All’interno di un più ampio studio che si occupa anche della dollarizzazione delle economie a fronte di svalutazioni importanti della divisa nazionale, BIS ha lanciato l’allarme sulle stablecoin ancorate al dollaro. Il riferimento è in particolare alle due più diffuse, USDT e USDC, che potrebbero creare non pochi grattacapi ai policymaker, soprattutto in termini di tentativi di restrizione della circolazione dei capitali.
Ci sono poi altre conclusioni, basate su dati capillari, che riguardano il potere di sostituzione che le stablecoin avrebbero nei confronti dei soliti depositi in dollari, gettonati ove vi è la possibilità di ottenerli e utilizzarli.
Stablecoin: una spina nel fianco dei controlli sui capitali
I controlli sui capitali possono essere imposti per i più svariati motivi. Dal trattenere capitali all’interno di una determinata economia a evitare che la divisa nazionale venga cambiata in divise estere forti. Un meccanismo utilizzato più volte nella storia da diversi Paesi e che rimane uno strumento tipico dell’armamentario degli ordinamenti giuridici ed economici.
Tali restrizioni però, secondo uno studio recente di BIS, sarebbero enormemente meno efficaci con le stablecoin. Per le restrizioni classiche, si passa attraverso banche e intermediari regolamentati, che possono essere facilmente convinti ad applicare le restrizioni.
Quando sono però le stablecoin a entrare nell’equazione, il quadro, almeno per gli Stati, si complica. Se l’introduzione di controlli sui capitali ha un impatto importante sui depositi bancari in dollari, non si registrano restrizioni significative dei flussi delle stablecoin.
Perché?
La risposta è relativamente semplice: si tratta di differenze strutturali – i conti bancari passano appunto dalle banche, che possono essere colpite dai provvedimenti di cui sopra, mentre le stablecoin girano su blockchain, possono essere utilizzate tramite wallet self hosted e non hanno necessariamente bisogno di intermediari regolamentati.
Lo studio trova la conferma delle sue intuizioni dai dati che arrivano dall’America Latina. Le restrizioni implementate hanno un impatto immediato sui conti in valuta estera, mentre non ci sono effetti significativi sull’utilizzo di stablecoin.
Dall’angolo di chi impone certe scelte, un disastro. Dall’angolo di chi però vuole mettersi al riparo da terribili ondate di inflazione, un salvavita, ci permettiamo di aggiungere.
Ed è proprio questo uno dei punti di marketing maggiormente utilizzati da chi emette stablecoin sul dollaro: offrire a livello globale, a tutti e senza restrizioni, accesso alla stabilità del dollaro, anche dove sarebbe difficile averla tramite altri canali.
Quello che per BIS è un allarme, per tanti altri sarà un’enorme pubblicità per questo comparto.
Una creazione, come la definisce BIS, facile, persistente e difficile da controllare in termini di canali. E in aggiunta, una volta che individui e imprese imparano a far di conto e pagare in dollari, difficilmente tornano indietro. Le stablecoin? Uno strumento che rende questo passaggio più facile.
Con un’avvertenza finale. I dati che riguardano le stablecoin sono ancora di breve periodo.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

