poi del resto del mondo crypto appare come piuttosto moderata. Nessun grosso scossone, all’interno di 24 ore piuttosto tranquille anche dopo le trimestrali di Coinbase.
Toccherà alla sessione di borsa decidere che direzione prendere, cosa che dipenderà anche dalla situazione di Hormuz.
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