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BITCOIN, BANCHE E NOI

Bitcoin, noi e le banche | La fine di un’allucinazione collettiva

Milioni di adulti scoprono ora che Babbo Natale non esiste. Se vogliamo però cambiare, bisognerà evitare nuove allucinazioni collettive

Terranno, non terranno. Gli interventi delle banche centrali saranno sufficienti, o forse no. Bisogna prelevare? Ci possiamo fidare di Yellen, Powell, Lagarde? E del direttore di filiale, che è una tanto brava persona? Al netto degli sconquassi economici, la recente crisi bancaria sarà presto una crisi di identità per tante persone, che vedono da secoli nelle banche il baluardo della stabilità. Una delle poche certezze sulle quali fare affidamento nella vita.

“Tranquillo, è come averla messa in banca”, diciamo lungo tutto lo Stivale per indicare la sicurezza di una certa custodia. Qualche ragazzino, forse non in tutta Italia, con il “mettila in banca” invita gli altri a farsi passare il pallone, che tanto nessuno glielo porterà via. La sensazione è che dopo questa ennesima tornata di instabilità – per quanto lentamente – anche il nostro linguaggio, che altro non è che ciò in cui crediamo, cambierà.

E se non sono bastati i casi dei bond corporate spacciati per titoli sicuri, dei rating sballati per certe note aziende italiane, delle panzane raccontate sulla sicurezza dei depositi, de non sono bastati gli interessi e le commissioni aggiuntive scritte in corpo 6 a pagina 240 del contratto di finanziamento, forse a scrivere la parola fine su questa allucinazione collettiva… sarà la banca delle banche, e cioè la Svizzera. Quanto accaduto a Credit Suisse cancellerà anche l’allucinazione delle allucinazioni, il fulcro che permetteva a questa fantasia di replicarsi.

E cioè che in Svizzera, che mica sono come noi, certe cose non possono accadere. E sì, Bitcoin fixes this. O per dirla all’italiana, Bitcoin sistema (anche) questo. A patto però di evitare certe allucinazioni anche da questa parte della barricata.

Muore l’ultimo Babbo Natale, quello degli adulti

Un gioco per chi ha ancora la fortuna di poter parlare con i propri nonni. Durante il prossimo pranzo di famiglia, prendendo la questione un po’ obliquamente, dite loro di aver messo una certa somma in banca. Nessuno o quasi dei vostri nonni si alzerà dal tavolo dandovi dei pazzi. Dopotutto sono secoli che mettiamo i soldi in banca. È lì che sono al sicuro ed è lì che è bene che stiano, che con i ladri non si sa mai.

I nonni, anche quando il titolo di studio è per loro motivo di imbarazzo, sono un concentrato di esperienze di vita che si basano su altre esperienze di vita. IIl mondo lo hanno visto con i loro occhi, e guai a pensare che le loro convinzioni siano frutto di ignoranza. E, aggiunge chi vi scrive, hanno pienamente ragione nell’associare ancora alla parola banca un senso di sicurezza e di stabilità.

Per secoli le banche, nate in contesto privato, sono state guidate da persone magari un po’ avide, magari un po’ grifter, ma con una reputazione specchiata e con un’affidabilità sulla quale si sviluppavano i commerci di tutto il mondo, anche quelli molto più importanti dei nostri.

E invece qualcosa, negli ultimi anni, si è rotto. E sì, Bitcoin può essere una soluzione (forse parziale, e diremo dopo il perché) a quanto sta accadendo. Ma andiamo con ordine.

Le vecchie banche ci servono
Sì, c’erano altri modi di essere banca
  • Le banche non sono più (soltanto) intermediarie del credito

Vi basterà prendere un manuale di tecnica bancaria di qualche decennio fa e confrontarlo con quanto leggereste su un manuale più moderno. Nei vecchi testi le banche erano considerate né più né meno custodi e intermediarie del credito. Ci si depositano i risparmi, la banca li presta oculatamente a chi ha bisogno di credito per un interesse e una commissione. Ripetiamo l’operazione centinaia di migliaia di volte e avremo una banca solida e redditizia. E avremo assolto anche ad un compito necessario e fondamentale per il funzionamento del sistema economico.

Oggi il ruolo principale delle banche è quello di essere meccanismo di trasmissione delle politiche monetarie. Mai un uomo dell’800 di sarebbe immaginato di dover aspettare le decisioni sui tassi di interesse di una decina di persone per sapere come sarebbe andata l’economia mondiale. Mai un uomo dell’800 avrebbe pensato che i destini del mondo sarebbero dipesi dal tasso con il quale le banche si prestano soldi tra di loro.

  • Se non esiste più il pericolo di fallire, non esistono più incentivi a valutare i rischi

Le banche centrali – e qui qualcuno avrà un sussulto – intervengono per salvare il mondo bancario per delle ottime ragioni. Il contagio va arrestato perché le conseguenze sarebbero nefaste e ci riporterebbero probabilmente al livello economico del dopoguerra.

Il problema è però un altro: come si è arrivati a questo punto? Perché il battito delle ali di una farfalla nella Silicon Valley può mettere in crisi la più grande banca svizzera? Perché il ghiaccio su cui pattiniamo è così sottile? Che ne è stata di quella sicurezza, di quel buon senso, di quell’avversione ai rischi eccessivi che hanno caratterizzato l’idea platonica (e spesso anche quella fenomenica) di banca per un lunghissimo periodo della storia dell’uomo?

Potremmo scrivere per giorni su questo tema. Vogliamo però soltanto lasciarvi uno spunto per ragionare sulla questione: siete più attenti quando attraversate nella vita reale, o quando siete in un videogioco con le vite infinite? E perché?

Bitcoin fixes this, ma c’è molto da fare

Dato che questa mattina vogliamo fare arrabbiare quasi tutti – perché certamente saranno arrabbiati quelli che avranno scoperto che Babbo Natale non esiste – ne abbiamo anche per Bitcoin. O meglio, riteniamo che al contrario di quanto stia circolando in questi ultimi giorni, ci siano delle questioni da risolvere, o quantomeno da affrontare in modo più lucido.

  • VERO: Bitcoin è un ottimo sostituto delle valute che stiamo utilizzando oggi

Bitcoin riposa sulle spalle di giganti e nello specifico su matematica e energia. È un ottimo sistema monetario, ha una politica inflativa prevedibile, nessuno può metterci le mani e fare come vuole, per quanto numerose siano le sue portaerei.

  • VERO: Bitcoin garantisce libertà, privacy e accesso al mondo finanziario, le banche meno

Di recente le banche si sono trasformate anche in centro di raccolta dati per le autorità. Certo, il mondo è pieno di manigoldi, mafiosi, criminali globali e trafficanti di esseri umani. L’effetto collaterale dei controlli per prendere i cattivi è che anche zia Giovanna deve giustificare un prelievo di poche migliaia di euro, magari per fare qualche regalo ai nipoti a Natale o perché vuole tenerseli sotto il cuscino.

L’altro effetto collaterale è che chiunque abbia una parvenza di non normalità può esserne escluso a capriccio di algoritmici e centri di analisi del rischio.

In paesi meno sviluppati questo fenomeno è più evidente. Da noi ci stiamo arrivando. Bitcoin, che non chiede documenti a nessuno e che è ad un click di distanza (e a qualche ora di attesa, se vogliamo un nodo completo) è molto più accogliente.

Sempre per la verità
Verità, sempre
  • FALSO: con Bitcoin sarai la banca di te stesso

È uno degli slogan più popolari e apprezzati tra i bitcoiner. Purtroppo è falso, a meno di non voler considerare la banca soltanto come custode di denaro e come interfaccia per ricevere e inviare soldi. Se questo è quanto ci serve, allora ci siamo.

Se dovessimo pensare però alla necessità di intermediazione del credito – sì, in un mondo normale le banche sono più brave di noi a farlo – e al ruolo che giocano in un sistema finanziario e economico funzionante, no, Bitcoin doesn’t fixes this. E a leggere il whitepaper non ha neanche velleità di farlo. Bitcoin vuole essere un sistema monetario peer to peer e non una banca.

Cerchiamo di guardare la questione più dall’altro e di recuperare un po’ di buon senso quando si parla di banche. Che non sono gli ingranaggi del controllo delle autorità e della trasmissione della politica monetaria. Possono e devono essere molto altro, a meno di non voler rinunciare a vivere in una società funzionante.

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Klaus Marvin
Klaus Marvin
1 anno fa

E’ vero se la banca si limitasse a fare la banca tutto scorrerebbe liscio invece i vari banchieri vogliono comandare e sostituirsi ai vari politici dei vari Paesi come attualmente stanno facendo e addirittura far scoppiare guerre qua e la come un normale business di famiglia e soprattutto vivere sul debito dei vari Stati che anche questo lo stanno facendo ma quello che fa venire il fumo agli zebedei è che sostengono che i soldi dei clienti non sono più soldi dei clienti ma diventano i loro soldi di cui dispongono come gli pare e piace e se sbagliano investimento a rispondere saranno sempre e comunque i clienti, basta vedere cosa è successo con Credit Suisse in cui i clienti si sono visti azzerare tutti i bond e comunque avevano richiesto molto prima delle voci di fallimento di convertirli in titoli di Stato cosa che non è avvenuta per il capriccio dei dirigenti. Se qualche volta vedete saltare dalla finestra un banchiere svizzero, saltate dopo di lui. Di sicuro c’è qualcosa da guadagnare. Buona giornata

Roby
Roby
1 anno fa
Reply to  Klaus Marvin

I soldi che il Signor X “deposita” in banca, sono un prestito alla banca. Il sando di conto corrente è semplicemente il totale del credito che il Signor X ha verso al banca. Capito questo, non stupisce più che è assolutamente corretto dire che i soldi non più dei clienti ma della banca. Appunto perché quesi soldi sono stati prestati e quindi un credito dei correntisti. Ma la banca, per effetto della riserva frazionata di quel credito, deve per legge tenere solo il 2%. Il resto lo presta ad altri clienti o addirittura alle banche centrali (a un tasso di interesse molto maggiore di quello applicato ai clienti/creditori).Quindi la banca è in grado di restituire solo una piccolissima parte di quei crediti. E in caso di fallimento della banca, i clienti sono creditori chirografi e non privilegiati… ergo se la prenderanno sempre in quel posto, se il fondo di salvataggio non sarà sufficiente a coprire le perdite.

Klaus Marvin
Klaus Marvin
1 anno fa
Reply to  Roby

I soldi vengono depositati e quindi devono assolutamente essere RESTITUITI perchè il deposito ha un costo E IN QUESTO CASO LA BANCA DEVE SOLO CUSTODIRLI E RITORNARLI QUANDO RICHIESTI. Se presto soldi alla banca vuol dire che VENGONO VINCOLATI in cambio di un misero interesse e in questo caso sono disponibilità della banca che fa quello che vuole. Ma la domanda che dovremmo porci tutti ora è A CHE CAZZO SERVONO LE BANCHE SE NON FANNO PIU’ LE BANCHE? Senza parlare di tutte le spese che ci nascondono e poi sono bravissimi a cambiare le carte in tavola perchè ormai i contratti non hanno più valore. E poi aiutano gli amici degli amici con notizie date in anticipo a spese dei piccoli correntisti, non faccio un esempio perchè di esempi ne avrete anche molti più di me. L’unica cosa che viene garantita durante un fallimento di una banca è la buonuscita milionaria dei dirigenti. Per ora il fondo di salvataggio in Italia ma forse anche in Europa garantisce fino a 100mila euro, in Svizzera non so come funzionava ma rifiutare di convertire un bond in un titolo di Stato ad un cliente vuol far capire spudoratamente che i soldi sono ormai solo della banca e la richiesta era avvenuta molto prima che si sentisse parlare di crisi. Se non ci si può neanche fidare di un banchiere svizzero, dove va il mondo?