Bitcoin sta per entrare in una delle fasi più delicate e importanti di questo ciclo di mercato. Le prossime sessioni saranno scandite dal calendario delle trimestrali negli Stati Uniti, dove si attendono i bilanci delle maggiori quotate, tra cui Apple, Amazon, Microsoft e Meta, i cui risultati avranno inevitabilmente un certo impatto sul mondo degli asset risk-on. Nel frattempo ci sarà anche qualche appuntamento sul fronte macro, di cui il più rilevante è sicuramente la decisione della FED sui tassi di interesse.
In questo momento ci sono diverse forze motrici che cercano di influenzare l’azione dei prezzi di Bitcoin, con i flussi istituzionali che rimangono net seller, mentre gli investitori del mercato dei derivati continuano a costruire posizioni rialziste con un orizzonte che guarda fino al 31 luglio. Perché proprio questa data? Perché si tratta di una scadenza dove la posta in gioco è di svariati miliardi di dollari, e dove molti trader ripongono le proprie speranze per poter cavalcare una continuazione del rally.
Bitcoin, trimestrali e dati USA: il quadro macro porta ancora incertezza nel settore crypto
In questo contesto così carico di stimoli e di possibili catalizzatori, Bitcoin rimane ancora relativamente poco interessante per gli investitori di Wall Street. Nonostante la moneta abbia recuperato il 13% sui grafici dai minimi di luglio, gli operatori oltreoceano continuano a mantenere un atteggiamento particolarmente prudente, come evidenziato dal Coinbase Premium Index, che resta fortemente in territorio negativo.
Nel frattempo anche l’indice dell’avidità e della paura mostra un sentiment ancora molto cupo, mentre i flussi spot ETF recuperano leggermente terreno dopo un intero mese dove hanno prevalso solo grandi deflussi. Nel momento in cui scriviamo $BTC quota $65.344, con i prezzi ampiamente al di sotto della media mobile esponenziale a 200 giorni, indicatore che spesso nell’analisi tecnica definisce la tendenza generale del mercato, fungendo da spartiacque tra fasi rialziste e ribassiste.
Contestualmente, il flusso di vendita di Bitcoin nativi sugli exchange centralizzati rimane elevato. A inizio giugno si era verificata un’ondata di afflussi massicci dovuta al rapido calo dei prezzi che aveva portato parecchi investitori underwater, scatenando il panic selling delle coorti più stressate. Oggi in realtà la situazione è sensibilmente migliorata, con la variazione netta dei flussi a 30 giorni che è in evidente contrazione rispetto ai picchi negativi di giugno.
La pressione di vendita sembra in un certo senso diminuire, sebbene il quadro più ampio non mostri ancora una forte domanda strutturale. Sarà importante vedere come evolverà questo indicatore e se verrà accompagnato da nuovi flussi positivi lato ETF e da una distensione del Coinbase Premium.

Gli investitori del mercato dei derivati sono fiduciosi su Bitcoin: occhi puntati al 31 luglio
Dall’altra parte, gli operatori del mercato delle opzioni si presentano con un approccio più costruttivo e improntato al rialzo. Domani, venerdì 24 luglio, ci sarà la scadenza di contratti Bitcoin per un controvalore totale di 1,14 miliardi di dollari, dove vediamo parecchie call ITM. Ma la data più importante dell’estate (e probabilmente dell’anno) è quella del 31 luglio, quando arriveranno a maturazione posizioni per 9,7 miliardi di dollari.
In base a dove si troverà Bitcoin in quella data, si apriranno potenzialmente nuovi scenari bullish o bearish, con il posizionamento degli operatori che potrebbe influenzare fortemente le coperture dei market maker e dare una spinta non indifferente in una delle due direzioni.

Per il 31 luglio la distribuzione dell’open interest in base ai vari strike price è completamente diversa rispetto alla scadenza di domani. Come avevamo già accennato la scorsa settimana, i trader si sono preparati per puntare ai $70.000, con molte posizioni che vengono configurate come dei bull call spread con estremo superiore fissato a $72.000. Non a caso questi due target sono anche gli strike dove troviamo più concentrazione di OI, per un valore complessivo di oltre 3,3 miliardi di dollari.
Gli investitori di opzioni si aspettano che Bitcoin possa compiere un’altra leg up e andare a superare il target dei $70.000, rimanendo contemporaneamente al di sotto dei $72.000 per massimizzare i guadagni. In tal caso, per la criptovaluta questo sarebbe un ottimo risultato in grado di riportare i prezzi al di sopra della base di costo degli short-term holder, fattore indispensabile per poter allungare al rialzo.
Max Pain Price e Skew delta 25 indicano uno scenario favorevole
Mentre gli investitori puntano a una continuazione del rally per la prossima settimana, sempre sul fronte delle opzioni emergono due segnali parecchio interessanti (e potenzialmente bullish). Il primo riguarda l’andamento del prezzo di Bitcoin in relazione al Max Pain Price, livello che indica il punto dove i compratori di opzioni subirebbero perdite maggiori, ergo dove i venditori di opzioni guadagnerebbero di più.
In genere quando Bitcoin si trova sopra il Max Pain Price (calcolato come valore aggregato delle scadenze a 1 settimana, 1 mese, 3 mesi e 6 mesi), è un segnale positivo per i prezzi, mentre quando si trova al di sotto di quel valore rappresenta un dato negativo. Questo perché la distanza tra i due prezzi influenza il modo con cui i market maker devono coprirsi per mantenere delta neutrale, il che implica ad esempio un flusso di acquisto spot nel caso in cui il Max Pain Price si trovasse al di sotto della quotazione della criptovaluta.
Ebbene, in questo momento siamo appena tornati sopra quel livello, dopo un mese di giugno ampiamente negativo.

Nel frattempo vediamo come i trader stiano riducendo fortemente la domanda di protezione verso il ribasso, come evidenziato dall’indicatore Delta Skew 25 che mostra un crollo sulle scadenze a 1 settimana, 1 mese e 3 mesi. Ciò significa che oggi le opzioni put costano relativamente meno rispetto a qualche settimana fa, seppur siano ancora leggermente più costose delle call.
Ad ogni modo, il dato che ci interessa è che gli operatori stanno diminuendo le scommesse al ribasso, evidenziando un netto miglioramento dell’approccio, che passa da difensivo a offensivo.

Cosa aspettarsi da Bitcoin fino al 31 luglio?
Difficile dire esattamente chi vincerà tra flussi istituzionali e scommesse dei trader nel comparto delle opzioni. Oltretutto, come anticipato all’inizio, il contesto macro delle trimestrali e della prossima decisione della FED potrebbe influenzare in parte il destino a breve termine di Bitcoin, cosa che cambierebbe le carte in gioco fino al 31 luglio.
Se la moneta riuscisse a portarsi almeno sopra i $68.000 (base di costo degli STH) alla fine del mese, sarebbe un segnale importante dal quale poter consolidare e costruire le basi per una nuova leg up. Un movimento fino sopra i $70.000 sarebbe ancora più importante, ma ci sarebbe poi da verificare la reazione on-chain degli operatori e capire se gli investitori di lungo termine ne approfitterebbero per chiudere posizioni in perdita (acquistate nel Q4 2025).
D’altro canto, una respinta al di sotto dei $61.000 potrebbe complicare di molto lo scenario per Bitcoin, invertendo potenzialmente i flussi di copertura degli MM e offrendo nuova spinta direzionale al ribasso, dalla quale andremmo poi verosimilmente a toccare nuovi minimi.
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