Per Bitcoin e crypto non è esattamente un buon momento dal punto di vista dei prezzi: nella giornata di ieri BTC ha chiuso con un brutto -5,2%, seguito da un follow-down dell’offerta che ha portato le quotazioni a toccare gli $81.000, prima di un debole impulso di rimbalzo. Le cose si mettono male, soprattutto se si dovesse scendere ancora sotto determinati livelli, a tal punto da rischiare di attivare la reazione di una classe ben precisa di investitori.
Non è comunque ancora detta l’ultima, nel senso che Bitcoin ha ancora una chance per consolidare nel range di supporto attuale ed eventualmente ripartire al rialzo. Ma ora come ora, la struttura di mercato e le configurazioni dei dati on-chain suggeriscono un elevato rischio di capitolazione. Teniamo sotto controllo questi precisi livelli di prezzo.
Bitcoin dipinge il grafico di rosso: debolezza su liquidità e flussi spot
Ne stavamo parlando appena 2 giorni fa, mentre i prezzi di Bitcoin erano in tentativo di recupero sopra i $90.000, di come il rally si stava compiendo senza liquidità a sostegno delle negoziazioni e che sarebbe potuta arrivare una correzione. Da allora la criptovaluta ha registrato un violento sell-off che si è esteso per oltre il -10%, in un orizzonte temporale di meno di 48 ore.
Che la liquidità sia ancora in larga parte concentrata sui mercati tradizionali, o che la grande quantità di supply in stablecoin non stia effettivamente riversandosi sugli exchange, il risultato finale non cambia: Bitcoin, e più in generale tutto il comparto crypto, continua a mostrare difficoltà nel trovare una domanda strutturata e continua.
Questo lo vediamo anche da altri indicatori che offrono una lettura più chiara su come si stanno muovendo i flussi di capitale. Il netflow degli ETF statunitensi, sia su BTC che su ETH, mostra una forte uscita da parte degli investitori in questi ultimi giorni, con tante vendite intensi e pochissimi acquisti significativi.
Poi, sempre dalle borse spot, notiamo un CVD che sembra continuare la sua strada al rialzo, dopo aver passato gran parte del 2025 in downtrend, ma con una domanda più aggressiva da parte degli operatori su Binance piuttosto che su Coinbase. Questo indica che la fetta che va a colpire il book con più forza è quella che proviene da flussi offshore piuttosto che da acquisti istituzionali. Tutto ciò, storicamente, non è di buon auspicio per un rialzo sostenibile.

Bitcoin a rischio crollo: occhio a questi livelli
Al momento, la cosa che spaventa di più secondo l’analisi on-chain, è che il prezzo di Bitcoin sta scendendo sotto il limite inferiore dell’intervallo di compressione -1 STD per quanto riguarda il modello di costo degli short-term holders. BTC si trova infatti attualmente appena sotto gli $84.000 (linea verde), una zona che coincide con una possibile area di stress per il mercato, in quanto rappresenta il punto in cui i detentori di breve periodo passano complessivamente in perdita.
Storicamente questa zona ha spesso funzionato da supporto dinamico per i prezzi, riuscendo a sostenere la chart nei movimenti ribassisti più estesi. Tuttavia in alcuni casi, scendere sotto il livello di una deviazione standard dal costo medio degli short term, significa rischiare un possibile sell-off di investitori che vendono in preda al panico e scatenano uno shock al ribasso. Guardate ad esempio cosa accaduto a giugno 2022, o prima di allora a giugno 2021.

Per ritrovare fiducia e riprendere un chiaro trend rialzista, Bitcoin dovrebbe riportarsi sopra la linea blu dei $96.000, livello dove le condizioni di profitti/perdite non realizzate tornerebbero complessivamente a favore degli short-term holders.
Attenzione anche alla reazione dei long term
Un altro elemento che complica le lettura riguarda lo stato di salute dei long-term holders, tipicamente investitori più calmi e pacati rispetto agli short term, ma con una supply in bilancio nettamente più ampia che potrebbe riversarsi sul mercato in condizioni difficoltose. Se volete approfondire questa relazione tra le diverse categorie di investitori Bitcoin, vi lasciamo qui un nostro recente video in cui spieghiamo qualche concetto di base.
Tornando a noi, il calo sotto gli $84.000 per Bitcoin non rappresenta solo un problema per gli short term, ma anche per i long term. A questi prezzi, infatti, circa il 22% dell’offerta circolante di BTC risulta attualmente in perdita, di cui una quota importante proviene proprio da detentori di lungo periodo.
Lo scenario attuale assomiglia per certi versi a quanto osservato nel Q1 nel 2022 , dove un successivo ribasso dei prezzi ha poi portato tanta supply dei long term in condizioni di forte perdita, innescando una fase di distribuzione forzata che contribuì ad accelerare il sell-off.

Capite bene quindi che per Bitcoin, perdere altro terreno da qui in avanti, e magari scendere anche al di sotto della soglia psicologica degli $80.000 (nonché minimo locale del 21 novembre), significherebbe rischiare di estendere ulteriormente al ribasso, con una spinta che arriverebbe sia dagli STH che dagli LTH e che renderebbe il sogno del bull market… sempre più un miraggio.
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