Dopo mesi di snervanti correzioni, i crypto investitori si domandano se il bear market di Bitcoin stia per giungere al termine, e quanto tempo possa ancora passare prima che gli orsi vadano ufficialmente in letargo. L’analisi dei dati on-chain ci offre una preziosa indicazione, ma allo stesso tempo non proprio rassicurante per i tori: rispetto agli scorsi cicli, quello attuale potrebbe protrarsi più a lungo di quanto la maggior parte degli analisti ipotizza a oggi.
A partire dal 2014, ogni bear market di Bitcoin è durato in media dai 320 ai 385 giorni, considerando come punto di partenza la rottura al ribasso della media mobile a 200 giorni (200DMA) e come punto di arrivo il minimo segnato sul grafico. A rigor di logica, visto che l’ultimo ciclo ribassista si è esteso per 260 giorni, in molti si aspettano che il bottom possa arrivare indicativamente nel quarto trimestre dell’anno. Purtroppo però il quadro attuale è più complesso rispetto al passato.
Bear market di Bitcoin: tanta densità di offerta acquistata a prezzi elevati
Molti esperti convergono sul fatto che da ottobre in poi tornerà il bel tempo sul mercato di Bitcoin, e più in generale su tutto il mondo crypto. In realtà però, non è così scontato che il ciclo attuale debba rispettare le tempistiche dei precedenti bear market. Pochi giorni fa Alex Lavarello ci ha fornito una lettura più analitica e conservativa della situazione, analizzando i dati dei cicli di halving e i livelli chiave.
Oggi proviamo ad aggiungere uno studio complementare, senza però concentrarci troppo sul fattore tempo, dando invece maggiore priorità ad altri dati on-chain, a partire da come si distribuisce l’offerta lungo tutta la curva dei prezzi. A tal proposito, prendiamo in esame l’indicatore “Realized Supply Density”, che misura semplicemente la concentrazione di offerta che si è spostata l’ultima volta entro un range del ±15% rispetto al prezzo corrente.
Questa metrica ci dice sostanzialmente quanta supply è stata acquistata vicino a un determinato livello, determinando le zone a potenziale maggiore impatto sul prezzo. Ebbene, possiamo vedere dal grafico come l’ultimo massimo storico si sia formato in concomitanza con un’alta densità di offerta, decisamente più elevata rispetto ai cicli precedenti.

Questo ci fa capire come un grande numero di investitori abbia acquistato Bitcoin vicino all’ATH, con la loro quota di offerta che rimane praticamente “bloccata” a una base di costo alta. In altre parole, il processo di “smaltimento” di queste perdite non realizzate potrebbe richiedere più tempo rispetto a quanto accaduto nei precedenti bear market, dove lo stress era meno concentrato sui massimi.
Bitcoin, il passaggio di mani della supply è in corso
Come ogni bear market che si rispetti, l’offerta di Bitcoin passa dalle mani deboli a quelle forti. Ogni ciclo ribassista ha visto la presenza dello stesso pattern: speculatori stressati che realizzano grosse perdite e vendono le proprie scorte a nuovi acquirenti. Warren Buffett, se fosse un sostenitore di Bitcoin, definirebbe il movimento come la “distribuzione di ricchezza dagli impazienti ai pazienti”.
Secondo i dati on-chain, questo cambio di proprietà è in corso, seppur verosimilmente ancora lungi dall’essere completato. Dal grafico della distribuzione della supply tra long-term holder e short-term holder, vediamo come attualmente ci siano grandi trasferimenti intorno al range $59.000-$70.000. In questa zona sono entrati recentemente nuovi acquirenti (etichettati come STH, cioè attivi entro 6 mesi), che stanno assorbendo le perdite di coloro che avevano acquistato tra il Q4 2025 e l’inizio del Q1 2026.
C’è in realtà anche un altro livello molto interessante sulla chart, ovvero quello degli $84.500 (picco blu), che però andrebbe ignorato in quanto rappresenta una riorganizzazione interna delle riserve di Coinbase, e non un vero e proprio trade tra attori diversi del network.

Perché questo processo di cambio di mani non è da considerarsi terminato? Perché ci sono ancora grosse perdite da smaltire, in particolare di tutti quelli che hanno acquistato Bitcoin all’incirca sopra i $90.000. Allo stesso tempo è però in atto un cambiamento totale del mercato, il quale potrebbe definire i livelli medi di carico per il prossimo ciclo.
Gli investitori di breve periodo provano a spingere Bitcoin
L’indicatore che abbiamo appena visto trova conferma nella distribuzione del “Cost Basis” relativo alla coorte degli STH Bitcoin. Come riportato da Cryptovizart, possiamo vedere come di recente molti holder di breve periodo siano entrati sulla criptovaluta con un prezzo di carico compreso tra i $62.000 e i $65.000.
Non c’è ovviamente la stessa intensità registrata in prossimità dei massimi, dove il sentiment era più florido e c’era più FOMO nell’aria, ma anche quest’ultimo movimento degli STH evidenzia come ci sia un notevole interesse da parte degli investitori ad approfittare dei prezzi a sconto.
Purtroppo però questa dinamica potrebbe fungere da arma a doppio taglio per l’andamento dei prezzi: se Bitcoin non dovesse reggere i $62.000, molti di questi nuovi acquirenti potrebbero decidere di tagliare le perdite, intensificando di conseguenza la pressione ribassista. Al contrario, un consolidamento sopra i $65.000 potrebbe dare maggiore sostegno al recupero.
Le prossime sessioni settimanali saranno fondamentali per stabilire i livelli di redditività delle varie coorti e per comprendere come potrebbero muoversi questi investitori in base agli scenari di prezzo. La speranza per i tori è che gli acquirenti più recenti decidano di conservare le proprie monete invece che distribuirle nuovamente, e che allo stesso tempo gli holder pesantemente underwater continuino a sostenere le perdite senza tagliare le proprie posizioni.
Nel complesso tuttavia, l’elevata quota di offerta accumulata a costi elevati ci lascia pensare che questo processo potrebbe durare ancora a lungo. Non è dato sapere quanto durerà, almeno per il momento, ma dai dati sembra che possa estendersi potenzialmente ben oltre il target di ottobre.
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