Elon Musk si arrende: "Grok Bot è insostenibile". Altre nubi sui servizi AI e il buco di bilancio che causano
I costi di Grok Bot sarebbero fuori scala, motivo per cui il servizio è stato già ampiamente limitato.
09:07 • Pubblicato 02/11/2026
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Houston, abbiamo un problema. Gli agent personali per le grandi masse – che sono arrivati sul mercato con il nome di Dots, Grok Bot e Muse creano buchi nei bilanci più velocemente di quanto forniscano risposte agli utenti. L’ultimo allarme di questo tipo è arrivato direttamente da Elon Musk, ma anche dalle parti di Meta non sembra che le cose stiano diversamente. E ora tutti si stanno chiedendo non solo se il modello sia sostenibile sul breve, ma se lo possa essere anche sul medio e lungo periodo. Long o short sul mondo AI?
Su X sono arrivati ieri centinaia di post di utenti che si lamentavano di aver raggiunto il limite di utilizzo molto più velocemente dei giorni precedenti, con Elon Musk – CEO di SpaceX – che ha confermato che i costi per offrire il servizio non sono soltanto alti, sono alti su livelli insostenibili. Quindi non solo una decisione unilaterale, una delle tante delle società che offrono servizi AI, ma anche l’ammissione che ottenere ritorni da questi servizi è ancora assai difficile.
Muse di Meta dalla stessa parte della barricata
I problemi non sono soltanto di SpaceX, ma di tutte le società che offrono agent per utilizzi quotidiani. Muse ha limitato il suo prodotto agli USA e al Canada, per il momento, proprio perché i costi sono assai elevati – nonostante il fatto che Meta riesca a incamerare commissioni in particolare dagli acquisti compiuti tramite il bot.
La situazione dovrebbe essere simile da OpenAI con i suoi Dots – anche se non esistono per il momento report economici e finanziari che confermino quanto visto sopra.
Le questioni di cui si discute sono poi diverse. Da un lato i problemi per chi offre servizi di questo tipo a trovare una quadra finanziaria, dall’altro i limiti che possono essere aggiornati per gli utenti senza che questi abbiano voce in capitolo. Saremo anche agli albori della fase commerciale degli assistenti AI, ma chi può permettersi di sottoscrivere abbonamenti senza sapere per quanto tempo potrà usare il servizio durante la settimana?
C’è poi la questione chi paga: probabilmente OpenAI, che non è ancora quotata in borsa, può permettersi di offrire servizi in perdita in cambio di acquisizione di nuovi clienti. Per società quotate come SpaceX e Meta (e presto Anthropic), sarà molto più difficile.
Intanto girano strane voci
Vale la pena però – nel flusso di brutte notizie per il ciclo AI – sottolineare anche altro. Dopo il crollo delle borse di venerdì scorso – il pessimismo domina le discussioni sui mercati relativi all’intelligenza artificiale e stanno trovando spazio anche letture e anticipazioni forse non basate troppo sulla realtà.
Ultima tra queste è la notizia di un’improvvisa disponibilità di potenza di calcolo, tra le altre cose a prezzi assai inferiori a quelli che circolavano soltanto un paio di settimane fa.
Quanto ci sia di vero e quanto di falso dietro queste fughe di notizia a orologeria, sarà oggetto di studio nei prossimi giorni, settimane e mesi, in una fase di mercato che è densa anche di preoccupazioni politiche.
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