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Robinhood crypto layer-2 chain lancio

Robinhood lancia ennesimo layer 2 su Ethereum. Sarà anche questo un flop?

Anche Robinhood entra nel settore dei layer-2: sbarca in mainnet la sua nuova chain specializzata su AI e asset RWA.
Robinhood crypto layer-2 chain lancio

Ieri sera la famosa piattaforma Robinhood ha svelato al pubblico i dettagli della sua nuova chain layer-2. Si discute in realtà da tempo del lancio di una rete crypto per il broker statunitense, con lo stesso che già a giugno dello scorso anno aveva manifestato l’interesse di costruire un proprio layer focalizzato sulla tokenizzazione di asset reali. Ora però siamo arrivati alla mainnet pubblica, e possiamo vedere più da vicino tutta la nuova infrastruttura.

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Molti crypto bro hanno reagito con scetticismo alla notizia, esprimendo un parere titubante sul potenziale successo della chain di Robinhood, soprattutto a causa della pessima reputazione in cui naviga l’intero comparto dei layer-2 di Ethereum. Secondo una parte della community, il settore sarebbe saturo di reti di questo tipo, che producono pochi ricavi e che sono la fotocopia identica l’una dell’altra. Sarà anche il caso di questo nuovo network?

Robinhood chain: il nuovo layer-2 di Ethereum per gli asset RWA

A primo impatto il layer-2 di Robinhood sembra quantomeno provare a differenziarsi dalla lunga lista di soluzioni di secondo livello che popolano l’ecosistema Ethereum. Non parliamo di una rete “general purpose” ma di un’infrastruttura specializzata nel segmento degli asset tokenizzati (RWA), che proverà verosimilmente a portare onchain tutti i titoli tradizionali attualmente negoziabili all’interno del broker.

Il prodotto principale della chain è quello che viene denominato come “Stock Tokens”, ossia token che offrono al possessore un’esposizione economica ai titoli azionari, senza però rappresentare direttamente il sottostante. Si tratta infatti di strumenti di debito emessi e gestiti all’interno della struttura di Robinhood che non sono una replica esatta dell’azione, ma che cercano semplicemente di riflettere l’andamento dell’asset attraverso un price tracking.

Il vantaggio principale per l’utente è che può ottenere dividendi sul proprio Stock Token, mentre lo svantaggio è che non si ha la proprietà diretta dell’asset (con tutte le implicazioni annesse), in quanto esso è emesso solo come nota sintetica. Ad ogni modo, ogni asset è comunque coperto 1:1 da azioni reali detenute presso un operatore regolamentato.

Robinhood stock tokens
Stock Tokens Robinhood Fonte dati: https://robinhood.com

Un altro elemento di rilievo della nuova chain di Robinhood riguarda la componente AI: secondo quanto pubblicato nei documenti ufficiali, la rete punterà ad integrare gli agenti AI all’interno dell’ecosistema permettendo loro di operare autonomamente sul mercato tramite compravendite sui DEX e lending/borrowing sui protocolli di lending. L’obiettivo ultimo è semplificare il flusso di lavoro on-chain e automatizzare le operazioni degli utenti.

Un ecosistema DeFi già ricco al lancio in mainnet

Da sottolineare come il layer-2 di Robinhood sia stato lanciato con tutta una serie di integrazioni già operative al momento del lancio in mainnet. Sono tanti e di spessore i protocolli DeFi che hanno scelto di sbarcare su questa rete, con DApp che spaziano dal trading, al lending, fino a passare ai bridge, alle infrastrutture tecniche e ai servizi di on/off ramp.

Alcuni dei nomi più di spicco sono: Chainlink come oracolo per il price feed di dati off chain, Morpho e Maple Finance come money market decentralizzati, BitGo come soluzione istituzionale di custodia, Uniswap come DEX, LayerZero per il bridge di asset e tanto altro ancora.

Robinhood chain applicazioni DeFi
Protocolli e applicazioni DeFi attive su RobinhoodFonte dati: https://x.com/RobinhoodCrypto

Raramente vediamo ecosistemi DeFi così floridi al debutto di una nuova rete, e questo è sicuramente un punto a favore che differenzia la chain di Robinhood dalle decine di layer-2 esistenti. Il fatto che tanti big del settore siano già presenti sull’ecosistema è un dettaglio non indifferente che sottolinea quanto interesse ci sia attorno al progetto.

Tra l’altro, il brand del broker è tra i più forti nel mondo degli investimenti retail, con la piattaforma statunitense che vanta oltre 26 milioni di utenti attivi e un’espansione significativa negli ultimi anni.

Il problema della fiera dei layer-2: Robinhood si distinguerà dalla massa?

Lo scetticismo che nutrono i degen del comparto DeFi per questo nuovo lancio deriva dal flop clamoroso registrato da diverse blockchain negli ultimi 2 anni, in particolare nel segmento specifico dei layer-2 di Ethereum. I dati on-chain ci dicono che c’è poca partecipazione degli utenti attorno a queste soluzioni del 2026, con addirittura Arbitrum – uno dei maggiori layer-2 da cui Robinhood eredita lo stack tecnologico – che sta vivendo un periodo di profonda crisi.

I motivi di questo momento di difficoltà sono molteplici, ma proviamo a riassumerli di seguito:

  1. Sovrabbondanza di chain: fino al 2023 c’erano ancora poche reti e la liquidità si distribuiva in maniera più o meno uniforme. Ora secondo L2Beat abbiamo 28 layer-2 tra rollups e validium/optimium, insieme ad altre 82 sidechain e soluzioni ibride. Inoltre, molte di queste chain si assomigliano sorprendentemente l’una dall’altra.
  2. Poca utilità: negli ultimi anni è venuta meno la necessità di avanzare transazioni su Ethereum a basso costo, vista la diminuzione del prezzo del gas. Questo significa che utilizzare un layer-2, oltre ad essere meno “sicuro” da un punto di vista di decentralizzazione, risulta anche poco conveniente sul fronte dei costi. Oggi possiamo operare sul L1 senza costi eccessivi per il trading e per la DeFi.
  3. Ricavi molto bassi: questa è probabilmente una conseguenza dei primi due punti, ma evidenzia come ora queste reti – dopo aver depredato per anni Ethereum noleggiando il suo stato economico a basso costo – risultano incapaci di registrare revenue significative.

Ora in tanti sostengono che Robinhood sia destinata a seguire lo stesso filone di queste reti, con un debutto super popolare, seguito da una fase di progressivo disinteressamento del mercato.

Robinhood sarà un flop? Una riflessione più approfondita

Dal punto di vista di chi vi scrive, la chain di Robinhood potrebbe avere difficoltà ad emergere nell’attuale panorama competitivo del mondo blockchain, ma parte sicuramente con un vantaggio notevole rispetto ad altre infrastrutture simili. Anche qui, possiamo riassumere i punti chiave che rendono il futuro del layer-2 apparentemente più solido rispetto a quello di altri competitor:

  1. Robinhood non ha necessità di lanciare un token: l’azienda è già quotata in borsa con il ticker $HOOD, che sta guadagnando il +8% dalla sessione di ieri, ed è difficile pensare che si opterà per una struttura doppia tra token ed equity (di solito confonde l’investitore e porta a pessime performance). Di conseguenza, la rete potrebbe attirare meno capitali mercenari e puntare a una crescita più organica, che è quella che nel tempo premia le infrastrutture migliori.
  2. L’azienda ha già tanti potenziali clienti: come accennato sopra, Robinhood non deve creare utenza da zero ma può vantare già un’ampia platea a disposizione. Inoltre, il focus su AI e RWA potrebbe funzionare bene nel sollecitare l’attività on-chain, essendo le narrative dominanti del momento.
  3. Forte brand: non parliamo della rete lanciata dal crypto bro che si è arricchito con il trading o dall’ex dipendente di Ethereum, ma di un prodotto che arriva da una delle aziende più apprezzate al mondo dal pubblico retail.

Detto ciò, solo il tempo ci dirà se l’idea di Robinhood funzionerà o se il mercato continuerà a mostrare disinteresse nei confronti delle varie blockchain layer-2.

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