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Una tassa sulle transazioni di criptovalute in arrivo in Connecticut?

Patricia Dillon, rappresentante del comune di New haven presso l’assemblea generale del Connecticut, ha proposto una tassa sulle transazioni di criptovalute.

Durante la recente assemblea generale del Connecticut è stata presentata una proposta di legge per il pagamento di una tassa su tutte le transazioni di criptovalute.

Questa proposta di legge è arrivata dalla rappresentante Patricia Dillon, democratico eletta presso il comune di New Haven, che ha presentato la proposta di legge (denominata Proposal Bill No. 5001) proprio durante la sessione di febbraio dell’assemblea generale.

Nello specifico, il testo della proposta di Patricia Dillon riporta:

“Sia emanato dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti riuniti in Assemblea Generale: che gli statuti generali siano emendati per stabilire una tassa sui trasferimenti o gli scambiare moneta virtuale in questo stato”.

Ad ora la proposta di legge non fornisce ulteriori dettagli sulle specifiche della tassa, non è quindi chiaro se i cittadini del Connecticut avranno a che fare con una tassazione percentuale o con una tariffa fissa.

Una tassa sulle transazioni potrebbe essere pericolosa per aziende e consumatori

Una tassa atta a colpire le criptovalute potrebbe rivelarsi utile per le casse dello stato, ma potrebbe allo stesso tempo essere disastrosa nel caso in cui il Connecticut volesse attrarre a se le numerose imprese focalizzate sulle monete virtuali.

I principali timori si concentrano sulle possibili evoluzioni di un sistema di tassazione, per esempio con la nascita di una commissione incentrata sulle criptovalute; questa commissione potrebbe tranquillamente rendere proibitiva la creazione di exchange di valuta digitale, poiché li obbligherebbe ad offrire operazioni a basso costo per attirare clienti e garantire liquidità.

Nel 2015, ad esempio, gli utenti europei si sono a malapena salvati dal dover pagare un’imposta sul valore aggiunto (IVA) sulle transazioni di criptovaluta, un’imposta del genere (secondo le società europee di blockchain) avrebbe reso l’intera area del vecchio continente poco ospitale alle attività focalizzate sulla cripto.

La tassa proposta dalla Dillon potrebbe inoltre creare un ambiente dannoso per gli utenti privati, rendendo più costoso per loro commerciare in valuta digitale come parte dei loro portafogli di investimento riducendo anche l’utilità della tecnologia come mezzo di scambio, rischiando di abbattere il sistema di micro-transazioni.

Il che spingerebbe gli investitori verso piattaforme di trading estere non sottostanti le regolamentazioni del Connecticut, piattaforme probabilmente più rischiose, e basterebbe aver osservato il recente attacco all’exchange giapponese Coincheck per comprendere i rischi legati alle transazioni in una piattaforma con scarsa sicurezza.

Paure reali o premature?

La situazione della legge presso l’assemblea generale del Connecticut è ancora in una fase embrionale.

Questi dubbi e timori si originano dal fatto che, mentre molti appassionati di criptovaluta ritengono che siano necessarie regolamentazioni funzionali alla protezione degli investitori e in grado di aiutare l’industria a prosperare nel lungo termine, questo disegno di legge non sembra in realtà sufficientemente strutturato per conseguire nessuno di questi obiettivi.

La proposta di Patricia Dillon resta, per ora, solo una proposta, ed è estremamente difficile comprendere quali saranno i futuri sviluppi della situazione nel Connecticut; la penuria di dettagli lascia infatti la proposta ad uno stato embrionale. Sarà quindi necessario attendere l’evoluzione futura della legge all’interno della commissione dello stato americano.

Info su Matteo Barosso

Copywriter freelance e appassionato di criptovalute; sempre al passo con le novità che arrivano dalle start-up, con un sogno... vivere nella Silicon Valley per vivere i cambiamenti mentre accadono.

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