Mentre Piazza Affari e Wall Street viaggiano vicino ai massimi, il mondo crypto resta sprofondato in territorio negativo. E sì, il nostro FTSE MIB ha segnato un nuovo massimo storico il 18 giugno e si attesta tra i migliori indici del 2026, sopra l’S&P 500, a fronte di un Bitcoin che da fine gennaio perde oltre un quarto del valore. La spaccatura non nasce dalla geopolitica, bensì dal costo del denaro e dall’hype AI.
Nel 2026 spaccatura azionario e mondo crypto
In questi primi sei mesi dell’anno il Nasdaq guida i listini con un progresso di circa il 21%. Subito dietro arriva il FTSE MIB, il secondo miglior indice con il +16,05%, davanti a tutti gli altri grandi nomi. Seguono S&P 500 a +9,71%, Euro Stoxx a +7,88% e Dow Jones a +6,98%. Resta al palo il DAX, fermo a un modesto +2,07% che fotografa la debolezza tedesca.

La Borsa Italiana supera S&P 500
Suona strano, ma Piazza Affari batte Wall Street nel suo complesso e stacca nettamente la concorrenza continentale. Un dato che può sorprendere e che trova solo una giustificazione parziale nel risiko bancario, il quale coinvolge i principali player, da Intesa Sanpaolo a Monte dei Paschi e Banco BPM, fino a UniCredit, impegnata nella scalata a Commerzbank.
Il motore dei mercati: il costo del denaro, non la guerra
La linea che separa vincitori e vinti non è il rischio geopolitico, ma le attese sui tassi di interesse. Oltre il conflitto Iran-USA, il leitmotiv di questi mesi sono stati i tagli sì e i tagli no delle Banche Centrali. Con la Fed guidata da Kevin Warsh su posizioni restrittive, i tassi restano fermi al 3,50-3,75% e il dot plot segnala ancora un rialzo. Il rendimento dei Treasury, storicamente privo di rischio, viaggia così vicino al 4%. In questo regime il capitale pretende un ritorno e punisce tutto ciò che non lo genera. L’azionario tiene perché capitalizza utili reali e crescenti, soprattutto sulla narrativa dell’AI e del boom dei semiconduttori e dei data center.
Oro, argento e metalli: chi non rende, scende

La conferma arriva dal comparto materie prime, dove la natura dell’asset conta meno del flusso che produce. L’oro, unico vero bene rifugio del gruppo, limita le perdite a un contenuto -3,62%. L’argento invece cede -8,60%: pur essendo un metallo a forte vocazione industriale, resta privo di cedola e paga la concorrenza del rendimento. Crollano i metalli del gruppo platino, con il platino a -21,94% e il palladio a -25,24%. Reggono invece i ciclici e quelli legati a dinamiche reali. La miglior commodity, escluso il petrolio, da inizio 2026 è il cotone con un rialzo del 24%, seguito dal grano a +21%.
Le crypto, l’anello debole del 2026
Arrivando alle crypto, il mondo cambia e si colora di un rosso ribassista. Da inizio anno, Bitcoin perde -28,03% ed Ethereum sprofonda a -43,35%.

Mentre BTC limita i danni, le grandi altcoin affondano, con Solana che cede -45,54%, Ripple perde -39,73% e Chainlink lascia sul terreno -37,35%. Il verde esiste solo su token che vivono di novità e di impieghi reali, come Hyperliquid (HYPE) in rialzo del +192%.
Il ribasso sta colpendo le crypto su tutto l’arco temporale, dal mensile, annuale passando anche per questa settimana come si può osservare dalla tabella delle performance allegata.

Cosa guardare adesso
Più che gli aspetti grafici dei singoli token, adesso sul fronte macro pesa la finestra di sessanta giorni del negoziato Iran-USA. Sullo sfondo restano i movimenti della Fed che con il corso di Warsh sembrano diventare più difficili da interpretare. Bitcoin diventerà interessante solo su movimenti violenti in caso di correzioni verso aree inferiori agli attuali minimi annuali.
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