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Svezia contro BItcoin

Bitcoin al ban in Svezia? | Non ancora, ma il ministro…

Può un ministro decidere come i liberi cittadini spendono il proprio denaro e in ultimo l’energia che hanno regolarmente pagato? A quanto pare sì, e questo non avviene nella Repubblica Popolare Cinese, primo paese ad implementare un ban poco riuscito sul mining Bitcoin.

La nuova trovata, non sarebbe ancora il caso di chiamarla proposta, arriva infatti dalla Svezia, per un’Europa che, come abbiamo già detto più volte sulle nostre pagine, in alcuni atteggiamenti nei confronti di Bitcoin ricorda sempre di più Pechino.

Con una buona notizia che è costituita proprio dall’assoluto disinteresse con il quale questo tipo di sparate sono accolte dal mercato. E possiamo investire su un Bitcoin che lotta per mantenere i 22.000$ con eTorovai qui per ottenere un conto demo gratuito con 100.000$ di capitale virtuale – intermediario che ci permette di operare su 75+ cripto asset in totale, con accesso a strumenti esclusivi che non sono disponibili altrove.

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Vento dell’est anche per la Svezia: “Dobbiamo usare energia per cose più importanti di Bitcoin”

Con il grado di importanza che ovviamente viene deciso dal ministero, proprio come nella Repubblica Popolare. Siamo davanti ad un passaggio fondamentale qui in Europa, dove tanto l’atteggiamento della Banca Centrale Europea, quanto quello di diversi ministri in giro per il continente sembra ricordare sempre di più quello dei politici di Pechino.

Abbiamo bisogno di energia per cose più utili di Bitcoin, a parlare onestamente. Ci stiamo muovendo da un periodo di mantenimento ad uno di espansione, durante il quale la nostra industria manifatturiera è alla ricerca di elettricità.

Questo il commento di Kashayar Fermanbar, che è Ministro dell’Energia in Svezia e che sembrerebbe avere le idee chiare su chi possa consumare energia o meno, facendo una classifica personalissima sulle industrie e lanciando degli strali verso Bitcoin che, ne siamo sicuri, riceveranno adeguata sponda anche presso altri paesi europei.

La Svezia non è il primo paese europeo a lanciare l’allarme

Si punterebbe alle produzioni di acciaio del paese, che dopo il passaggio a fonti rinnovabili pressoché totale, sarebbero diventate molto più affamate di energia. O meglio, si troverebbero a competere in un mercato più scarso. Un piano da maestro del Ministro dell’Energia, che forse, diciamo forse, sta cercando di nascondere un po’ di polvere sotto il tappeto di Bitcoin, sapendo di trovare appoggio da quell’ecologismo che vede nel principale attore del mercato una sorta di capro espiatorio per i problemi energetici, di emissioni e di produzione industriale.

Questa Europa parla sempre più…

La posizione di Criptovaluta.it è sempre stata molto chiara: lo stato di necessità è stato già agitato più volte per colpire direttamente Bitcoin, mascherando la manovra da attenzione per l’ecologia e per l’ambiente. Avevamo avuto modo di parlarne anche in una nostra live con Matteo Navacci, indicando quali fossero in realtà le preoccupazioni vere dei un certo sistema politico.

Ovvero quello di veder crescere un sistema monetario alternativo che sia fuori dal controllo della politica. Una guerra che è appena iniziata, e che in Europa ha già arruolato però personaggi piuttosto illustri, con i politici schierati a protezione di Bitcoin che sono sicuramente, in proporzione, meno di quelli che abbiamo potuto registrare negli Stati Uniti d’America, dove personalità come Cynthia Lummis, Ted Cruz e tanti altri, vuoi per vantaggio politico vuoi per effettiva apertura al settore, hanno opinioni decisamente diverse da quelle del Ministro dell’Energia svedese.

E intanto anche i giornali…

Soltanto ieri abbiamo visto circolare un articolo di una grande testata italiana che parlava di legame tra carbone e Bitcoin, non indicando però né il dove, né il quando e il perché. I più maliziosi penseranno che ci sia un’agenda.

Noi, che lo siamo un po’ meno, pensiamo che in realtà si tratti soltanto di tanta ignoranza. Un’ignoranza contro la quale anche noi possiamo fare la nostra parte. Senza cedere a quel doublespeak ministeriale che nasconde le vere ragioni di certi attacchi a Bitcoin.

Info su Gianluca Grossi

Capo-redazione ed analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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5 commenti

  1. Ma basta Antonio, sei pesante…

  2. Smettila di scrivere in maiuscolo. Alla prossima verrai bannato.

  3. Abbiamo il tuo indirizzo ip. Questa è una minaccia. Giriamo ai ns avvocati.

  4. la mamma di Antonio

    Non so… Ma quantomeno sapresti usare il congiuntivo
    Ma non dovevi andartene poi?
    😀

    • Lo stiamo via via ribannando. È un pò come quando liberi un detenuto, alla prima ora di libertà ne commette un ‘ennesima, ecco lui fa lo stesso.

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