Tra poche ore il Giappone dovrebbe confermare l’intervento avvenuto a più riprese sullo yen, nel corso delle giornate di giovedì 30 luglio e venerdì 31 luglio. La comunicazione ufficiale dovrebbe inoltre confermare l’intervento congiunto con il Tesoro degli Stati Uniti, per quella che sarebbe una prima volta dal 2011.
Sarà il ministro delle finanze giapponese Satsuki Katayama a offrire un resoconto di quanto accaduto, con lo yen che ha toccato minimi contro il dollaro che non si vedevano da 40 anni. Reuters cita fonti interne al governo giapponese. Ci sarà con ogni probabilità anche un avviso per i mercati su potenziali interventi futuri da parte di entrambi i governi a tutela del valore dello yen sui mercati internazionali. Secondo le stesse fonti, in aggiunta, l’operazione sarebbe tecnicamente ancora in corso.
La soglia
Si è parlato più volte di soglia dei 163 yen per un dollaro come limite massimo che il governo giapponese sarebbe stato disposto ad accettare prima di un ulteriore intervento sul mercato. La soglia è stata superata, di nuovo, nel corso della settimana che va a concludersi e ha comportato un intervento non solo da parte del ministero delle finanze di Tokyo, ma anche del Tesoro USA, che già da giovedì avrebbe segnalato alle principali banche USA la volontà di intervenire.
Dal grafico l’intervento esterno appare come evidente: ci sono stati grandi acquisti dello yen, sia contro il dollaro sia contro l’euro (sarebbe quest’ultimo l’intervento del Tesoro USA tramite Fed New York) che ha riportato la coppia sensibilmente sotto i 160.

Secondo quanto è stato riportato da Reuters, il Giappone avrebbe interesse a comunicare ai mercati la persistenza dell’operazione, che prevederebbe altri interventi nel caso in cui il cambio tra dollaro e yen dovesse tornare sopra i 162-163.
L’interesse degli Stati Uniti è sia globale sia nazionale: si vuole evitare che una debacle dello yen inneschi reazioni a catena che possano destabilizzare i mercati finanziari globali e si vuole altresì evitare che per finanziare certe operazioni il governo giapponese imponga la liquidazione di asset denominati in dollari.
Le banche USA rimangono in allerta dopo che venerdì Scott Bessent, segretario del Tesoro, avrebbe comunicato loro non solo la volontà di intervenire, ma di continuare a farlo alla bisogna.
Una situazione complessa – dove si proverà a sfruttare al massimo anche l’effetto annuncio, che è certamente più economico dell’intervento diretto a mercato.
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