Non sono solo gli holders di Bitcoin a soffrire questo momento di debolezza sul mercato: anche i miners, componente essenziale per la sopravvivenza del network, stanno vivendo un periodo di forte difficoltà nel comparto mining. La potenza di calcolo complessiva della rete è in contrazione del -20% circa dai massimi di ottobre 2025, con un’accelerazione al ribasso nelle ultime settimane causata soprattutto da condizioni meteo estreme in alcune zone degli Stati Uniti.
Grosse compagnie di mining stanno spegnendo momentaneamente le proprie macchine, sia perché i ricavi generati dall’attività sono insufficienti, sia soprattutto per delle necessità a livello operativo e tecnico. Nel frattempo ci si prepara ad uno degli aggiustamenti della difficoltà più aggressivi della storia, cosa che faciliterà la risoluzione dei prossimi blocchi e che forse potrebbe riequilibrare la situazione.
Mining Bitcoin: crolla l’hashrate, difficoltà in picchiata
Secondo quanto riportato dai dati Mempool.space, la potenza di calcolo totale della rete Bitcoin segna attualmente 877,3 EH/s, un valore in netto calo rispetto a quanto osservato appena ad inizio anno, quando l’hashrate si trovava sopra i 1.000 EH/s. La contrazione della metrica coincide con unperiodo di forteapprensione anche sul fronte dei prezzi, con BTC in drawdown di circa il 13% nell’ultimo mese.
Molti miner stanno spegnendo temporaneamente le proprie macchine, tanto da portare il tempo medio di risoluzione di un blocco a circa 11,8 minuti, ben al di sopra della media canonica dei 10 minuti, segnalando una fase di rallentamento evidente per l’intero network. Questo richiederà un forte aggiustamento della difficoltà, già scesa del -3,28% nell’ultima occasione, con il prossimo intervento che potrebbe portare a un taglio nell’ordine del –15%.

Ricordiamo che la difficoltà nel network Bitcoin è una misura con cui il protocollo regola automaticamente la complessità dei calcoli necessari per minare un nuovo blocco, in modo da mantenere il tempo medio di produzione intorno ai 10 minuti. Quando l’hashrate cala in modo significativo, come avvenuto di recente, allora la rete risponde abbassando la difficoltà, e rendendo tecnicamente più semplice per i miner indovinare un nuovo blocco.
Bufera negli USA obbliga miners a staccare la spina
Come accennato sopra, una delle cause principali di questo taglio della potenza computazionale del network Bitcoin riguarda la forte ondata di freddo, accompagnata da vere e proprie tempeste di neve, che si è scagliata in alcune aree degli Stati Uniti. In particolare, le condizioni meteo avverse hanno interessato New York e gli Stati limitrofi, coinvolgendo anche l’area di Rochester dove è situata l’operatività del noto miner Foundry USA.
Parliamo di un player che in condizioni normali, arriva a gestire circa il 30% dell’hashrate totale del mining Bitcoin, risolvendo mediamente un blocco su tre e incassando la relativa ricompensa. Nel grafico sotto si vede palesemente come nell’ultimo periodo la sua potenza di calcolo si sia ridotta in modo significativo, proprio a causa dell’impossibilità di mantenere attive molte delle infrastrutture durante questo periodo di stress a livello elettrico nel Paese.

Mining Bitcoin raramente così in difficoltà
Vi facciamo notare come storicamente non sia così comune vedere una riduzione drastica dell’hashrate di Bitcoin. Negli ultimi 6 anni il network ha registrato poche contrazioni simili, mentre per la stragrande maggioranza del tempo ha sempre incrementato progressivamente la quota di potenza di calcolo. Per la precisione, solo in concomitanza dei periodi di maggio/giugno 2021, e maggio/giugno 2024 abbiamo assistito ad una dinamica simile.
Si tratta di un problema per Bitcoin? Assolutamente no. Il mining, come diciamo sempre, è un’attività che si autoregola da sola. Quando si trova in difficoltà, allora interviene la difficoltà (scusate il gioco di parole, ndr), che aggiusta automaticamente la complessità dei calcoli necessari per minare un nuovo blocco e mantiene stabile la rete anche in occasioni di forte stress.

Oltretutto, seppur raro vedere questi crunch della potenza di calcolo, possiamo affermare con orgoglio che ogni momento complesso nella storia di Bitcoin è stato risolto senza troppi problemi, con la metrica che ha poi continuato la sua corsa parabolica al rialzo.
Debolezza temporanea del mining complica l’azione dei prezzi
Ora, sebbene abbiamo appena affermato che questa fase di stress non rappresenta un problema strutturale per il network Bitcoin, dobbiamo comunque spiegare che nel breve periodo può rappresentare una minaccia per i prezzi della criptovaluta. Infatti situazioni di tensione come queste, dove i miners generano revenue molto basse a livello di hashprice, potrebbero spingere parte di loro a liquidare le proprie riserve in BTC per coprire i costi operativi.
Non è un segreto, nel senso che è risaputo del fatto che i miners vendono periodicamente le proprie coins, come parte della propria attività di business, con un’intensità che dipende appunto da quanto il momento sia difficoltoso a livello di ricavi. Ed attualmente, se guardiamo alla metrica del Puell Multiple, che divide il controvalore di block reward giornaliere per la sua media mobile a 365 giorni, ci accorgiamo che siamo proprio in una fase di bassa redditività relativa per i nostri amici miners.
Rispetto alle entrate dell’ultimo anno, ora stanno incassando poco, e questo chiaramente si riflette anche nei prezzi di Bitcoin. Ci stiamo avvicinando oltretutto ad un’area critica, contrassegnata con il box verde tra i valori di 0,3-0,5, dove storicamente Bitcoin ha poi toccato il bottom dei prezzi, prima di invertire al rialzo.

Ricordiamo che il bilancio dei wallet in possesso dei miners ammonta a 1,78 milioni di BTC, pari a circa l’8,5% della supply totale di Bitcoin. Da inizio anno, stanno scaricando una media di circa 1.500/2.000 BTC al giorno, contribuendo, seppure solo in parte, alla discesa dei prezzi.
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