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Bitcoin, crolla un altro mito? Ecco i dati che svelano la sua reale rischiosità

Bitcoin è un asset volatile? Probabilmente si, almeno in termini relativi. Ma mese dopo mese, sta diventando meno volatile se comparato alle valute fiatemergenti”, avvicinandosi dunque gradualmente ad un’altra asset class dalla quale sembrava distinguersi notevolmente per alcune sue principali caratteristiche.

Secondo i dati forniti da Woobull, infatti, la volatilità del Bitcoin è scesa al di sotto di quella delle valute dei mercati emergenti per la terza volta dal 2012 e… potrebbe non esser finita qui.

Ma che cosa potrebbe implicare tutto ciò? È lecito parlare di un investimento in Bitcoin che sarà sempre meno “rischioso” in futuro?

La volatilità del Bitcoin si contrappone a quella dei mercati tradizionali

Iniziamo subito con il ricordare che secondo i dati di Woobull Bitcoin è meno rischioso del solito se confrontato – in termini di volatilità – con le valute dei mercati emergenti, che nelle ultime settimane hanno registrato oscillazioni di prezzo più ampie rispetto al loro safe haven di riferimento, il dollaro USA. Ma perché?

Forse una risposta la fornisce un sondaggio di Reuters, che ha rilevato che i Paesi in via di sviluppo hanno subito un doppio colpo nelle ultime settimane: da una parte gli shock determinati dall’aggravarsi della pandemia da coronavirus; dall’altra parte il rinnovato e sempre più complicato fronte di guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina.

Ne è derivato un incremento della domanda di dollari statunitensi da parte delle banche centrali globali, mentre le economie si arrestavano dopo il blocco delle attività economiche indotto dalle misure di contrasto al coronavirus. Di conseguenza, il biglietto verde si è rafforzato contro una serie di valute nazionali.

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La maggioranza degli intervistati dal sondaggio di Reuters si aspetta ora un aumento della volatilità delle valute emergenti, soprattutto dopo che ieri lo yuan cinese è sceso al minimo da un mese a questa parte. Anche la rupia indiana, colpita dal rallentamento della crescita economica e da un blocco che oramai dura da due mesi, è precipitata, così come le valute sudafricane, messicane e brasiliane.

La volatilità è dunque ancora alta rispetto ai picchi del mese scorso, e si ridurrà solamente solo se verrà ottenuta una parvenza di miglioramento nella situazione COVID e a  condizione che qualsiasi tipo di tensione commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina non si acuisca.

Insomma, le valute emergenti stanno diventando un’asset class più rischiosa di Bitcoin, e potrebbe esserlo ancora di più nel prossimo futuro, favorendo – forse – un afflusso di denaro verso le valute digitali in un’ottica di diversificazione dei portafogli. Una maggiore domanda che, in un contesto caratterizzato dall’halving in corso di formazione, potrebbe favorire una nuova crescita delle quotazioni di BTC

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Info su Roberto Rossi

Giornalista pubblicista, specializzato in tematiche economiche e valutarie. Appassionato di fintech, è consulente degli investimenti finanziari.

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