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Rischi bitcoin reali

5 crisi concrete per Bitcoin: BlackRock, Tech, AI ma anche il ruolo di certi capipopolo

Qualcuna possibile e concreta, altre meno. Il punto della situazione in una delle fasi più complesse per BTC.
Rischi bitcoin reali

Ogni ciclo di prezzo ribassista è accompagnato da rinnovate preoccupazioni per quanto riguarda la tenuta di Bitcoin, anche come network, sul medio e lungo periodo. Almeno un paio di quelle inserite in questa lista sono ormai note anche a chi non è molto interessato a Bitcoin. Altre tre meritano considerazione, senza allarmismi, per capire cosa c’è di vero, cosa c’è di falso e cosa c’è di possibile e impossibile.

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Da Wall Street arrivano segnali più importanti da leggere di quelli degli inflow degli ETF (che pur sono interessanti). Ci sono poi questioni che riguardano più da vicino il mondo dell’energia (di cui Bitcoin è avido) e il fiume di miliardi che società dai capitali infiniti stanno riversando in un diretto concorrente.

Quantum: il cero si consuma e la processione non cammina?

Non ne sentiamo parlare da qualche tempo – se non fosse che recentemente Project Eleven ha affermato di aver finanziato lo sviluppo di una nuova primitiva etc.

21shares bitcoin
I Bitcoin a rischio, secondo 21Shares

Ad avviso però di chi vi scrive, la vera minaccia quantum che arriva a Bitcoin non è necessariamente concreta sul piano tecnico. Se dovessimo anche soltanto avvicinarsi alla possibilità che i quantum computer possano spendere una parte dei $BTC in wallet di vecchia generazione o di nuova che non effettueranno la migrazione, il consenso sarà facile da raccogliere.

Ci sono due problemi: uno è che la vicenda tornerà ciclicamente a occupare le prime pagine dei giornali, offrendo a chi ha interesse a farlo una sponda per generare il panico.

Il secondo problema riguarda invece cosa fare dei $BTC che rimarranno esposti. Il congelamento degli stessi piace a pochi, perché farebbe venire meno uno dei principi fondanti di Bitcoin. Lasciarli in balia del primo che passa (con un quantum computer non banale, va precisato) non piace nemmeno. Si dovrà però, in qualche modo, fare buon viso a cattivo gioco. Ne verrà fuori una discussione ben più accesa di quella sul BIP 110 oggi.

Miner, AI, difesa del network

Indirettamente la potenza di calcolo che i miner destinano al network di Bitcoin è anche difesa dell’integrità dello stesso. Più potenza di calcolo viene destinata a Bitcoin, più questo è sicuro.

C’è da tempo però un concorrente non per il mining, ma per l’energia che questo consuma. E l’AI, che ha già stretto dei contratti miliardari (e su più anni) con i miner, con l’hashrate che ne sta parzialmente risentendo.

fonte coindesk
Questa la situazione ad Aprile 2025. Fonte: Coindesk

Ne avevamo parlato qui con Kaan Farahani, uno dei maggiori esperti mondiali del settore – che ci aveva indicato l’impatto effettivo di questi movimenti. Se ne dovrà tenere conto, soprattutto sul breve e medio periodo.

Il prezzo di Bitcoin finirà per giocare un ruolo importante: se si dovesse tornare non solo verso i massimi, ma a un atteggiamento positivo, forse potremmo vedere il mining sottrarre energia all’AI e non viceversa.

Wall Street: il discorso è complicato

Tutti i nostri lettori conoscono vita, morte e miracoli degli ETF su Bitcoin quotati negli USA. Stanno provando con una certa fatica a invertire un trend negativo che dura da due mesi. Non è però questo l’aspetto più importante.

Primo aspetto interessante: diversi dei grandi fondi del giro crypto, vedi Bitwise ma anche Grayscale, stanno spingendo verso le mode del momento. Hyperliquid, ma anche ZCash e altri protocolli dove possono operare più liberamente e con maggiori profitti, data l’assenza di BlackRock.

Secondo aspetto interessante: S&P Dow Jones ha lanciato un indice cripto senza Bitcoin. L’esclusione di Bitcoin è arrivata perché asset improduttivo e senza un network di produzione di ricavi alle spalle. Non vuol dire ancora nulla, ci mancherebbe, ma la tendenza di Wall Street ad amare il cash flow più che la solidità degli asset (vedi il trattamento dell’oro) potrebbe giocare un ruolo.

I grandi possono catturare la rete? No, ma…

È stato assai curioso vedere Michael Saylor schierarsi apertamente contro una proposta di aggiornamento del network, la BIP 110. La cosa è curiosa non per il fatto in sé – a chi scrive di BIP 110 interessa relativamente poco – ma perché a schierarsi è il leader di un gruppo che ha oltre 800.000 Bitcoin.

Senza falsi moralismi: se l’avesse fatto BlackRock, che controlla (per conto dei clienti) una quantità di $BTC simile, tutti sarebbero insorti, a prescindere dalla posizione presa. Siccome lo ha fatto Saylor – e lo ha fatto prendendo la parte… maggioritaria, quella sostenuta da più membri in vista della community, di polemiche ce ne sono state poche.

Con diversi grandi player che hanno una quantità rilevante di Bitcoin (e interessi economici che possono essere divergenti da quelli più filosofici della community), prima o poi arriveremo al test definitivo.

Quanto sarà capace la community Bitcoin – che è poi la custode del consenso – di resistere al fascino di chi ha quantità enormi di BTC? Quanto saremo in grado di custodire Bitcoin e metterlo al riparo da ingerenze… di personaggi potenti, molto potenti, tra i più potenti del mondo?

Attenzione: ora è altrove e bisognerà riconquistarla

L’attenzione del mondo è diretta altrove. Vuoi perché Bitcoin è a poco più del 50%, in termini di valore, dai massimi di ottobre, vuoi perché queste cose sono cicliche, si parla sempre meno di Bitcoin, almeno tra gli investitori retail.

La competizione per l’attenzione è uno dei fattori più importanti in un mercato dominato dai retail ovunque, anche nel settore azionario.

I più ottimisti credono che l’attenzione si muova come un pendolo: così come è andata via, dovrà necessariamente tornare. Ad avviso di chi vi scrive però dovrà essere, in una certa misura, riconquistata.

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