Paul Tudor Jones: "C'è aria di 1999". I mercati sono a un anno dalla bolla. Ecco i motivi
Paul Tudor Jones conferma le sue profezie di sventura per il mercato azionario. Ecco cosa succederà.
15:47 • Pubblicato 13/10/2026
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Il 2027 potrebbe essere un anno difficile per il comparto azionario. A parlare è un investitore leggendario, Paul Tudor Jones, che ha lanciato l’allarme non solo riguardo il rally (che ormai dura da quattro anni) dei principali titoli, ma sull’economia in generale e – più nello specifico – su ciò che rimane del ciclo AI.
Paul Tudor Jones è tra i pochi a essersi guadagnato lo status di leggenda a Wall Street, anche grazie a intuizioni del passato che lo hanno reso non solo ricco, ma anche molto celebre ai piani alti.
Le maxi-IPO possono essere una bomba
C’è un primo problema individuato dal popolare investitore. È stata già una stagione di IPO importanti (vedi SpaceX), continuerà ad esserlo (vedi Anthropic) anche nel futuro più lontano (OpenAI?) Ad ogni modo, questo profluvio di titoli che finiscono in borsa, spesso a quotazioni stellari, ha bisogno di enormi quantità di capitale.
Di più, a competere per quel capitale ci saranno anche emissioni secondarie da parte di grandi gruppi – come ad esempio è già avvenuto anche per Google/Alphabet – a rendere la lotta per l’ultimo dollaro di finanziamento da parte dei mercati ancora più serrata. Il capitale però non è infinito, e qualcuno potrebbe rimanere con il famoso cerino in mano.
C’è uno spettro che si aggira per Wall Street
Ed è sempre, secondo Paul Tudor Jones, lo spetto della bolla dotcom. S&P 500, il più rappresentativo degli indici delle borse USA, viene da quattro anni di bull run, con i valori che sono mediamente raddoppiati. Questo è fonte di grande entusiasmo, che c’è però nonostante una situazione di sticky inflation – ovvero di inflazione persistente e Federal Reserve che potrebbe diventare più aggressiva.
Un’opinione pressoché contraria a quella espressa da BlackRock poche ore fa, almeno per quanto riguarda l’aggressività di Fed.
Bolla? Ma quando?
Il messaggio di Paul Tudor Jones è relativamente chiaro: i mercati sono in una situazione di fragilità potenziale importante. E anche se l’AI dovesse continuare a rivoluzionare ampi comparti dell’economia, non è detto che le borse possano andare dietro a lungo.
Per quanto riguarda il collocamento temporale del mercato – per Tudor Jones saremmo all’inizio del 1999, ovvero a un anno dall’esplosione della bolla dotcom. Ci sarebbe dunque spazio per euforia aggiuntiva, cosa che è poi confermata dal fatto che il suo ultimo intervento sui mercati di maggio lo ha visto accumulare altri titoli legati al settore AI.
Tuttavia, la giostra potrebbe non essere infinita. Soprattutto a fronte di un’inversione importante: le grandi aziende al top del ciclo hanno effettuato molti buyback nei trimestri passati. Ora, con il capex che corre e prosciuga anche le riserve di cash, potrebbero invece riemettere azioni proprio allo scopo di sostenere questa corsa dell’AI, con effetti però contrari sul valore dei titoli.
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