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Morgan Stanley sogna stablecoin | La grande finanza sulla DeFi [Analisi]

+ANALISI ESCLUSIVA+ Fino ad oggi abbiamo parlato – comprensibilmente – di Bitcoin e grandi banche, dati anche i corposi investimenti che alcuni gruppi stanno facendo, principalmente per i propri clienti. C’è però di più, perché almeno a nostro avviso non sarà questo il campo da gioco per i grandi gruppi bancari.

Sì, c’entra la DeFi, come abbiamo già detto più volte su queste pagine, quella che potrebbe essere un’altra forza che eroderà il potere delle grandi banche, quelle banche che sono hub totalitario di investimenti e di trasferimenti di denaro.

Stablecoin - Morgan Stanley fiuta l'affare
Le banche allungano le mani sugli stablecoin

Ora arriva la conferma di Morgan Stanley, che ha segnalato un interesse nel settore degli stablecoin. Un settore che la trasformerebbe in una sorta di signore medievale, con la sponda delle regolamentazioni statali. Preoccupante da un lato, segno inevitabile dei tempi che cambiano dall’altro. È una questione complessa, a nostro avviso rialzista su tutto il settore della finanza decentralizzata e con effetti che saranno presto visibili sui principali protocolli. Li possiamo trovare da eToro – vai qui per un conto virtuale gratuito e con tutte le funzionalità in test libero.

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Morgan Stanley adocchia il mondo degli stablecoin: ecco cosa c’è in ballo

La questione è molto semplice: euro e dollaro USA – così come tutte le altre valute fiat, hanno bisogno di essere tokenizzate per poter essere utilizzate sui sistemi di finanza decentralizzata.

Un problema che per ora è stato risolto dagli stablecoin, che vengono però gestiti da società non bancarie, come nel caso di Tether oppure di USDC. Un business enorme – basti pensare alla liquidità di questi due token, che detengono dollari che poi trasferiscono su titoli che offrono un rendimento. Business così importante che ha ingolosito già Morgan Stanley, gruppo bancario tra i più importanti al mondo e già molto vicino al mondo delle criptovalute – dato che offre ai propri clienti già esposizione a Bitcoin.

Il crescente mercato degli stablecoin (che vale adesso 137 miliardi di dollari contro i 20 miliardi di un anno fa) potrebbe finire per diventare una grande fonte di depositi per l’industria bancaria. Potrebbe anche integrare nuove forme di ricavi per le banche, se saranno capaci di far pagare per il servizio di creazione dei token e per la loro distruzione.

Mai così poche parole furono così dense di significati per il futuro della finanza tradizionale – che ormai, dovrebbe essere evidente a tutti, ha perso il treno della DeFi e sta cercando disperatamente di recuperarlo. Ma andiamo con ordine.

Stablecoin come fonte di depositi

È il primo punto che è stato analizzato da Morgan Stanley. Per capire come funziona, dovremo fare un passo indietro. L’idea principale di funzionamento, che è la stessa di oggi, è che un soggetto che abbia bisogno di stablecoin da utilizzare sui protocolli di finanza decentralizzata porti dollari dal soggetto che emette i token e li versi.

Il patto è che in qualunque momento potrà scambiare di nuovo i suoi token per il controvalore in dollari, che è fisso a 1:1. Perché le banche dovrebbero farsi carico di uno sforzo del genere? Perché avrebbero in mano risorse importanti, che potrebbero investire in titoli e in attività economiche, percependo un interesse nel frattempo.

Depositi in banca - come funziona
Un piatto molto ricco per le banche

È dopotutto quello che accade oggi con i vostri depositi in banca. L’istituto li investe (anche se voi non ne sapete nulla), conscio del fatto che sarà impossibile per tutti i correntisti recarsi in banca a ritirare il denaro nel medesimo momento.

Fruttuoso? Assolutamente sì: la redditività delle banche funziona largamente con questo tipo di meccanismo. Che ora vorrebbero ripetere anche con gli stablecoin. Cosa però che sarebbe soltanto un aspetto del possibile guadagno delle stesse.

Diventare piccole banche centrali del settore stablecoin

La seconda parte dell’equazione di Morgan Stanley riguarda invece l’emissione di tali token e la distruzione degli stessi, quando il portatore vorrà riavere dei dollari o altra fiat. Un servizio che, secondo Morgan Stanley, le banche potrebbero far pagare, per generare profitti importanti, dato l’enorme volume di scambio che hanno gli stablecoin. Idea intelligente? Sì. Sarà fruttuosa? Sì, se i governi dei paesi più sviluppati decideranno di regolare gli stablecoin in senso bancario. E quindi chiudendo le porte a soggetti che non hanno licenza bancaria.

Un’ipotesi per il momento remota ma non troppo – dato che una larga fetta del Partito Democratico USA sembrerebbe d’accordo con questa linea. Ennesimo regalo alle banche? Probabilmente sì. Un motivo di preoccupazione? No. E spieghiamo perché nell’ultimo blocco del nostro approfondimento.

Gli stablecoin algoritmici avranno la meglio

A fronte di un intero comparto DeFi, virtualmente, nelle mani delle sole banche, il mondo delle criptovalute ha già delle soluzioni. Pensiamo ai tanti stablecoin algoritmici, come ad esempio $UST di Terra Luna.

Sono protocolli che non hanno bisogno delle banche né di enti terzi che convertano dollaro contro stablecoin. Funzionano grazie a solidi algoritmi – senza che ci sia bisogno del signoraggio della banca privata. Morgan Stanley ha grandi progetti, ma dovrà fare i conti con un comparto che si evolve alla velocità della luce.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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