La settimana sui mercati è stata caratterizzata dai nuovi record degli indici azionari americani, dall’incontro tra Trump e Xi Jinping e da un fatto che molti commentatori sembrano dimenticare: lo Stretto di Hormuz resta bloccato. Il prezzo del petrolio ha iniziato a far sentire i suoi effetti sull’inflazione americana, e a cascata questa si sta riversando sui tassi di interesse e sui rendimenti dei titoli obbligazionari che stanno salendo in correlazione globale dal Giappone all’Europa.
Il quadro macro spaventa le crypto e i rendimenti Titoli di Stato
Un contesto macro che pesa direttamente sui mercati crypto. La settimana si sta mostrando molto volatile per le crypto in netta dicotomia con il mercato azionario.

Bitcoin su base weekly è in contrazione del -4,50% mentre Ethereum del -6,90%. Va peggio a SUI con un -20% e Zcash a -16%. Il ribasso sta facendo virare alcune coin in rosso anche a maggio come ETH che segna un -2,50% in linea con quanto suggerivano le previsioni di Polymarket.
Treasury USA ai massimi: 30Y oltre la risk zone
I rendimenti dei treasury americani stanno accelerando al rialzo in modo aggressivo. Il US 10Y è arrivato a 4,57%, in rialzo di +10 punti base nelle ultime 24 ore. Il US 30Y sale al 5,11%, sfondando la “risk zone” 4,90-5,00% che il mercato monitorava da settimane. Il US 2Y è al 4,07%, con uno spread 10Y-2Y a +50 punti base in costante allargamento.

L’inflazione americana è tornata a salire al 3,8% YoY, in rimbalzo dopo due anni di calo strutturale. I dati macro, CPI e PPI, di aprile hanno mostrato pressioni inflazionistiche legate allo shock energetico iraniano. Il debito federale USA ha toccato i 38,51 trilioni di dollari, massimo storico assoluto. La nuova Fed di Kevin Warsh dovrebbe mantenere i tassi invariati a giugno, però il mercato prezza già un 28% di probabilità di rialzo a dicembre, ben lontano dai tagli auspicati da Trump.
Anche i rendimenti in Eurozona sotto pressione
Anche in Europa i rendimenti accelerano in modo significativo, sulla scia delle tensioni globali. L’Europa si stava comportando bene, fino allo scoppio della guerra Iran – USA e shock energetico. Dal grafico allegato con panoramica degli ultimi tre anni si può vedere il rialzo del Bund tedesco che è arrivato a uno yield del 3,14%. Il BTP italiano è al 3,93% e l’OAT francese al 3,94%.

Da segnalare un fatto storico, da un po’ di tempo l’OAT francese paga oggi più del BTP italiano, una situazione che ribalta decenni di gerarchia tra paesi forti e fragili dell’area euro. Lo spread BTP-Bund si comprime a 78 punti base, livello tra i più bassi degli ultimi anni. L’Italia stava godendo di una buona immagine a livello finanziario globale o forse sta peggiorando l’immagine di altri Stati.
Il Giappone, la bomba sotto traccia

Il vero shock viene dall’Asia. Il JGB giapponese a 10 anni è esploso al 2,70%, in rialzo del +9,18% settimanale. Il trentennale tocca il 4,03% e il quarantennale segna il record assoluto a 4,23%. La Bank of Japan ha portato i tassi allo 0,75% dopo decenni di politica a zero. Significa che il carry trade dello yen sta morendo. Gli investitori globali che si finanziavano in yen a costo zero per comprare asset rischiosi hanno ora meno spazio. Per un’analisi completa l’articolo di Gianluca Grossi: Terrore Giappone: rendimenti sopra il 4%. I mercati globali si preparano all’impatto? Numeri e conseguenze
Dollar Index paradossale e impatto sulle crypto

Il dato più sorprendente arriva dal Dollar Index (DXY). Nonostante i Treasury americani offrano rendimenti elevatissimi, il DXY quota 99,26 e a livello grafico ben sotto la media mobile (Sma 50). Storicamente un dollaro debole con rendimenti alti è uno scenario stagflattivo che riflette stress sistemico sulla valuta americana, legato al debito federale fuori controllo.

Per il mercato crypto il quadro è duro. Bitcoin quota 78.700 USDT, in correzione di circa il 39% dai massimi storici toccati nel 2025. La storica correlazione tra inflazione USA in calo e rally Bitcoin si è invertita: l’inflazione è risalita al 3,8% e BTC ha perso oltre il 35% dai massimi. Con tassi reali al 4-5% in tutto il G7 e la fine del carry trade giapponese si ha un rischio di contrazione della liquidità globale.
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