Bitcoin crolla sotto i 70.000$, livello di prezzo che non si vedeva da tempo al, quale si è arrivati perdendo un’altra importante resistenza, ovvero quella dei 71.000$. A contribuire al sentiment negativo su Bitcoin ci sono diversi fattori, sia strettamente economici, sia invece più squisitamente narrativi. Un sentiment che è tornato rapidamente in basso, complici anche le defezioni di società e personaggi molto importanti del mondo BTC.
C’è una concomitanza di cause, per un ciclo di FUD che da tempo non tornava su tematiche forse un po’ stanche, ma sempre in grado di terrorizzare i mercati.
Strategy, BlackRock e il ritorno di Mt. Gox
I fattori principali – narrativi – sono tre, tra quelli che stanno condizionando al ribasso l’andamento di Bitcoin.
- ETF
Una delle più importanti fonti di domanda per $BTC, gli ETF spot che sono quotati negli Stati Uniti, hanno rallentato fortemente e sono in negativo ormai da più di due settimane. Anche ieri si è sfiorato il mezzo miliardo di abbandoni, con BlackRock che continua a essere la protagonista negativa di questa brutta fase a Wall Street.
- Strategy e Michael Saylor
Ieri è stata annunciata una vendita di 32 Bitcoin da parte di Strategy. Secondo quanto indicato a SEC, il ricavato della vendita sarà destinato al pagamento dei dividendi STRC. Il grosso della spesa, comunque, è stata coperta ancora una volta da cessioni delle azioni ordinarie. La notizia sta facendo discutere gli appassionati. Ha certamente contribuito al sentiment negativo.
- Si muovono i Bitcoin di Mt. Gox
In mattinata c’è stato un importante movimento di BTC che sono custoditi dalla procedura fallimentare di Mt. Gox. Non è chiaro quale sia il motivo, per una redistribuzione ai legittimi proprietari che sta impiegando anni e che non sappiamo quando sarà portata a termine. Non è chiaro neanche se siano stati spostati per la distribuzione, ma tanto è bastato per aggiungere ansia in un momento di già particolare tensione sui mercati.

Attesa per la sessione USA
Ora c’è grande attesa per la sessione USA, che sarà condizionata anche dalle notizie che arrivano dall’Iran. Non è chiaro se ci siano ancora gli estremi per un accordo, con diversi giornali statunitensi che riportano di litigi tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, riguardante principalmente gli attacchi di Israele in Libano.
Ieri era arrivata la notizia dello stop alle trattative da parte dell’Iran, poi smentita da Trump, in un flusso di informazioni che dall’inizio della guerra è assai poco chiaro.
I mercati però, mentre siamo quasi fuori tempo massimo per Hormuz, ascolteranno le poche informazioni credibili con la massima attenzione possibile.
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