Wall Street ha chiuso una settimana nervosa non lontano dai massimi storici. L’indice S&P 500 sale del +1,23% su base weekly e torna a ridosso del record di 7.620,90 punti, mentre il Nasdaq resta compresso poco sotto i suoi massimi con un +1,69%. Il rialzo prosegue dai minimi di aprile, ma cambia il motore con le Magnifiche 7 che arrancano e la spinta arriva da semiconduttori e memorie.
S&P 500 e Nasdaq in verde ma settimana nervosa
Il rialzo è generalizzato su tutti gli indici americani, che si trovano in uptrend ormai dai minimi di aprile alternati da qualche frenata. I rialzi sono evidenti, ma nelle ultime settimane si stanno muovendo con forze differenti.
Il Nasdaq, sul grafico daily, evidenzia la formazione di un triangolo simmetrico evidenziato con le due trendline arancioni. Il prezzo si trova al suo interno nella zona mediana e mostra ancora indecisione sulla prosecuzione del trend. Usualmente queste sono figure di continuazione.

Questa indecisione grafica la possiamo anche scovare nei suoi movimenti interni di formazione dell’indice. Il Matrix Breadth Switch, indicatore proprietario che misura quanti titoli salgono e quanti scendono dentro il listino, segna -449,40. Le barre rosse dominano da fine maggio, con poche eccezioni verdi corte e isolate. Tuttavia, nello stesso periodo l’indice ha recuperato terreno. Prezzo che sale mentre l’ampiezza scende significa una cosa sola, la spinta arriva da un gruppo ristretto di titoli.
Per Nasdaq e S&P 500 triangoli in formazione ma forze differenti
S&P 500 presenta invece una situazione diversa anche se troviamo lo stesso pattern con la figura del triangolo. La differenza grafica è data dal prezzo che è andato a rompere la parte superiore, con il breakout della trendline discendente e dando un segnale di forza.

S&P 500, la salita ha il listino dietro
La forza di S&P 500 la si legge anche attraverso il Matrix Breadth Switch, calcolato sull’universo NYSE, che segna +461. Le ultime sedute mostrano una sequenza di barre verdi crescenti, e sulla finestra lunga l’istogramma resta bilanciato, senza il deterioramento visibile sul Nasdaq. Qui l’indice non sale contro i suoi componenti, ma insieme a loro. La partecipazione conferma il movimento e dà solidità all’attacco al breakout del triangolo.
La concentrazione spiega la divergenza
Il peso delle mega cap sui due indici spiega perché le letture sono opposte. L’S&P 500 vale circa 68.300 miliardi di dollari, il Nasdaq 100 circa 41.200 miliardi con un quinto dei titoli.
Le Magnifiche Sette insieme valgono circa 22.600 miliardi che equivale a un terzo dell’S&P 500, ma oltre la metà del Nasdaq 100. Sul listino tecnologico i pesi massimi sono Nvidia all’11,84% e Apple all’11,24%, seguite da Alphabet al 10,57% tra le due classi di azioni, Microsoft al 7% e Amazon al 6,45%.
Sull’S&P 500 le stesse società pesano circa la metà. Il Nasdaq può quindi salire mentre novanta titoli su cento scendono. All’S&P 500 serve invece una partecipazione più corale.
Il motore non sono le Magnifiche Sette

Le performance da inizio 2026 mostrano chi sta davvero spingendo il Nasdaq. Il future sull’indice guadagna il 16,12%, più di qualunque sua mega cap. Il rialzo di Apple si ferma al 15,56%, Alphabet al 12,72%, Nvidia al 10,72%. Microsoft segna -21,04% e Oracle -28,97%. La spinta arriva da Micron che mette a segno un +231,83% e Marvell a +171,86%. Sono semiconduttori e memorie a contribuire al rialzo del Nasdaq, tuttavia, ora sono anche quelli a influenzare la sua indecisione grafica, con i ribassi di luglio. La prossima settimana inizia il festival delle trimestrali aziendali che influenzerà gli andamenti.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

