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Bitcoin sotto pressione: aumenta il rischio di panic selling tra gli investitori

Bitcoin fatica a reagire sul mercato. Alcuni operatori potrebbero ragionare più con la pancia che con la testa.
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Le fasi conclusive dei bear market di Bitcoin sono storicamente caratterizzate da una serie di fattori che si ripetono nel tempo: volumi di trading bassi, una quota significativa di holder in perdita, sentiment in deterioramento e flussi di capitale diretti verso gli exchange sempre più consistenti. Tutte queste condizioni, almeno secondo i dati on-chain, sembrano manifestarsi nell’attuale contesto di mercato, creando un mix perfetto per un possibile aumento della volatilità nelle prossime settimane.

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Sono questi i periodi più difficili da vivere sulle borse crypto, dove anche gli investitori più convinti iniziano a dubitare della bontà degli asset che detengono in portafoglio, finendo per ridurre la propria esposizione e liquidare una parte delle posizioni in perdita. È esattamente qui che le mani forti iniziano a fare scorta in ottica di lungo periodo, mentre sul mercato cresce il rischio di una capitolazione dei prezzi dettata dal panic selling.

Bitcoin: gli short-term continuano a scambiare monete sotto il prezzo di costo

Il primo dato che accompagna questo periodo difficile per Bitcoin riguarda l’attività degli short-term holders (STH), che continuano a operare in gravi condizioni di stress. Secondo quanto analizzato da CryptoQuant nella metrica dei profitti e delle perdite non realizzate, questa coorte si trova da circa 8 mesi sotto il proprio prezzo medio d’acquisto, in una delle fasi di sofferenza più prolungate dell’ultimo ciclo.

Il prezzo realizzato degli investitori di breve si aggira intorno ai $74.800, con la categoria che complessivamente registra perdite non ancora contabilizzate per il -14,4%. Il dato appare comunque meno grave rispetto a quanto registrato a inizio febbraio, quando le perdite si estendevano a oltre il -34%, ma la durata prolungata dell’attuale fase negativa sta contribuendo a danneggiare l’emotività del comparto.

Questo rappresenta un primo campanello d’allarme in merito a una possibile capitolazione del prezzo di Bitcoin: gli STH potrebbero scaricare aggressivamente le proprie posizioni qualora la pressione al ribasso dovesse prolungarsi ancora a lungo, agendo come fattore psicologico capace di accelerare l’intensità delle vendite.

Gli STH di Bitcoin si trovano ampiamente underwater

Tuttavia, dobbiamo anche segnalare come durante la discesa degli ultimi mesi, il prezzo realizzato degli short-term sia diminuito da $95.700 fino a $74.800, segno che una fetta di questi investitori ha approfittato dei prezzi in sconto per accumulare. In ogni caso, l’ipotesi di un recupero diffuso delle condizioni di redditività rimane ancora un miraggio.

Qualora gli STH dovessero recuperare la loro media di costo – ad oggi identificata sul grafico come una grossa resistenza – si tratterebbe di un segnale molto positivo per Bitcoin, in grado di anticipare potenzialmente un’inversione di tendenza dei prezzi.

In crescita i flussi di vendita di Bitcoin verso gli exchange

Mentre gli STH continuano a sostenere pesanti perdite sul “groppone”, si registra anche un incremento della mole di depositi in Bitcoin all’interno degli exchange centralizzati, con flussi che si identificano verosimilmente come delle vendite, pur non avendo la certezza assoluta della cosa.

Notiamo in particolare come dopo il crollo della criptovaluta al di sotto dei $60.000 nei primi giorni di giugno, gli investitori abbiano accelerato la quota di afflussi verso i CEX, segnalando un principio di panic selling che potrebbe intensificarsi nei prossimi giorni. Su Binance, dal 13 aprile gli inflow medi giornalieri sono passati da 3.880 BTC fino a 7.600 BTC, raddoppiando di fatto la pressione ribassista. Considerando il prezzo attuale di Bitcoin, si tratta di un movimento che pesa potenzialmente circa 480 milioni di dollari sul lato ask dell’orderbook dell’exchange.

Anche in questo caso, il dato non è così pessimo come ad inizio febbraio, quando gli inflow superavano gli 8.880 BTC al giorno, ma si nota comunque una forte tendenza degli operatori a voler uscire dal mercato in fretta e furia ad ogni dump del prezzo.

Aumento degli inflow di Bitcoin su Binance

Oltretutto, questa non è una condizione isolata verificatasi su Binance, ma una dinamica che trova conferma anche su tutte le altre principali borse di scambio crypto. Da sottolineare poi come nel frattempo è in calo la liquidità in stablecoin sugli exchange, implicando una riduzione della capacità complessiva di acquisto del mercato, mentre si intensifica quella di vendita.

Dalle mani deboli a quelle forti: il panic selling porta alla redistribuzione del mercato

Proprio quando gli speculatori di breve periodo si trovano fortemente underwater e sugli exchange si verifica un aumento dei flussi di deposito, l’offerta di Bitcoin tende a cambiare gradualmente di mano, compiendo una vera redistribuzione del mercato. Coloro che si fanno prendere dal panic selling finiscono per accettare di liquidare in perdita le posizioni e cedere i propri sats a chi invece è più calmo e orientato a un investimento di lungo periodo.

Questo non è solo un racconto narrativo tipico da bear market, ma qualcosa che trova conferma nei dati on-chain: gli LTH, ossia i long-term holders, si trovano in questo momento a detenere quasi il 78% del realized cap di Bitcoin, con una metrica in forte crescita nelle ultime sessioni. Ciò significa che mentre gli short-term vendevano Bitcoin in preda al panico, i detentori di lungo periodo ne hanno approfittato per accumulare, fino a portare la quota di capitale investito al livello più alto del ciclo.

Vale la pena notare che il 78% di realized cap associato agli LTH è un valore che spesso in passato ha segnato il bottom dei precedenti bear market, con la supply della criptovaluta che ha praticamente quasi completato il suo processo di redistribuzione a vantaggio delle cosiddette “diamond hands”.

Long term Bitcoin realized cap
Quota di realized cap degli LTH Bitcoin Fonte dati: https://x.com/_checkonchain

E ora cosa ci aspetta sul grafico di Bitcoin? In ottica di breve termine, c’è assolutamente un livello chiave da difendere se non si vuole innescare una profonda liquidazione sui futures, e conseguentemente una capitolazione dei prezzi, con BTC che potrebbe scendere in zona $50.000.

Nel medio/lungo periodo invece, questa appare come una zona statisticamente ottima per incrementare posizioni, quantomeno secondo quanto emerge dallo storico dei dati on-chain.

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