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Hormuz analisi

Bitcoin, crypto e azioni: Donald Trump agita le acque di Hormuz. Occhi su petrolio e memorie

Ancora una sessione di trading ad alta tensione, per questioni che riguardano però soltanto marginalmente i mercati.
Hormuz analisi

Apertura sofferta per il mondo crypto e Bitcoin negli Stati Uniti. A pesare però non è la notizia del non acquisto di Bitcoin da parte di Michael Saylor, ma piuttosto un mix di notizie che arrivano dal vicino e dal lontano oriente. Dal crollo di SK Hynix, che fa tornare certi incubi sulla bolla AI all’ultima dichiarazione di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz, in quella che è una settimana che sarà dominata anche da questioni macro.

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Donald Trump ha infatti appena affermato che gli USA prenderanno il controllo e/o garantiranno il ritorno alla normalità del transito nello Stretto di Hormuz, aggiungendo di voler essere pagato (non si è capito bene da chi) per il disturbo. Per tanti un segnale inequivocabile della confusione che regna, sovrana, in uno degli angoli più importanti del mondo per i mercati.

Bitcoin lotta sopra i 62.000$

È una lotta dura – e con qualche paura – quella di Bitcoin sopra il livello dei 62.000$. Un livello che ha una forte valenza sia tecnica che simbolica e che è l’argine contro difficoltà che non sono specifiche di Bitcoin, ma più in generale di mercati risk-on che devono sopportare:

  1. Una situazione a Hormuz che non è affatto chiara;
  2. Ancora malumori nel mondo AI, in particolare a causa del crollo di SK Hynix.

Un’ordinaria settimana di follia, mentre tanti trader si aspettavano – o forse soltanto sognavano – un lento accompagnamento verso il tedio estivo. Un tedio storicamente fatto di pochi scambi e di pochi movimenti.

Non sembrerebbe essere però questo il caso, all’interno di uno scenario dove il caldo non sta certamente portando i principali responsabili a più miti consigli.

Cosa aspettarsi dalla sessione USA?

I principali titoli legati al mondo dell’hardware AI dovranno cercare di assorbire un colpo che arriva dalla Corea del Sud e che è soltanto l’ultimo dei segnali di malessere di un comparto che ha corso tanto, secondo alcuni troppo, e che è da tempo bersaglio anche degli attacchi del re degli short, Michael Burry.

Preoccupazioni forse eccessive e che non hanno granché ragion d’essere, dato che il quadro non è cambiato molto negli ultimi giorni. Per quanto siano correttamente valutate alcune preoccupazioni sulla potenziale redditività del settore, è altrettanto vero che la domanda di hardware – memorie e chip in primis – rimane molto elevata. E rimane molto lunga la lista d’attesa per chi vuole comprare in quantità.

Sarà una sessione interessante, in avvicinamento a dati macro che sono molto interessanti e che orienteranno le prossime decisioni di Federal Reserve.

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