La risposta dei mercati crypto e Bitcoin è stata di pancia. Alle 14:30 di venerdì sono stati pubblicati i dati sulla disoccupazione (perfettamente in linea con le previsioni e dunque ininfluenti) e i dati sulle nuove buste paga. Un metro, quest’ultimo, dello stato di salute del mercato del lavoro. Un metro che ha offerto un numero di tre volte superiore alle aspettative, cosa che ha scatenato una vendita importante di tutti o quasi gli asset digitali. Con le borse tradizionali che hanno chiuso in ordine sparso (Dow Jones e S&P 500 in negativo, Nasdaq in positivo) è il momento giusto per chiedersi se il dato sia davvero così importante o meno.
NFP – l’acronimo per Nonfarm Payrolls – le buste paga fuori dal settore agricolo, dice poco sull’effettiva qualità del mercato del lavoro. E, al netto della reazione istintiva dei mercati di oggi, in realtà non conterà così tanto nelle prossime decisioni di Federal Reserve. Non andiamo a istinto: in poche righe proveremo a spiegarti perché i mercati oggi hanno forse preso una cantonata.
È un dato spesso revisionato, in peggio
Nonfarm Payrolls è un pessimo dato anche e soprattutto perché viene frequentemente revisionato. BLS – che è una sorta di Istat americana – pubblica il dato immediatamente riguardo il mese precedente, poi procede a una prima revisione il mese successivo e poi un’altra ancora dopo due mesi.
Ci sono stati casi di errori madornali: quello del 2024 su base annuale passerà alla storia, perché BLS si trovò a revisionare il numero finale di 818.000 unità, ovvero lo 0,5% dell’intera forza lavoro USA.
L’anno successivo, abbiamo avuto una revisione per circa 898.000 posti di lavoro, anche questa in negativo.
Per quanto i mercati continuino a seguire questo dato molto da vicino – e per quanto sia indicato con tre stelle in qualunque calendario economico – la sua importanza andrebbe forse ridimensionata.

Detta in modo più tecnico: il mercato ha reagito e ha fatto price discovery su un dato che BLS stessa rivede continuamente. E che spesso in prima lettura è più ottimista.
Altro aspetto: Fed storicamente guarda al mercato del lavoro tenendo conto di diversi fattori. E per quanto riguarda la politica monetaria, conta anche quanto questo sia in grado di esercitare, tramite aumento dei salari, pressioni inflazionistiche.
Perché se ci sono più occupati… i mercati crollano?
Il dato di oggi – al netto di quanto ci siamo detti poco sopra – è stato davvero strabiliante. È di più 3 volte superiore alle aspettative – e l’effetto sorpresa di breve ci sta tutto.
Pesa poi, anche se in misura minore, una disoccupazione che è ferma al 4,1%, non esattamente una percentuale da crisi.
Dato che Federal Reserve ha un doppio mandato – ovvero quello di contenere l’aumento dei prezzi e quello di garantire la massima occupazione, il ragionamento diventa relativamente semplice: se non c’è bisogno di sostenere il lavoro, per quale motivo non si dovrebbero aumentare i tassi, dato che l’inflazione è ancora sensibilmente sopra il 2%?
Dato che Bitcoin reagisce alle variazioni sulle aspettative di liquidità futura, ha scaricato. Tuttavia da qui a pensare che un NFP alto porti Fed a optare per un aumento dei tassi… ce ne passa.
Saranno molto più decisivi i dati sull’inflazione che arriveranno prima della prossima riunione del FOMC. E lunedì – complici anche le borse USA chiuse – in pochi si ricorderanno di questo dato specifico.
Riunione del FOMC che si terrà mercoledì 16 settembre.
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