C’è chi perde qualche centinaio di euro e vive la perdita come una tragedia – e c’è chi, dopo aver fatto fallire fondi e banche d’investimento – la vive con maggiore spavalderia. Vi presentiamo i quattro trade più disastrosi di sempre – una lista della vergogna che vi racconta come in realtà anche chi è un professionista con miliardi da allocare può farsi prendere la mano.
In realtà la lista potrebbe essere molto più lunga: vi segnaleremo però quattro casi molto emblematici di quando le cose possono andare molto storte. E che ricordano come certe posizioni andrebbero chiuse, anche se crediamo di avere ragione e di essere dal lato giusto della barricata. Non essere in grado di tornare indietro o cambiare idea può costare carissimo.
Nick Leeson: da solo affonda la più antica banca d’Inghilterra
Le perdite non sono state così spettacolari, almeno rispetto a quelle più corpose della speciale classifica della vergogna. Nick Leeson lavorava per Barings Bank, quella che allora era la più prestigiosa e antica banca del Regno Unito ancora in attività.
Operava sull’allora neonato mercato dei futures asiatici. Spericolato come pochi, guadagnò milioni di sterline per i propri clienti. Come spesso capita a chi è baciato dalla fortuna, decise di prendere quei guadagni come una sorta di segno del destino. Iniziò a scommettere (capitali non suoi) in operazioni sempre più spericolate. Perdite, poi altre perdite, poi tutto nascosto all’interno di un misterioso account dal numero 88888.
Puntò tutto sulla stabilità del mercato di allora, ma a scrivere la parola fine sulle sue operazioni e sull’attività di Barings Bank arrivò il terremoto di Kobe del 1995. Mercati affossati, perdite ormai superiori ai 700 milioni di sterline e poco capitale per riprovarci. Mossa della disperazione: puntare su un pronto rimbalzo. Rimbalzo che però non arriva e che porta le perdite a 1,3 miliardi di dollari.
Barings Bank è sull’orlo del fallimento. Lui scappa lasciando un biglietto: “I’m sorry”. Ci mancherebbe, aggiungiamo noi.
Jerome Kerviel: posizioni non autorizzate per 50 miliardi
Tutti i protagonisti di queste storie condividono qualcosa: la tendenza a aprire posizioni per miliardi di dollari, con i soldi dei clienti, chiaramente senza l’autorizzazione della banca. Per un po’ le cose vanno bene, poi però i mercati si mettono di traverso.
È il caso anche di Jerome Kerviel, che è costato a Société Générale la bellezza di 4,9 miliardi. Il meccanismo è lo stesso di sempre: apro posizioni, sono più esposto di quanto dovrei, nessuno sa nulla, il mercato crolla e la banca è costretta a scaricare posizioni.
Oggi deve ancora miliardi a Société Générale.
La balena di Londra: muoveva da sola il mercato. O almeno credeva di poterlo fare
Nel maggio 2012 da JPMorgan si accorgono di avere miliardi di perdite, tutte della filiale londinese del gruppo. A causarle una serie di trade su credit default swap, derivati che permettono di scommettere sul fallimento di un certo emittente di bond o titoli di debito.
Le perdite? Circa 6 miliardi di dollari al tempo. Ai quali si aggiungono 900 milioni di dollari di multe da diversi regolatori.
Perché lo chiamavano la Balena di Londra? Perché era in grado di piazzare ordini così grandi da spostare il mercato da solo.
A punirlo, ancora una volta, un mercato che va storto in modo inimmaginabile. Puntava sulla solidità generale del mercato del credito, salvo poi trovarsi… in mutande.
Bastano dei premi Nobel per evitare la liquidazione? A quanto pare no
Long-Term Capital Management: un botto così incredibile da riscrivere le regole di Wall Street. Ma c’è qualcosa di più piccante in questa storia: LTCM fu fondata da John Meriwether, un veterano che arrivava da Salomon Brothers – e nel board decise di mettere dentro anche Myron Scholes e Robert C. Merton. Entrambi vinceranno tre anni dopo il Premio Nobel per i propri modelli finanziari.
Il fondo parte al massimo: primo anno +21%, secondo anno +43%, terzo anno: +41%. Quarto anno: libri in tribunale.
A punire il fondo furono in serie: nel 1997 la crisi finanziaria asiatica e quella della Russia nel 1998. Una leva per molti esagerata terminò l’opera.
Il disastro è così grande che costringe Federal Reserve a intervenire con un piano di salvataggio da 3,625 miliardi di dollari.
Le perdite totali? 4,6 miliardi di dollari.
Una sorpresa per i nostri lettori
In realtà di trade disastrosi ce ne sono stati tanti di più e anche maggiori per quantità di capitale distrutto e disperso.
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