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Saylor Bitcoin prestiti crypto Strategy

Michael Saylor vende Bitcoin, i veterani non cedono: mercato nascosto dei prestiti vale 67 miliardi

Si può hodlare a vita Bitcoin e rinunciare alle prese di profitto? C'è una soluzione, e non è quella di Michael Saylor.
Saylor Bitcoin prestiti crypto Strategy

Il volto più controverso della community Bitcoin – Michael Saylor – ha annunciato ieri la vendita di 1,25 miliardi di dollari in BTC per aumentare il cuscinetto di liquidità dell’azienda. La mossa, per quanto necessaria in ottica di gestione finanziaria attiva, non è stata presa benissimo da alcuni holder che hanno ricordato come lo stesso Saylor avesse più volte incoraggiato la community a non cedere sats al mercato e a hodlare a vita.

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Mentre però Strategy si alleggerisce, tradendo le aspettative dei fedelissimi, c’è qualcun altro che sembra non volerne sapere di vendere le proprie scorte. Parliamo dei veterani, ossia di investitori che hanno acquistato la criptovaluta in tempi non sospetti e che ora siedono su un patrimonio considerevole.

Secondo quanto emerso in un recente report di Silicon Valley Bank, questi operatori avrebbero scelto sempre più frequentemente di utilizzare i propri Bitcoin come collaterale per accedere a prestiti in stablecoin, anziché ottenere liquidità tramite una vendita a mercato. Il settore dei crypto loans è letteralmente esploso dal 2022, e ora vale ben 67 miliardi di dollari.

I veterani di Bitcoin non sono come Saylor: rispettano la promessa

Michael Saylor ha ufficialmente registrato la prima vendita considerevole di Bitcoin da parte di Strategy (dopo un primo “esperimento” a giugno con la vendita di appena 32 BTC), in un annuncio shock che ha lasciato a bocca aperta diversi appassionati. La promessa del “never sell” ha finito per scontrarsi con la realtà di una gestione finanziaria aziendale più complessa, con la società che ha dovuto liquidare BTC per aggiungere cash alla propria riserva di liquidità e lanciare un segnale di solidità al mercato.

Nel frattempo, un ampio gruppo di investitori continua invece ad hodlare Bitcoin da prima che Strategy si trasformasse in una Treasury company, quando ancora Saylor non era un personaggio influente all’interno della community. Come riporta infatti SVB nel suo ultimo report, ci sono milioni di wallet che detengono BTC da diversi anni, senza mai aver effettuato alcun movimento.

Più nel dettaglio, circa il 26% di tutta la supply circolante è rimasta ferma per almeno 7 anni, con un dato in crescita dal 21% del 2024. Questo significa che 1 BTC su 4 non viene spostato dal 2019, quando ancora si negoziava al di sotto dei $14.000, considerando la quotazione più alta registrata in quell’anno. Sicuramente i profitti non realizzati da questa fetta di mercato sono maggiori di quelli che riporta Strategy, che in questo momento si trova addirittura in rosso di 13,7 miliardi.

Bitcoin supply veterani 7+ anni
Bitcoin, supply hodlata dai veteraniFonte dati: https://www.svb.com

Secondo SVB, tanti veterani guardano Bitcoin come una fonte di ricchezza primaria, e preferiscono vedere il proprio patrimonio oscillare del -80% durante i bear market piuttosto che vendere e materializzare i profitti pluriennali.

Resta però un fatto: anche i veterani sono persone, e le persone tendenzialmente hanno bisogno di liquidità nel corso della propria vita, sia per le spese quotidiane che soprattutto per uscite eccezionali come il mutuo, la macchina, l’università per i figli e gli imprevisti.

Il boom dei mercati di prestito in Bitcoin

Proprio per questo motivo, negli ultimi anni abbiamo assistito a due cose: la prima è la vendita di qualche veterano durante le fasi finali dei bear market, proprio come accaduto nell’ultimo mese, in un evento che deve però essere considerato eccezionale rispetto al comportamento complessivo nel lungo periodo.

La seconda riguarda invece la crescita non indifferente del comparto dei crypto loans, con molti holder storici che hanno iniziato ad utilizzare i propri Bitcoin come collaterale per accedere a prestiti. Questo mercato in realtà era già parecchio sviluppato nel 2021, grazie all’espansione delle piattaforme CeFi, ma ha subito una brutta contrazione nel 2022 a causa dei fallimenti di BlockFi, Celsius e Genesis.

Da quel momento in poi il settore del crypto lending si è evoluto, andando a prediligere soluzioni trasparenti e con un forte focus verso logiche di solvibilità, preferendo la sicurezza alle performance. Questo ha portato alla crescita delle piattaforme DeFi, che da minoranza nello scorso bull market del 2021 sono arrivate a conquistare la fetta maggiore del mercato.

Oggi questo settore vale ben 67 miliardi di dollari, in lieve calo rispetto agli ultimi due trimestri, ma con un bilancio YoY in crescita del +49%. Dal Q4 del 2022 sono stati aggiunti circa 48 miliardi di dollari, evidenziando la crescente domanda degli utenti per prestiti in stablecoin garantiti da Bitcoin, con un trend che segue parzialmente anche l’aumento dei prezzi della criptovaluta.

Crypto loans prestiti Bitcoin
Volumi trimestrali dei prestiti cryptoFonte dati: https://www.svb.com/

Questa chart, offerta da Galaxy Digital e ripresa da SVB, riflette il volume complessivo di tutte le stablecoin emesse contro un collaterale in crypto, ed esclude i prestiti generati da stable poste in garanzia.

Bitcoin come asset da hodlare a vita: la community è più coerente di Michael Saylor

Per certi investitori Bitcoin è cresciuto così tanto all’interno del proprio portafoglio che venderlo significherebbe realizzare un capital gain importante e dover pagare tasse più o meno scomode in base al Paese di residenza, oltre a rinunciare a potenziali ulteriori upside nei prossimi anni. Rispetto a Saylor, il loro “patto di fedeltà” nei confronti di Bitcoin è anche più giustificato da un punto di vista pratico, pur non essendo necessariamente sempre la scelta ottimale in termini di performance (l’idea di hodlare a vita resta abbastanza estrema, ndr).

C’è da dire comunque che utilizzare Bitcoin come garanzia per ottenere liquidità in stablecoin rappresenta una strategia che è onestamente praticabile solo da chi non necessita di capitali importanti in relazione al proprio patrimonio in BTC e/o da chi si trova in guadagno di diversi moltiplicatori, e può permettersi dunque di subire drawdown profondi senza essere liquidato.

Per il resto, il Bitcoin backed-lending è un settore che ha trovato poco spazio tra il pubblico degli speculatori attivi nel breve termine, i quali preferiscono soluzioni a leva più immediate per il trading, come ad esempio i perps di Hyperliquid. In futuro magari, con il possibile aumento dei prezzi e con la crescita del numero dei veri hodler, qualcosa potrebbe cambiare e BTC potrebbe affermarsi sempre più come collaterale standardizzato nei mercati del credito digitale.

Breve curiosità su Silicon Valley Bank

Forse non tutti lo ricordano, ma Silicon Valley Bank, società autrice del report di cui abbiamo discusso oggi, era andata in fallimento nel marzo del 2023. All’epoca questa azienda fungeva da banca di riferimento per diversi VC e progetti crypto, ed aveva tra i propri clienti anche Circle. Fu però travolta da una crisi agli sportelli innescata dal rialzo dei tassi di interesse da parte di FED.

Al momento del fallimento Circle deteneva 3,3 miliardi di riserve di USDC all’interno di SVB, e a causa dell’incidente subì qualche ripercussione sui mercati secondari della propria stablecoin, che depeggò di diversi punti percentuali nel momento di massimo stress. Oggi la stessa SVB risulta sotto il controllo di First Citizens, che subito dopo il crash del 2023 è intervenuta acquisendo la banca.

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